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Giovedì 12 Dicembre 2019

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CREMONA

Terapia intensiva neonatale, il territorio si mobilita: 'Non toccate quel reparto'

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CREMONA (25 novembre 2019) - Tutti contro il ridimensionamento del reparto di Terapia intensiva neonatale del Maggiore. Sulla scia della lettera-denuncia dell’ex primario Carlo Poggiani - che ha illustrato le conseguenze, pesanti, di questo passo indietro, ci sono stati gli interventi di assoluto rilievo. Ed è partita una petizione online.

«Raccolgo ben volentieri - spiega il neo presidente Mirko Signoroni - il monito del sindaco di Crotta d’Adda, Sebastiano Baroni (intervenuto sulle colonne de La Provincia in edicola oggi, ndr) , rispetto alla ferma opposizione istituzionale e di tutto il territorio contro la decisione della Regione di chiudere il reparto di Terapia intensiva neonatale. Sono convinto che tale scelta non rispecchi le necessità della realtà locale e della comunità, anche in fatto di accessi e pazienti trattati in tale reparto, considerate le 1.200/1.300 nascite-anno. Sarebbe una sconfitta per tutto il territorio provinciale, per i piccoli comuni e per i cittadini, che dovrebbero andare in altre città. Tutti dobbiamo fare i conti con i bilanci, ma qui non stiamoparlando di un servizio accessorio né di una generica ‘desiderata’. Sono convinto che tutti i principali attori Regione, Provincia, Comuni, ATS Valpadana e ASST Cremona debbano trovare una soluzione. Per questo organizzerò, subito dopo l'emergenza collegata al maltempo ed esondazione, un incontro per trovare un percorso che porti ad una soluzione che preveda investimenti e non tagli, a discapito della provincia e dei cittadini».

Poche ore prima era stata la volta del consigliere regionale del Pd, Matteo Piloni.«Il 5 novembre scorso, insieme ai colleghi Lena e Degli Angeli, sono stato informato dall’assessore Gallera della volontà della giunta regionale di ridimensionare il reparto di Terapia intensiva neonatale dell’Asst di Cremona. Le motivazioni che ci sono state esposte riguardavano soprattutto i posti di terapia intensiva neonatale che, secondo la Giunta, non corrisponderebbero ai requisiti previsti dal livello nazionale. A detta della Regione, l’Asst di Cremona dispone di 16 posti letto complessivi per il reparto neonatale, di cui 5 sono adibiti alla terapia intensiva, che in un anno risultano occupati solo per la metà, con un indice di saturazione del 52%. Da qui la decisione della Giunta regionale (e non del Consiglio!) di adeguarsi alla normativa nazionale, indicando come soluzione futura le strutture di Brescia per i casi più critici di terapia intensiva neonatale, mantenendo la struttura attuale per i neonati sopra i 1.500 grammi. Tutte questioni che ci sono state illustrate prima che uscisse la delibera vera e propria, la quale però fa riferimento ai soli criteri per determinare la Terapia intensiva e non a quelli per la terapia sub-intensiva, forse (il condizionale è d'obbligo) rimandandoli ad altri atti. A tal proposito la lettera del dottor Poggiani, ex primario della Terapia intensiva neonatale di Cremona, solleva questioni di merito che necessitano di chiarimenti, a partire dai criteri che determinano una terapia sub-intensiva, non solo in riferimento ai numeri dei posti letto, ma anche ai servizi di cui deve disporre (per esempio necessità ventilatorie, convulsioni o infusione di sostanze inotrope). E’ bene ricordare che nel corso del 2019 sono stati spesi circa 100mila euro proprio per la strumentazione relativa alla ventilazione che, a quanto pare, non sarà più utilizzata. Perché spendere allora questi soldi? Inoltre, va fatto notare che anche la Poliambulanza di Brescia non rispetta tutti i criteri previsti dalla normativa nazionale (DM70), a partire dal numero dei posti letto inferiore alle otto unità. A questo proposito diventa fondamentale il punto della delibera che demanda alle Ats il compito di riconvertire i posti letto entro il 31 dicembre. Questa riconversione ritengo non possa avvenire senza prima chiarire i dati sui quali si basa la decisione della Regione che, ripeto, a noi è stata comunicata senza aver potuto visionare il contenuto della delibera. Inoltre, questa operazione dovrà assolutamente tenere conto della salvaguardia, oltre che del riconoscimento, delle professionalità della Terapia intensiva neonatale di Cremona e sgombrare il campo da ogni ombra sui rischi di veder depotenziato il punto nascite dell’Asst di Cremona, a vantaggio di altre strutture, magari private. Su questi passaggi pretendiamo dalla Regione la massima chiarezza».

Poi è stata la volta del sindaco di Sesto Cremonese, Francesca Maria Viccardi. «È una situazione di estrema gravità, orse peggiore di quella descritta da Poggiani. Se è vero che 200 neonati verranno trasferiti verso Brescia ogni anno con il ridimensionamento del reparto, è altrettanto vero che le future mamme che si troveranno a decidere dove partorire si rivolgeranno a strutture dove è garantita la sicurezza del nascituro per la presenza di un'equipe qualificata e, soprattutto, ufficialmente riconosciuta. Nell'arco di un paio d'anni la natalità del punto nascita di Cremona crollerà drasticamente innescando un circolo vizioso di chiusura di servizi, decisi dall'alto, a scapito del benessere delle partorienti e dei piccoli bambini. Tutto questo sembra il risultato di una politica locale e regionale che non ha a cuore il bene di un intero territorio, ma che svende i suoi servizi incentivando indirettamente la fuga di pazienti fuori provincia avvantaggiando forse strutture private a scapito di un ospedale pubblico che ha la fortuna di possedere, almeno fino a oggi, una già accreditata terapia intensiva neonatale in cui sono state spese centinaia di migliaia di euro proprio per mantenere tale accreditamento. Due ospedali della medesima provincia, con gli unici due punti nascita del territorio, e afferenti alla stessa ATS vengono dirottati in due province diverse per le cure dei neonati. In più questa anomalia è stata accettata e sostenuta dagli amministratori in tutti questi ultimi anni facendo sì che i neonati, bisognosi di Terapia intensiva di Crema, venissero trasferiti a Pavia, a palese svantaggio della Terapia intensiva neonatale di Cremona, senza per questo ricevere cure migliori.
Spero per il bene di Cremona e per tutto il territorio della nostra Provincia che tutti noi, a prescindere dal colore politic\o, ci troviamo uniti a sostenere il nostro ospedale e l'eccellenza della TIN di Cremona e spero che la Regione torni sui suoi passi».

25 Novembre 2019