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Lavoro digitale, ma non si trova la manodopera

Sos di Confartigianato: 'Le aziende puntano sull’innovazione ma si scontrano con l’assenza di profili formati e qualificati'

Francesco Pavesi

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fpavesi@cremonaonline.it

18 Novembre 2019 - 08:36

Lavoro digitale, ma non si trova la manodopera

CREMONA (17 novembre 2019) - È nazionale, l’allarme che Confartigianato lancia, una sorta di sos manodopera per la mancanza di competenze digitali da impiegare nelle imprese che, pure, ricercano sempre più quel tipo di profilo. Ma vale anche a livello locale: «Eccome se vale — conferma il presidente di Confartigianato Cremona, Massimo Rivoltini —: noi puntiamo sempre più ad innovare le nostre aziende e sempre più ci scontriamo con la difficoltà a reperire giovani preparati».

Lo attestano, oltre ogni dubbio, i numeri: nel 2018 le imprese hanno registrato difficoltà di reperimento per 1.198.680 persone, pari al 26,3% delle entrate previste, a causa della scarsità dei candidati ma anche per la loro inadeguatezza rispetto alle mansioni da svolgere. E la carenza di manodopera riguarda anche i giovani under 30: lo scorso anno le imprese non hanno potuto assumerne 352.420, pari al 27,8% del fabbisogno. Con un nota bene: il problema di trovare personale adeguato alle esigenze peggiora per le piccole imprese, che nel 2018 non hanno potuto mettere sotto contratto 836.740 persone, di cui 245.380 sono giovani under 30. A scarseggiare sul mercato del lavoro sono soprattutto le professionalità dell’ambito digitale e dell’Ict: servivano 48.800 giovani, quasi la metà (48,1%), pari a 23.450, sono considerate di difficile reperimento. E mancano all’appello soprattutto i giovani analisti e progettisti di software (difficile da trovare il 71,3% del personale richiesto dalle imprese, pari a 6.720 unità), e i tecnici programmatori (il 64,2%, pari a 6.990 unità, è di difficile reperimento). Eccolo, il nodo più grande: le competenze digitali, una necessità per quasi il 60% delle imprese. Costrette a scontrarsi, però, con un requisito evidentemente difficile da soddisfare, che lascia scoperti 236.830 posti di lavoro per giovani under 30.

Il rapporto di Confartigianato mette in evidenza anche la difficoltà a trovare professionalità con titolo di studio adeguato alle esigenze delle imprese: in testa ci sono i laureati in ingegneria industriale (55,5%, pari a 5.750 persone difficili da reperire), seguiti dai laureati in indirizzo scientifico, matematico e fisico (54,7%, pari a 3.370 persone introvabili sul mercato del lavoro), ingegneri elettronici e dell’informazione (52,4%, pari a 7.480 unità) e diplomati in informatica e telecomunicazioni (50,4%, pari a 9.930 unità). «Un’emergenza figlia della scarsa preparazione dei ragazzi al mondo del lavoro — entra nel merito Rivoltini —: in Italia gli under 30 occupati o in formazione sono appena il 4,2% del totale, a fronte della media del 15% nell’Ue a 28. Siamo al terzultimo posto in Europa. E così, proprio nel momento in cui i piccoli imprenditori puntano sempre di più sull’innovazione, tanto che gli investimenti in ricerca e sviluppo sono aumentati del 28,9% in un anno, molti progetti rischiano di bloccarsi per carenza di personale qualificato. Siamo al paradosso: con un tasso di disoccupazione dei giovani under 30 al 23,9%, non riusciamo a reperire giovani da inserire in azienda».

La scuola e il lavoro in corto circuito, come due mondi che non si incontrano: da una parte aziende pronte ad assumere, dall’altra giovani in cerca di lavoro e pronti ad emigrare per trovare un’occupazione. «E in mezzo la scuola e un sistema formativo che non riesce ad orientare e preparare i ragazzi alle nuove sfide del mercato del lavoro e al grande salto nel futuro dell’economia», riflette amaro, Rivoltini. Che poi delinea la possibile soluzione: «Bisogna ripartire dall’apprendistato, la ‘palestra’ in cui i giovani studiano e lavorano, per dare risposte efficaci alle imprese e offrire ai ragazzi le competenze tecniche evolute imposte dalla rivoluzione digitale».

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