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EMERGENZA SANITARIA

«Il panico non è colpa di chi dà notizie, ma di chi egoisticamente le ignora»

Originario di Pizzighettone, lo scienziato Dario Grana legge l’allarme dagli Stati Uniti

«Il panico non è colpa  di chi dà notizie,  ma di chi egoisticamente le ignora»

Dario Grana

DENVER (6 marzo 2020) - Sono originario di Pizzighettone ma mi sono trasferito negli Stati Uniti dieci anni fa. Vivo vicino a Denver. I miei cari e molti amici di infanzia e di scuola vivono nella provincia di Cremona. Seguo quindi con attenzione e apprensione la situazione relativa alla diffusione del Covid-19 nel Nord Italia. Ho seguito le notizie tramite i giornali e i siti ufficiali e allo stesso tempo ho potuto osservare le reazioni di molti conoscenti attraverso i social media.

Sono uno scienziato e mi occupo di modelli statistici. Pur non avendo conoscenze nel settore medico, ho voluto studiare i numeri della diffusione in Italia, per cercare di capire il pericolo legato al virus. Ne ho sentito il bisogno perché mi è sembrato che la comunità scientifica, almeno inizialmente, non abbia saputo convenire un messaggio chiaro e univoco. La mancanza di adeguata informazione e il mancato consenso degli scienziati e di coloro che hanno espresso la loro opinione attraverso i media, hanno portato a diverse conclusioni e reazioni. A seconda delle interpretazioni, le conclusioni andavano da «poco più di normale influenza» a «emergenza sanitaria». Alcuni scienziati, contrariamente a quanto richiesto dal metodo e dall’etica scientifica, hanno anche fornito speculazioni, a dir poco azzardate, senza alcun dato né argomentazione scientifica. Alcuni politici hanno poi assimilato queste informazioni senza alcuna riflessione critica o seguendo agende politico-economiche che poco avevano a che fare con la salute della comunità. Ho provato una grandissima rabbia. I dati registrati oggi venivano già previsti una settimana fa, usando la matematica delle scuole superiori. I numeri e le previsioni dei modelli erano chiari fin dai primi giorni. Tali modelli erano basati sui dati provenienti dalla Cina. I dati indicavano che una persona in media ne contagiasse altre due. Sulla base della durata della fase infettiva, il numero dei contagi era destinato a raddoppiare ogni 4 giorni. La mortalità era difficile da stimare, visto che la morte per il virus non avviene immediatamente dopo il contagio, pertanto il numero di morti in un determinato giorno va raffrontato con il numero di contagi di alcuni giorni prima. Ma l’esperienza cinese mostrava che il dato veramente allarmante era l’alto numero di casi da trattare in terapia intensiva. Quello è un dato di fatto, non dipende dal numero di test. Tutti si concentravano sulla bassa mortalità, sull’elevato numero di tamponi, e sull’alta percentuale di pazienti asintomatici. Ma le previsioni dicevano che il numero di pazienti gravi era destinato ad aumentare drasticamente. Ho iniziato ad avere paura.

Sembra quasi che dire di aver paura del virus sia una cosa di cui vergognarsi. Io ho paura, da circa una settimana. Ho paura per i miei cari che vivono vicino alle zone dove tutto è iniziato una settimana fa, e dove i numeri sembrano diventare ogni giorno più preoccupanti. Sembra che in quelle zone qualcuno abbia rapidamente imparato a convivere con certi timori. La percezione del pericolo è soggettiva. Si pensi agli incidenti automobilistici che provocano ogni mese molte vittime. Alcuni vanno forte pensando che non possa mai succedere nulla, sprezzanti del pericolo, mentre altri sono più cauti essendo avversi al pericolo. Ma il pericolo è oggettivo. È per questo che esistono i limiti di velocità, che siamo tenuti a rispettare, per il bene nostro e degli altri. Con queste ed altre leggi conviviamo ogni giorno, tutti le accettano, anche se qualcuno non le osserva e talvolta ne paga le conseguenze. Quando qualcosa non si conosce, come questo virus, la percezione del pericolo varia ancora di più da persona a persona: chi si affida ai giornali, chi alla scienza, chi alla religione, e chi alla sorte. Ma il pericolo è reale: lo dicono i numeri. Si ritiene che il pericolo maggiore sia soltanto per gli anziani, ma questo non significa che gli anziani non vadano tutelati. Anzi dovrebbe essere un dovere della società difendere i più deboli. E in questo caso i più deboli vanno tutelati con atteggiamenti responsabili. Una persona che ha contratto il virus ma non ha sintomi, se non evita i contatti con altre persone, contribuisce a diffondere il virus, e aumenta il rischio per la parte più debole della società.
Tutti i dati indicano che la situazione è allarmante e le previsioni sono preoccupanti, tuttavia qualche politico ha deciso di minimizzare per evitare il panico. Nel frattempo c’è gente che muore. E non ci si rende conto che stanno morendo anche a causa nostra, perché non sappiamo obbedire a regole semplici (dove ci sono) o non seguiamo il buon senso (dove le regole non ci sono). Evidentemente rinunciare alla propria libertà è più difficile che preoccuparsi della vita di centinaia di persone. Il rischio per l’individuo singolo in termini di contagio e complicazioni è relativamente basso. Ma il rischio per la collettività è alto, a causa della diffusione esponenziale. Si dice che la vita vada avanti, senza pensare che la nostra collettività è in pericolo. Forse, si dovrebbe iniziare a capire che parte del panico non è colpa di chi fornisce informazioni, ma di chi egoisticamente le ignora. In fondo, se il meteo dicesse che si sta avvicinando un uragano, si prenderebbero precauzioni e non si direbbe che le previsioni creano allarmismo. Le previsioni di diffusione esistono, vengono confermate ogni giorno con piccole variazioni, ma vengono ignorate. La vita delle persone dovrebbe valere di più dei mancati introiti, di aperitivi al bar, o delle partite di calcio. Invece, sembra che non sia così: molti continuano la loro vita, come se accettare piccole limitazioni per il bene collettivo sia inaccettabile. Eppure ci sono persone in pericolo di vita. È per questo che ho paura.

© RIPRODUZIONE RISERVATA DI TESTI, FOTO E VIDEO

06 Marzo 2020

Commenti all'articolo

  • Marco

    2020/03/06 - 11:08

    Perchè stupirsi? Non è l'edonismo l'attuale pensiero dominante? Bisognare essere positivi, dinamici, fare, adesso, fallo e basta! Rinunciare? Rinviare? Pensare che possa accadere a te? Pensare agli altri? Ma cos'è 'sta roba d'altri tempi?

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