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Martedì 28 Gennaio 2020

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CREMONA. STOP ALLE BUFALE

Alimentazione, mezza Italia crede alle fake news sul cibo

Il dato è emerso dalla ricerca presentata all’Università Cattolica: è una questione di psicologia. Per invertire la rotta scienziati e consumatori devono tornare a parlarsi, cercando un terreno comune

Alimentazione, mezza Italia crede alle fake news sul cibo

Paolo Sckokai, Mauro Fontana, Roberta Villa, Salvatore Castiglione e Alessandro Sessa

CREMONA (16 gennaio 2020) - Controbattere punto su punto, limitandosi ad opporre contenuti scientificamente corretti ad altri assai meno fondati, potrebbe non servire quasi a nulla. Bisogna imparare a ‘giocare fuori casa’, tenendo contro del punto di vista e dei meccanismi psicologici dei consumatori, e reimparare a parlarsi cercando di utilizzare quanto possibile la stessa lingua. Passa da un nuovo modello di dialogo, coinvolgimento e collaborazione la difficile guerra alle fake news che stringono d’assedio anche il settore alimentare, generando gravi danni di immagine ed economici alle aziende, oltre a rischi per la salute dei consumatori. Promuovere, educare e coinvolgere sono le tre principali linee d’azione proposte con EngagInFood, il nuovo modello di ricerca ed intervento volto ad offrire spunti strategici ed operativi per gli attori del mercato agroalimentare illustrato ieri pomeriggio presso l’Università Cattolica, nel primo dei seminari promossi dal Centro di ricerca Engage Minds Hub nell’ambito del progetto Craft.
Comprendere i comportamenti di consumo alimentare nell’era della partecipazione e delle fake news è dunque la base per ogni strategia efficace. Partendo da un dato con il quale bisogna comunque fare i conti: «Quasi la metà degli italiani (il 48% del campione esaminato) ha dichiarato di aver creduto nell’ultimo anno ad almeno una fake news relativa al mondo agroalimentare, e di questo 48% circa il 37% l’ha condivisa sui social», ha spiegato la docente Guendalina Graffigna, direttrice di Engage Minds Hub. «Inoltre le fake news non risparmiano alcuna classe sociale», nè sembrano trovare particolari ostacoli in un livello di istruzione superiore. La partita si gioca soprattutto sulla psicologia dei consumatori, nella quale non di rado trovano fondamento vistosi paradossi. Chi si fida di più delle fake news, ad esempio, è particolarmente interessato alle novità e - nello stesso tempo - contrario all’innovazione tecnologica.
L’attenzione scientifica alla psicologia del consumatore trova nell’Università Cattolica uno spazio particolare: solo l’ateneo olandese di Wageningen si sta muovendo nella stessa direzione con una struttura e personale dedicati. «Anche questo - ha sottolineato il professor Lorenzo Morelli, direttore scientifico del progetto Craft - è un modo per accrescere il valore aggiunto che vogliamo offrire alla città ed al territorio, proponendoci sempre più come soggetto aperto alle richieste ed alla collaborazione con il mondo economico, le associazioni, le imprese e le categorie».
Ai lavori sono intervenuti anche Marco Trevisan (preside di scienze agrarie, alimentari ed ambientali), il presidente della Camera di commercio Gian Domenico Auricchio, Claudio Bosio (presidente del Comitato scientifico di Engage Minds Hub), la giornalista scientifica Roberta Villa, Paolo Sckokai (direttore del dipartimento di economia agroalimentare della Cattolica), Salvatore Castiglione (Danone), Mauro Fontana (Ferrero) e il direttore di Altroconsumo Alessandro Sessa.

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16 Gennaio 2020