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INTERVISTA ESCLUSIVA

«In trincea contro la 'ndrangheta del Nord Italia»

Il magistrato cremonese Alessandra Dolci guida la Procura distrettuale antimafia di Milano. «Muove capitali nell’economia legale, crea lavoro e offre prestazioni e servizi appetibili»

Francesca Morandi

Email:

dduchi@laprovinciacr.it

03 Gennaio 2020 - 07:19

Alessandra Dolci

Il magistrato Alessandra Dolci è originaria di Soresina

SORESINA (3 gennaio 2020) - Dietro la scrivania, la fotografia sorridente di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e il manifesto simbolo dei magistrati uccisi nell’esercizio delle loro funzioni: due rose spezzate e l’elenco con i 27 nomi. Alessandra Dolci, soresinese di nascita, milanese d’adozione, 32 anni in magistratura, guida uno degli uffici più esposti: la Procura distrettuale antimafia di Milano, in trincea contro la ‘ndrangheta nel Nord Italia, criminalità che ha allungato i suoi tentacoli anche a Cremona. Nel 2018 ha vinto il Premio Borsellino.

Quando e perché ha deciso di fare il magistrato?
«Ho deciso di fare il magistrato perché non c’è cosa più bella che rendere giustizia a chi ha subito un torto. Quindi, pochi mesi dopo la laurea, ho ricominciato a studiare per il concorso in magistratura. Ho iniziato a 26 anni».

Primo incarico?
«Come primo incarico sono stata assegnata alla Procura della Repubblica di Monza, dove ho trascorso dieci anni indimenticabili sia per l’esperienza professionale che per i rapporti umani, occupandomi, in particolare, della cosiddetta tangentopoli monzese. Peraltro, ricordo sempre che i miei primi due arrestati furono due soggetti calabresi, poi caduti vittime di un agguato mafioso, trovati in possesso di un bidoncino contenente sette chili e mezzo di esplosivo al plastico e i relativi detonatori. Ho quindi sempre pensato che i calabresi fossero nel mio destino».

Lei combatte la criminalità organizzata, principalmente la ‘ndrangheta nel Nord Italia. Tra le più importanti indagini che ha coordinato, c’è l’operazione «Crimine Infinito»: oltre 200 arresti tra Milano e Reggio Calabria. Quando si è passati dall’infiltrazione alla colonizzazione?
«La ‘ndrangheta lombarda si è evoluta dal punto di vista criminale, estendendo il proprio raggio d’azione anche ad ambiziosi progetti di controllo di attività imprenditoriali, intessendo reti di relazione con pubblici funzionari ed appartenenti alle forze dell’ordine e diventando un interlocutore appetibile per garantirsi voti in occasione di competizioni elettorali. Il passaggio si è realizzato dagli inizi degli anni 2000».

L'INTERVISTA INTEGRALE SU LA PROVINCIA DI VENERDI' 3 GENNAIO 2020

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