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Domenica 17 Novembre 2019

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L'INTERVENTO

La caduta del muro e il sogno di un'Europa davvero unita

Il ricordo e le speranze del sindaco di Cremona Gianluca Galimberti

La caduta del muro e il sogno di un'Europa davvero unita

Quando cadde il muro avevo circa 20 anni. E avevo speranza di un giovane di 20 anni. Nella mente ancora quelle immagini alla TV, con una giovane Lilli Gruber che dall’alto del muro raccontava di una folla euforica e commossa. Un’euforia che, come avviene alle euforie di massa, si confrontò duramente con le incognite difficili della storia dei giorni seguenti. Un tempo nuovo si apriva? Eravamo tutti come su un limitare di un salto. E pensavamo, almeno io pensavo, che fosse verso l’alto. No, non è stato verso l’alto. Nel 1990 andai a Berlino con amici. Mi ricordo ancora le piazze vuote e i viali imponenti e un poco tetri di Berlino est. Che differenza profonda tra le due città. E come ero grato alla buona sorte per essere nato nella parte che aveva conosciuto libertà e possibilità. Eppure nell’attraversare di sera i grandi viali di Berlino ovest, con quei numerosissimi locali e pub affollati di gente, mi domandai anche quale sarebbe stato il modello di società, di comunità, quale scala di valori fondativi di una convivenza possibile, quali priorità ideali alla base di un’esperienza di democrazia noi avremmo saputo raccontare a quel popolo che per decenni era stato schiacciato e oppresso dal regime comunista. Avevo qualche timore. A distanza di molti anni quei timori erano fondati e oggi sono di drammatica attualità nella pochezza spirituale (ed è un termine che voglio usare laicamente) che segna così a fondo la coscienza europea. Nel 1991 poi vissi la giornata mondiale della gioventù a Częstochowa. Lì incontrammo giovani polacchi. Lì vidi la voglia di apertura.

Sguardi e volti e parole che raccontavano il desiderio profondo di costruire un percorso nuovo, una nuova prospettiva, una diversa strada. Ma anche una cautela e forse una diffidenza legittima nel guardare all’altro con un’altra storia. Diffidenza anche da parte nostra. Mi domando se quella diffidenza non contenesse in sé già le ombre future che ora assediano così pesantemente le coscienze di popoli nella difficile esperienza di incontro con il diverso. Ripensando, a distanza ormai grande, quel periodo e quel passare di gente attraverso aperture di un muro che separava due nazioni e due Europe, mi viene in mente come Altiero Spinelli commentò la voce ‘Europeismo’ in un’enciclopedia. L’idea di stato nazione ha generato dei mostri. Eppure è così rassicurante e difficile da superare. Nel 1991 le due Germanie si riunificarono in un’unica nazione, ma forse la caduta di quel muro ci stava indicando non tanto la possibilità di riunire due realtà, che lo scontro ideologico e la distribuzione del potere mondiale aveva separato. Forse quella caduta ci stava a indicare un’altra via possibile, necessaria, difficilissima e complicata, ma essenziale al futuro di convivenza: superare con slancio deciso idee di sovranità chiuse e arroccate. Perseguire con maggior forza l’ideale dei nostri padri fondatori: un’Europa unita, politica, militare, fiscale, ambientale, economica, culturale. Posso allora dire che noi non abbiamo imparato la lezione del muro caduto, poiché, anche se l’Europa nel frattempo è cresciuta, la coscienza dei popoli che la abitano rischia più di prima di addormentarsi, obnubilata e stanca. Ora ho 51 anni. In realtà non ho perso il desiderio di sperare, anzi semmai è ancora più forte. E vedo e sento molti altri con lo stesso desiderio. Anche giovani ora 20enni o 30enni, che conosco e ammiro. Non è vero che sono passati invano i tanti anni da quando eravamo più giovani. Forse dobbiamo lasciare stampato nella nostra coscienza il muro quando ancora era duramente in piedi: perché è lì ancora oggi a ricordarci il senso di una storia che passa inesorabile e chiede ragione della nostra responsabilità e delle nostre scelte. Siamo ancora sul limitare di un salto. Facciamolo. Verso l’alto.

08 Novembre 2019