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PIEVE D'OLMI. L'INDAGINE

Monossido killer, la Procura apre un'inchiesta

Nella notte è morta intossicata l'infermiera 47enne Patrizia Bonvini. Marito, figlio e vicino ricoverati. Caldaia o caminetto la causa

Mauro Cabrini

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dduchi@laprovinciacr.it

03 Gennaio 2020 - 17:34

"Sono entrato

Patrizia Bonvini e la villetta dove si è consumata la tragedia

PIEVE D'OLMI (3 gennaio 2020) - La Procura della Repubblica di Cremona ha aperto un’inchiesta sulla morte della 47enne Patrizia Bonvini, infermiera dell’ospedale Maggiore, uccisa la scorsa notte da un’esalazione di monossido di carbonio che ha intossicato anche il marito 49enne Roberto Scuto, il figlio 18enne Matteo e il vicino di casa 48enne, Davide Ghilotti. La tragedia si è compiuta nella notte in una villetta di Pieve d’Olmi, paese della provincia cremonese. Quando i vigili del fuoco e gli operatori del 118 sono entrati in casa, per la 47enne, che stando ai primi accertamenti è stata avvelenata dal gas killer mentre stava facendo la doccia, non c'era più nulla da fare: è stata comunque trasportata in ospedale, dove è arrivata senza vita. Se la caveranno, invece, gli altri tre intossicati: il ragazzino, trasportato in elisoccorso agli Spedali Civili di Brescia, è stato trattato in camera iperbarica; e anche marito e vicino, trattenuti sotto osservazione, rispettivamente, al Maggiore e nel polo sanitario della città della Leonessa, sono stati sottoposti a terapia specifica nel centro specializzato di Vaio di Fidenza. Sono tutti fuori pericolo. Salvi grazie proprio all’intervento tempestivo del vicino di casa che, allertato dal ragazzo prima che anche lui si sentisse male, è riuscito ad entrare in casa e ad aprire tutte le finestre in attesa dell’arrivo del 118. Indagano i carabinieri: sono intervenuti i militari della stazione di San Daniele Po, competenti territorialmente, quelli di Sospiro e quelli della Compagnia di Casalmaggiore. Hanno raccolto tutte le testimonianze che potevano, valutato lo scenario e messo a verbale i primi esiti delle verifiche effettuate dai vigili del fuoco e dai tecnici di Ats Val Padana. Ed è sulla scorta di tutti quegli elementi, già accertato dai pompieri con i rilevatori come gli ambienti fossero totalmente saturi di monossido, che ora si cerca di individuare l’origine precisa dell’esalazione. Due le opzioni al vaglio: ad innescarla potrebbe essere stato il malfunzionamento della caldaia del bagno, locale dove è stata trovata ormai in fin di vita l’infermiera; oppure, invece, il caminetto acceso nel soggiorno. Saranno le perizie tecniche già disposte dalla magistratura a sciogliere i dubbi. Intanto, sia a Pieve d’Olmi che all’ospedale Maggiore, dove la vittima era molto stimata, sono ore di dolore. Il sindaco del paese, Attilio Zabert, in contatto con gli inquirenti al lavoro per appurare eventuali responsabilità o omissioni, si chiede «come possano accadere incidenti simili, nonostante tutti i controlli che vengono fatti per garantire la sicurezza degli impianti». In ospedale, invece, le colleghe e i colleghi di Patrizia ricordano «una collega esemplare e una donna speciale».

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