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IL PUNTO DEL DIRETTORE

«Plastic tax»: il grande imbroglio dello Stato

Marco Bencivenga

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cfrancio@laprovinciacr.it

17 Novembre 2019 - 09:05

La lezione di Passera e l'autogol del Governo

Succede spesso, in Italia: esiste un limite di legge, qualcuno lo osserva, i più lo ignorano, e quando alla maggioranza - o a chi fa la voce più grossa - quel limite non piace più, lo si cambia. Peggio ancora: formalmente si lascia il divieto, ma si aggiunge una sanzione o una gabella per chi non lo rispetta. Morale, il problema resta e nell’immaginario collettivo passa il più deleterio e diseducativo dei concetti: se si paga, si può fare ciò che si vuole. Altro che «la legge è uguale per tutti»! Basta versare un extra e si può inquinare, si può guidare a tutta velocità, si possono evadere le tasse. Nel peggiore dei casi, a lungo o medio termine si potrà contare sul paracadute d’emergenza: un patteggiamento, la prescrizione o il solito condono tombale, bancomat cui lo Stato ricorre ogni volta che deve far quadrare i conti di bilancio (cioè sempre). L’ultima conferma arriva dalla «plastic tax», una delle misure previste dalla Finanziaria (oggi chiamata Def: documento di economia e finanza) del Governo Conte. Di cosa si tratta? Semplice: a partire dal 2020 chi produrrà, acquisterà da altri Paesi Europei o importerà contenitori o imballaggi monouso (nel tempo delle sigle: Macsi, manufatti con singolo impiego) dovrà versare una tassa di un euro per ogni chilogrammo di plastica in essi contenuto. Giusto! Se solo fosse davvero così... «Esistono direttive europee che a breve vieteranno alcuni oggetti prodotti con plastica monouso, materia inquinante che va progressivamente ridotta. Anzi, non solo ridotta, ma anche riciclata», ha ricordato nei giorni scorsi il Ministro dell’Economia e delle Finanze Roberto Gualtieri per giustificare l’introduzione della nuova tassa, che avrà come contrappeso un bonus fiscale, un credito di imposta del 10% per le imprese attive nel settore delle materie plastiche che dal 1° gennaio al 31 dicembre 2020 adegueranno i propri impianti alla produzione di manufatti biodegradabili e compostabili. In linea teorica, un provvedimento perfetto. In realtà, si tratta di un grande imbroglio che sfrutta l’onda emotiva e politica del momento: i ghiacciai che si sciolgono, le tempeste di pioggia e di vento che si fanno sempre più violente, Venezia che finisce sott’acqua, i giovani di tutto il mondo che scendono in piazza lanciando appelli per salvare il pianeta... In un simile scenario, si dovrebbe soltanto applaudire una legge che penalizza chi inquina e agevola chi punta sulla sostenibilità. Bastano due dati, però, per smascherare l’ipocrisia di tale provvedimento, così come è stato finora proposto: secondo le previsioni del Governo, la tassa sulla plastica dovrebbe portare nelle casse dello Stato circa 1,08 miliardi di euro nel 2020, 1,78 miliardi nel 2021, 1,54 miliardi nel 2022 e 1,72 miliardi nel 2023. E il bonus per le imprese? Per finanziarlo lo Stato stanzierà 30 milioni di euro all’anno. Capito? Su un piatto della bilancia c’è una nuova tassa che vale in media un miliardo e mezzo di euro all’anno, sull’altro piatto un bonus da 30 milioni tutto compreso! Rapporto: cinquanta a uno. A favore dello Stato. Che finge di impegnarsi per l’ambiente, e intanto fa cassa. Alla fine, chi pagherà il conto della nuova «plastic tax» tanto condivisibile sulla carta quanto iniqua nella sostanza? Provate a immaginarlo.... 

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Commenti all'articolo

  • edgardo.berticelli

    24 Novembre 2019 - 22:52

    Egregio Direttore, chiedo scusa se intervengo solo ora. Molto circostanziato e con tantissime cifre il Suo articolo. Avrei solo una domanda da porLe. Questa. Come si spiega che il produttore della bevanda gassata "marrone" , che non nomino, produca, solo per lo Stivale, oltre alle lattine, bottiglie e bottigliette in PET "vergine" in numero di alcuni milioni di esemplari con spessore tale che risultano difficilissime da comprimere dopo l'uso? Forse per non lasciare fuggire le bollicine di diossido di carbonio? Forse per fare in modo che i termovalorizzatori, che io denomino, in modo più realistico, inceneritori, più o meno efficienti ed a norma, (quello diCremona, sembra,abbia qualche problemino più o meno urgente da affrontare) viaggino a pieno regime e chi produce PET anche? Tralasciamo,poi,la barzelletta della plastica riciclata, con il prezzo dell'oro nero attuale, solo gli eroi farebbero il riciclo... Concludo, giacché i caratteri dello spazio-lettere è esaurito. Grazie mille. RISPOSTA DEL DIRETTORE MARCO BENCIVENGA “Sulla necessità di ridurre la produzione e l’uso di contenitori in plastica per evitare di inquinare il pianeta credo nessuno possa più eccepire. Più difficile ipotizzare un maxi complotto che parta dalla Coca Cola per arrivare ai gestori dei termovalorizzatori (io preferisco definire così gli impianti che trattano i rifiuti, perché producono l’energia che serve a riscaldare le nostre case; “inceneritori”, al contrario, sembra indicare un punto di arrivo, un binario morto, l’ultimo stadio alla fine di un ciclo). Quanto alla plastica riciclata, non è vero che per ricavarne un valore si debba essere eroi: con gli opportuni raccoglitori, per esempio, si può convertire in biglietti per viaggiare in metro o in treno. Basta utilizzare le opportune tecnologie e... crederci”

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