il network

Mercoledì 08 Aprile 2020

Altre notizie da questa sezione

Blog


EMERGENZA SANITARIA

Coronavirus, l'allarme: 'Settore dolciario ko'

I magazzini sono pieni di colombe e uova di Pasqua che resteranno invendute, Rivoltini: 'Sarà durissima rialzarsi'

Coronavirus, l'allarme: 'Settore dolciario ko'

CREMONA (26 marzo 2020) - La Pasqua di uova e colombe è stata cancellata dal calendario, a causa dell’emergenza Coronavirus. A lanciare l’allarme le aziende di settore a fare notizia il caso dell’azienda Dolfin di Riposto in provincia di Catania che si ritrova 3 milioni di uova invendute per un totale di 670 tonnellate. Il caso sollevato da molti giornali nazionali è solo la punta di un iceberg che rischia di mettere in ginocchio il settore.

Le aziende del territorio, Walcor e Witor’s, preferiscono non intervenire nel merito. Sul comparto dolciario interviene Massimo Rivoltini che afferma: «Per la mia azienda il periodo pasquale non è determinante, ma la situazione generale è drammatica — spiega l’imprenditore —. Il mercato è come cristallizzato, non si muove nulla. Noi continuiamo a progettare, pensare a nuovi prodotti in previsione dell’autunno. Sarà dura rialzarsi. Per quanto riguarda il mercato delle uova di cioccolato è caratterizzato dai resi incondizionati. Ovvero le uova invendute e già sugli scaffali torneranno alle aziende produttrici».

Fra i nomi di spicco della lavorazione dolciaria per quanto riguarda le uova di Pasqua, celebri i graffioni e le sue uova giganti, c’è Tosca di Casalbuttano. «Ci siamo visti costretti a bloccare le 35 uova giganti che ci erano state commissionate da centri commerciali in tutta Italia – spiega Silvia Ferraroni -. Solo questa commessa per la nostra attività rappresenta il 60 per cento del fatturato. Ci siamo messi avanti col lavoro considerando il caldo delle settimane scorso, ora abbiamo buona parte del magazzino pieno. Molte delle uova le fonderemo per recuperare il cioccolato. Ci sono poi le 18 colombe che abbiamo già preparato che sarà dura vendere. Magari cercheremo di recuperare con la consegna a domicilio, ma certo non è la stessa cosa. Dai primi di marzo abbiamo deciso di lasciare a casa i nostri dipendenti, la salute deve venire prima di tutto. Una cosa è certa sarà dura risollevarsi. Stiamo pensando a nuovi prodotti che possano andare bene per il prossimo autunno».

Non va meglio per i laboratori di pasticceria, come Lanfranchi celebre in città e non solo per le sue uova decorate e confezionate con colori primaverili: «Siamo chiusi, ovviamente – spiega Alfredo Bertoli -. Abbiamo lavorato alle uova ai primi del mese. Solitamente per Pasqua realizziamo fra le 300 e 400 uova. Alcune le abbiamo già confezionate, altre erano in attesa di essere decorate. Il cioccolato sarà fuso, gli incarti buttati via. Speravamo che la Pasqua si salvasse, ma non sarà così. Avremmo dovuto chiudere tutto da subito. Il problema è che per realtà come le pasticcerie Pasqua è, insieme al Natale, un periodo strategico. Lo è perché con gli incassi della Pasqua riusciamo a tamponare il periodo estivo, in cui gli introiti spesso non riescono a coprire le spese vive della gestione della pasticceria».

Questa possibilità non ci sarà: «No, perché la Pasqua è sfumata, è come se fosse stata cancellata dal calendario. Certo ora le emergenze sono altre, ma poi il conto salato per il comparto arriverà e credo sarà pesante».

© RIPRODUZIONE RISERVATA DI TESTI E FOTO

26 Marzo 2020