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IL PUNTO DEL DIRETTORE

Finito il tempo dei tatticismi, scocca l'ora della verità

Marco Bencivenga

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cfrancio@laprovinciacr.it

15 Dicembre 2019 - 07:48

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Un passo avanti e due indietro. Neppure l’atteso vertice fra le più alte cariche istituzionali competenti sulla materia - il ministro e l’assessore regionale alle infrastrutture e ai trasporti, che venerdì sono stati ospiti della Cna al Museo del Violino - ha diradato la nebbia che da anni avvolge il progetto di un collegamento veloce fra Cremona e Mantova. Già il fatto che si debba parlare di «collegamento veloce» e non semplicemente di autostrada è sintomatico della confusione che regna attorno all’opera pubblica più attesa da imprese, pendolari e cittadini della bassa Lombardia. Eppure, l’altro ieri le premesse per una storica svolta c’erano tutte. La giornata «decisiva» era iniziata nel migliore dei modi, con la firma di un documento unitario da parte dei rappresentanti di tutti gli enti locali e di tutte le categorie economiche delle due province, finalmente capaci di «fare sistema», condividendo obiettivi comuni, anziché dividersi in guerre di cortile, contrapposizioni politiche e dispute di campanile. Poche ore dopo, il dossier fresco di stampa e di sottoscrizione è stato fisicamente consegnato al ministro Paola De Micheli e all’assessore Claudia Maria Terzi, un passaggio che nelle intenzioni dei firmatari avrebbe dovuto indurle a prendere pubblicamente tre impegni solenni: 1) condividere l’iter burocratico necessario per iniziare a costruire l’autostrada Cremona-Mantova (letteralmente una nuova autostrada e non la riqualificazione dell’ex Statale 10, come chiedono invece il M5S, alcuni sindaci e i comitati ambientalisti); 2) prevedere sulla medesima direttrice il contestuale raddoppio dell’attuale linea ferroviaria, per creare un sistema di collegamenti davvero intermodale senza duplicare i costi e per ridurre al minimo il consumo di suolo; 3) realizzare tutte le opere di secondo livello connesse alla nuova arteria (ponti, raccordi, bretelle, ecc), opere che qualcuno definisce «complementari», per connettere la futura autostrada alla viabilità ordinaria, e altri definiscono invece «compensative», a sottintendere il risarcimento di un danno per il territorio coinvolto. Tre richieste ambiziose, ma estremamente logiche e chiare, in linea con le indicazioni che erano emerse il mese scorso dal tavolo di lavoro ministeriale, a Roma: di fatto un impegno formale, mettendo in bella copia l’accordo raggiunto a parole, dopo l’imprescindibile momento di confronto fra le parti in causa. La consegna del documento-appello con tutte le firme è stata immortalata dai fotografi, con tanto di strette di mano e sorrisi a favore di obiettivo. Poi, però, sono iniziati i distinguo: Paola De Micheli ha garantito che il suo ministero «è disposto a dare una mano, se il territorio ha deciso quale soluzione adottare», ma ha precisato che non può farsi carico dell’opera di competenza regionale (quindi neppure della riqualificazione dell’ex Statale attraverso l’Anas, come teorizzava il suo predecessore Danilo Toninelli). L’assessore Claudia Maria Terzi, da parte sua, ha evitato accuratamente di pronunciare la parola «autostrada», lasciando aperto il dualismo fra le due possibili soluzioni alternative (nuova arteria a pagamento oppure riqualificazione dell’attuale strada provinciale); poi ha sottolineato con vigore che «occorre stabilire con il Ministero chi fa cosa e stilare un ordine di priorità anche in merito alle opere connesse», mettendo tutto «nero su bianco» e in terza battuta non ha mancato di ricordare «la necessità che Rfi rispetti gli impegni e realizzi il raddoppio ferroviario, non ancora completamente finanziato, in tempi ragionevoli». Soprattutto, l’assessore ha puntato l’indice sul maggior elemento di criticità dell’intera partita: la titolarità della concessione della futura autostrada in capo a Stradivaria, la società nata da una costola di Centropadane spa che ora si occupa essenzialmente di progettazione e, teme la Terzi, non ha le risorse economiche necessarie per realizzare un’opera che costa oltre un miliardo di euro. La Regione, ha fatto capire l’assessore, non creerà una nuova società per gestire la futura autostrada, come qualcuno ipotizza, se Stradivaria non rinuncerà alla concessione che si è legittimamente aggiudicata nel 2006. Ma Stradivaria neppure ci pensa a farsi da parte, come ben mette in chiaro il presidente Carlo Vezzini nell’intervista pubblicata oggi sul giornale. Al massimo la società controllata dagli enti locali di Cremona e di Brescia potrebbe sedersi al tavolo con la Regione e valutare un’eventuale proposta transattiva, considerando il fatto che da quando le fu assegnata la concessione a oggi molte condizioni sono cambiate: in 13 anni si sono ridotti i volumi di traffico e, soprattutto, è quasi sfumato il progetto della TiBre, l’autostrada Tirreno-Brennero alla quale la futura Cremona-Mantova dovrebbe connettersi. In più c’è la questione dei contributi regionali a un progetto realizzabile sul modello della Brebemi soltanto con la formula del project financing (sostegno delle banche a fronte dei futuri, prevedibili incassi). Quanto è disposta a metterci la Regione? 100 milioni di euro? 500? Nessuno? «Finora da Milano non abbiamo ricevuto alcuna comunicazione», rivela Vezzini, che - se dovesse sedersi a trattare con il Pirellone - metterà sulla bilancia gli investimenti finora sostenuti per realizzare il progetto preliminare della buona autostrada e rivendicherà la titolarità del progetto esecutivo, ancora da scrivere. Ma la Terzi sembra non fidarsi completamente: «Di sicuro la Regione non si avventurerà in ipotesi alternative, creando una società diversa per realizzare e gestire l’autostrada, con il rischio di ritrovarsi a dover affrontare contenziosi o ricorsi in tribunale», ha rivelato venerdì a margine del faccia a faccia con il ministro. Una prudenza comprensibile, che però riporta tutto alla casella di partenza, un passo avanti e due indietro, in un assurdo gioco dell’oca. Come se ne uscirà? Cremona e Mantova si sono espresse, ma sul tavolo restano troppe incognite. Per sbloccare l’impasse, sembra restare una sola soluzione: Terzi e Vezzini si diano un appuntamento, si chiudano in uno stanzino e si dicano reciprocamente tutta la verità e nient’altro che la verità, evitando ambiguità e tatticismi. Messe tutte le carte sul tavolo, decidano in piena libertà, ma in maniera definitiva. E, gentilmente, ci facciano sapere...

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