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IL PUNTO DEL DIRETTORE

La città è piccola, ma il cuore è grande

Marco Bencivenga

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cfrancio@laprovinciacr.it

27 Ottobre 2019 - 08:37

La città è piccola, ma il cuore è grande

Nella settimana più attesa dell’anno - la settimana che ha acceso le luci su Cremona grazie alle Fiere Zootecniche Internazionali e al loro ricco programma di incontri, novità tecnologiche e convegni sui temi più caldi del momento: ecosostenibilità, genomica, formazione, salute degli animali e dell’uomo, sicurezza alimentare e sul lavoro - un piccolo evento si è svolto senza clamore, ma con un eccezionale peso specifico e un raro valore simbolico. È successo giovedì sera, sotto l’imponente navata della Cattedrale, mentre la pioggia svuotava il centro dei consueti frequentatori, consigliava a baristi e ristoratori di ritirare i tavolini all’aperto e gonfiava il Po fin quasi alla soglia di allarme. Lì, nel Duomo eccezionalmente aperto fuori orario («Ma le porte delle chiese dovrebbero essere sempre aperte», ha riconosciuto il vescovo Antonio Napolioni, rammaricandosi di non poter garantire un simile servizio a fedeli e turisti) alcuni pazienti del Centro psicosociale di Cremona hanno dato appuntamento a familiari, operatori del settore e autorità per dimostrare come dalla malattia mentale si può guarire o, quantomeno, come si può continuare a vivere una vita attiva, densa di stimoli e di contenuti, nonostante la malattia. È stato emozionante assistere alla loro dimostrazione sul campo nelle inedite vesti di guide turistiche. Ed è stato bellissimo scoprire insieme a loro le opere d’arte che impreziosiscono la più importante chiesa della Diocesi e il nuovo impianto di illuminazione che ne valorizza i particolari ed esalta i colori. L’evento è stato il punto d’arrivo di un percorso terapeutico durato oltre tre anni.

Un lavoro lungo e non privo di fatica, come hanno opportunamente ricordato i promotori del progetto ArteAssieme: Asst, Come Together e Target Turismo con il contributo della Fondazione Città di Cremona. Le persone alle prese con problemi di salute mentale si sono messe in gioco, hanno sfidato stigma e pregiudizi e, dopo aver illustrato ai presenti la storia e le caratteristiche delle opere realizzate da artisti del calibro del Boccaccino, del Romanino, del Pordenone e di Giovanni Francesco Bembo - affreschi tanto belli da far meritare al Duomo di Cremona l’appellativo di Cappella Sistina della Pianura Padana - hanno tratto ispirazione dall’arte per raccontare un po’ di sé, della propria vita, delle proprie sfide. Davanti alla Fuga in Egitto di Altobello Melone, per esempio, una guida ha confessato: «Anche di fronte alla malattia psichica può esserci una fuga, la fuga dalla realtà, perché spesso le nostre malattie ci portano ad isolarci, a chiuderci, ad evitare contatti, amicizie e frequentazioni. Si accentua la paura che qualcuno possa farci del male. La fragilità ci rende più sensibili a tutti i tipi di emozione, soprattutto alla scortesia e agli atteggiamenti ostili». Ma uscirne si può, ha assicurato. Sopratutto se si può contare su medici bravi, su volontari preziosi e sul sostegno di una famiglia unita. Allo stesso modo, «osservando questo affresco ho pensato alla mia esperienza personale - ha raccontato un’altra guida, riferendosi all’Ultima Cena di Altobello Melone —: nell’apparente normalità della quotidianità, in seguito ad un incidente, all’improvviso è apparsa la malattia. Ansia e stress che prima riuscivo a gestire, improvvisamente hanno reso la mia vita tutta nera, e io ho vissuto tutto ciò come un tradimento da parte della vita, lo stesso di Giuda nei confronti di Gesù». A tradire è in genere un evento imprevisto e imprevedibile - una malattia, un lutto, un rovescio economico, un incidente stradale -, un fuori programma che può capitare a chiunque, che arriva all’improvviso e scombussola la vita senza chiedere permesso né farsi annunciare. Ciò nonostante, bisogna andare avanti, reagire, continuare a vivere. E provare a vivere bene. Perché la vita è una sola e va onorata giorno per giorno, nonostante tutto. Gli stessi concetti, gli stessi valori, erano risuonati due settimane fa al Teatro Ponchielli in occasione di «Lanciatori di stelle», lo spettacolo promosso dall’Associazione di volontariato Go On e dall’Anffas: sul palco sono saliti disabili dalla nascita e persone adulte che hanno perso autonomia o abilità in seguito a una malattia degenerativa o a un infortunio, su strada o sul lavoro. Ma non hanno smesso di vivere né di sognare. E non hanno avuto paura di mostrare al pubblico i loro limiti, le loro difficoltà e i loro problemi. Non solo: in precario equilibrio, reggendosi su una stampella o seduti su una sedia a rotelle, hanno dimostrato una forza straordinaria e un coraggio da leoni. Soprattutto, hanno fatto capire a tutti quanto sono preziosi e importanti il sostegno delle strutture pubbliche, l’impegno dei volontari e l’amore incondizionato dei familiari. Una sinergia capace di abbattere ogni ostacolo e di azzerare le distanze con la cosiddetta normalità. ArteInsieme e Lanciatori di stelle, insomma, a distanza di pochi giorni hanno mostrato a tutti il volto più bello della comunità cremonese. «Cremona? È una piccola città», mi sento spesso rispondere - io, cremonese acquisito - quando chiedo spiegazioni per qualcosa che non funziona, per investimenti che prendono altre direzioni, per progetti che - magari - nascono qui, ma poi trovano realizzazione altrove. È vero, per certi aspetti Cremona è piccola, numericamente non regge il confronto con città vicine come Brescia (sesta provincia d’Italia dopo Milano, Roma, Napoli, Torino e Palermo con ben un milione e 264 mila abitanti), come Bergamo (un milione e 108 mila residenti) o come Verona (922 mila). Ma le dimensioni territoriali e demografiche non bastano a dire quanto è grande una città: conta anche e soprattutto il saper essere comunità di chi la vive, contano la coesione, la solidarietà, la qualità delle relazioni, l’attenzione verso gli ultimi e i più fragili. Da questo punto di vista Cremona non è seconda a nessuno. È attenta, solidale, sana, connessa. Magari non avrà la corona, ma ha un cuore immenso, che batte forte e senza chiedere nulla in cambio. Non è irrilevante. Non è scontato. Non capita ovunque. Al contrario, c’è da andarne orgogliosi, fieri di vivere o lavorare in una città speciale: la nostra piccola, grande Cremona.

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