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«Si può cambiare», il figlio del boss in parrocchia

La testimonianza e la rinascita del 22enne Alfonso Gallico, che ha incontrato i ragazzi. Dalla condanna per affiliazione alla ’ndrangheta, al carcere dove ha scoperto i libri

Cinzia Franciò

Email:

cfrancio@laprovinciacr.it

11 Dicembre 2019 - 07:26

«Si può cambiare», il figlio del boss in parrocchia

MONTICELLI (11 dicembre 2019) - I figli dei boss sono inevitabilmente destinati a seguire le orme dei loro padri, o esiste per loro la possibilità di condurre una vita lontana dal crimine? A rispondere a questa domanda di fronte ai ragazzi della parrocchia di San Lorenzo Martire, raccontando la sua difficile esperienza e il suo cambiamento, è stato qualche sera fa il 22enne Alfonso Gallico. Figlio maggiore del boss della ’ndrangheta Rocco Gallico – a capo della cosca operante nel territorio di Palmi e lungo la fascia tirrenica della provincia di Reggio Calabria – ha raccontato la sua storia con l’aiuto del giornalista Dario Cirrincione, autore del libro Figli dei boss edizione San Paolo (nella foto i due ospiti con i giovani di Monticelli). La toccante testimonianza, raccolta in primis dal parroco don Stefano Bianchi che ha organizzato l’incontro nel teatro della rocca, è partita da un presupposto sintetizzato proprio dal 22enne: «Cambiare non è semplice, ma è possibile». Gallico ha parlato dell’adolescenza in Calabria, della condanna per tentata estorsione pluriaggravata e associazione di stampo mafioso quando era ancora minorenne, dell’espiazione della pena e del successivo, complicato, reinserimento in società. Quei quattro lunghi anni di reclusione gli sono serviti per pensare e per scoprire i libri.

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