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Martedì 12 Novembre 2019

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IL PUNTO DEL DIRETTORE

Cremona e Crema, dal Barbarossa a Steve Jobs

Cremona e Crema, dal Barbarossa a Steve Jobs

L’eterna sfida culinaria fra marubini e tortelli (ma anche fra diversi tipi di salame), il sentitissimo derby calcistico fra Cremonese e Pergolettese, la ferita mai rimarginata del sanguinoso assedio del 1159 (ormai 860 anni fa!), perfino un dialetto diverso nonostante la ridotta distanza geografica... I motivi di divisione fra Cremona e Crema sono tanti, affondano le radici nella storia, sono radicati nella memoria che si tramanda di generazione in generazione, ma a poche settimane dal 2020 - data simbolica, come tutte le cifre tonde - appaiono più che mai anacronistici e immotivati. Legittimi, per carità, come tutte le rivalità di campanile. Ma, aldilà del folklore, insensati, irrazionali, privi di logica, in una sola parola masochistici in tempi di globalizzazione e di sfide condivise. Che senso ha farsi la guerra a pochi chilometri di distanza, ci si chiede, quando il vero «nemico» è altrove, spesso lontano migliaia e migliaia di miglia? Non sarebbe meglio unire le forze e sommare le eccellenze, anziché percorrere strade diverse in nome di malintesi princìpi di autonomia e indipendenza? Il discorso, naturalmente, più che i singoli cittadini riguarda l’economia e tutto l’indotto ad essa collegato: le infrastrutture, la logistica, i centri di formazione e ricerca, le rotte turistiche... Se Cremona e Crema, anziché rivaleggiare, facessero sistema, tutto potrebbe diventare più semplice e funzionale per l’intero territorio provinciale. Le realtà sono diverse? Vero! Ma le necessità sono le stesse, a partire da strade e linee ferroviarie dignitose, a fronte di collegamenti oggi assolutamente inadeguati che penalizzano sia il tessuto economico sia l’ambiente (perché nel campo dei trasporti nulla produce più inquinamento degli ingorghi e dei mezzi fermi in coda con il motore acceso).

Ragionevolmente, nessuno pretende treni ad Alta velocità o autostrade sopraelevate fra le due città, ma almeno una tangenziale a due corsie per senso di marcia e una navetta su rotaie sì. Ancor di più, servirebbero progetti e percorsi di sviluppo condivisi, sul modello del Masterplan 3C (non a caso chiamato così, perché la provincia cremonese è costituita da tre poli: Cremona, Crema e Casalmaggiore) che l’Associazione degli Industriali di Cremona ha voluto, promosso, affidato a The European House – Ambrosetti e presentato lo scorso 6 maggio in occasione dell’annuale Assemblea generale. A distanza di sei mesi la vera sfida è passare dalla carta e dalle buone intenzioni alle azioni concrete, un obiettivo che può essere raggiunto soltanto con l’impegno di tutti e di ognuno: i promotori, le associazioni di categoria, gli enti locali, le forze politiche, le rappresentanze sindacali, la cosiddetta società civile. Nel concreto, invece, poco sembra muoversi sotto i cieli cremonesi. Per la lentezza congenita di chi è abituato ad aspettare i tempi della terra. E per la tendenza a fare da sè di chi vive nella zona più densamente industrializzata e abitata della provincia (48% dei residenti su un terzo del territorio provinciale), tanto indipendentista da aver provato a diventare una Provincia autonoma non ai tempi del Barbarossa, ma meno di vent’anni fa.

«Cremona è un ottimo posto, e i cremonesi sono gente come si deve. Però, più tranquilla e paciosa di noi - scriveva qualche tempo fa Beppe Severgnini, la più autorevole firma cremonese, mettendo a confronto il capoluogo di provincia con Crema, la città che gli ha dato i natali e dove ancor oggi ha casa -. Noi cremaschi siamo mezzi bergamaschi: parliamo un dialetto simile agli orobici, abbiamo una cucina non troppo diversa, siamo altrettanto tenaci e tremendi. A Crema siamo gente di montagna senza montagne, attratta dal dinamismo di Milano. Cremona sa di pianura e di fiume: altra faccenda».

La diversità esiste, insomma, e viene pure rivendicata. Eppure i motivi di contatto sono più dei motivi di divisione. E ancor di più le possibili sinergie. Non a caso, il Masterplan 3C suggerisce un piano strategico unico per lo sviluppo dell’intera provincia sulla base di sei competenze portanti (agro-alimentare, metallurgia, cosmetica, servizi alla persona, musica, bioenergie-tutela del territorio) e indica almeno quattro priorità di intervento condivise: oltre al miglioramento dei collegamenti (oggi inferiori del 60% rispetto alla dotazione infrastrutturale del resto della Lombardia), il potenziamento della capacità innovativa (la provincia ha il 66% in meno di start-up ogni 100.000 abitanti rispetto alle altre province della regione), l’impegno a rendere riconoscibile il territorio attraverso la creazione di un brand identitario e l’inversione dei trend demografici (secondo gli ultimi dati disponibili la provincia di Cremona ha un indice di vecchiaia superiore di 24 punti alla media lombarda e un indice di natalità inferiore di 10).

A fronte di questi ritardi l’oggettivo dinamismo di Crema e la tradizionale solidità di Cremona - se sommati - possono innescare uno straordinario circolo virtuoso. Basta volerlo. Volerlo per davvero, accantonando divisioni e rivalità di bottega e di campanile. E mai probabilmente il momento è stato più favorevole dell’attuale, con due cremaschi doc ai vertici provinciali delle due più importanti associazioni di categoria: Francesco Buzzella come presidente dell’Associazione degli industriali di Cremona, Riccardo Crotti come numero uno di Libera, l’associazione degli agricoltori che ha sede nella stessa piazza del Duomo e del Comune di Cremona, plastica rappresentazione del ruolo che ha sempre svolto e dell’importanza che ha sempre avuto all’interno della società cremonese, compreso il controllo di questo giornale. I possibili vantaggi di una nuova stagione di dialogo fra Cremona e Crema, ma anche fra il mondo imprenditoriale, l’università e gli stakeholders territoriali sono illimitati. Esempi? L’Innovation Day del Polo della Cosmesi - che in settimana ha portato a Crema i rappresentanti di marchi internazionali di prestigio come Sephora e L’Oréal - ben potrebbe sposarsi con la ricerca che si fa nei laboratori dell’Università Cattolica o del polo di Cremona del Politecnico di Milano, così come le nuove tecnologie realizzate in campo siderurgico ed esportate in tutto il mondo dal Gruppo Arvedi possono diventare uno straordinario biglietto da visita di Cremona al pari dell’eccellenza assoluta riconosciuta allo storico comparto della liuteria. Atout - nel senso di carte vincenti e chiavi del successo - che il sistema economico cremonese può giocare sulla scena internazionale ben sapendo che sul mercato globale a fare la differenza non sono le dimensioni ma la capacità di essere innovativi e vincenti: se hai l’idea giusta e la forza di realizzarla, puoi partire da un garage e conquistare il mondo, proprio come ha fatto il leggendario Steve Jobs, trasformando una mela nel più prezioso e conosciuto brand planetario.

L’esempio è volutamente altisonante, perché questo cercano i mercati e gli investitori internazionali: qualcuno che sappia essere al top, magari in una nicchia, in un comparto ristretto, ma al massimo livello. Sembra proprio l’identikit di Cremona e di Crema. Se insieme, tanto meglio.

02 Novembre 2019