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FESTA DEL SALAME

Indimenticabile Brera, lombardo e sanguigno

Il Po e la nebbia, l’amore per il calcio e la cucina, il suo essere giornalista raffinato. Il ricordo di Bencivenga e Rinaldi, direttori de La Provincia e della Gazzetta di Parma

Daniele Duchi

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dduchi@laprovinciacr.it

26 Ottobre 2019 - 12:15

Indimenticabile Brera, lombardo e sanguigno

Marco Bencivenga e Claudio Rinaldi

CREMONA (26 ottobre 2019) - «Sono figlio di Po e di golena, di rena e sabbioni»: così amava definirsi Gianni Brera, uomo della Bassa, della nebbia e del fiume. Ieri il giornalista e scrittore, polemista e amante della buona compagnia e del buon cibo, a cent’anni dalla nascita è stato ricordato da Claudio Rinaldi, direttore della Gazzetta di Parma e «ferratissimo brerologo» come lo ha definito, Marco Bencivenga, direttore del quotidiano La Provincia. L’incontro, inserito nel programma della Festa del Salame, è stato aperto dall’assessore Barbara Manfredini e ha concluso la prima giornata della kermesse: una chiusura colta e piacevole, fluida come un buon bicchiere di vino, gustosa come il salame che piaceva a Brera, amante di una cucina semplice e lombarda e spesso in polemica per questo con l’amico Gualtiero Marchesi. Rinaldi, facendo riferimento all’amore del giornalista per tavola e compagnia, ha rievocato il club del giovedì, in cui Brera chiamava a raccolta gli amici più stretti per condividere discorsi e buon cibo. Quelle serate molto spesso erano raccontate nella rubrica Arcimatto, «pezzi scritti in punta di penna, memorabili», ha raccontato Rinaldi. In una conversazione piacevole quanto ricca di aneddoti, i due direttori hanno fatto rivivere il personaggio Brera, inventore di termini ormai entrati nell’uso comune come centrocampista e contropiede. Fu intuitivo e potente demiurgo di epiteti, Brera: per il cremonese Gianluca Vialli inventò il soprannome Stradivialli. Storie di sport e di giornalismo: Rinaldi ha fatto chiarezza sulla rivalità di Brera con Gino Palumbo, l’uno estimatore del calcio all’italiana e l’altro più propenso a un calcio d’attacco. Una rivalità espressa anche in una scazzottata allo stadio di Brescia, quando l’ex boxeur Brera scagliò un pugno ad altezza fegato a Palumbo. Direttore della Gazzetta dello Sport a soli 30 anni, la grande avventura del Giorno che fece di Brera il Brera che tutti conoscono, le tante collaborazioni, fino ad arrivare a Repubblica: questi alcuni tasselli di una storia d’amore per lo sport, la letteratura e la convivialità che Rinaldi e Bencivenga hanno saputo raccontare al pubblico con grande semplicità e gradevolezza. Brera e il cibo, Brera e le donne, Brera e Tognazzi, Brera e i romanzi scritti nelle pause estive, quando il calcio riposava. Brera uno e tanti, Brera che se l’era presa con Umberto Eco che lo aveva definito il Gadda dei poveri. Guadagnandosi l’epitteto di pirla al semiologo. Anche questo era Gianni Brera. Lombardo e sanguigno.

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