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LA STORIA

Pestato e perseguitato dal regime turco: salvo a Cremona

Sette giorni nel rimorchio di un Tir, il curdo Vasfi Catak ha conosciuto suo figlio dopo due anni. Ospitato a Spinadesco e in città: «Grazie, lavorerò per sdebitarmi»

Daniele Duchi

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dduchi@laprovinciacr.it

19 Ottobre 2019 - 09:03

Pestato e perseguitato dal regime turco: salvo a Cremona

Vasfi Catak con una sciarpa tradizionale curda

CREMONA (19 ottobre 2019) - Per più di due anni ha visto suo figlio nato in Turchia solo in foto. Lui aveva dovuto scappare da Idil, nel sudest del Paese, inseguito da un procedimento penale in cui lo si accusa di favoreggiamento del terrorismo per aver preso parte nel 2008 a Nusaybin ad una manifestazione contro Recep Tayyip Erdoğan. Vasfi Catak, 31 anni, è curdo e quel giorno fu arrestato, picchiato e torturato dalla polizia turca. Oggi è in Italia, ha ottenuto lo status di rifugiato ed è incluso nel Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati attivato a Cremona. Da pochi mesi Vasfi è stato raggiunto dalla moglie Semirah e dal figlio e sta svolgendo un tirocinio per fare l’elettricista.
La sua vita è cambiata nel 2016, quando Idil, città a maggioranza curda vicina alla Siria, è stata sigillata per 40 giorni dalle forze armate turche che hanno bombardato strade e case nell’ambito di una operazione contro i ribelli curdi. Gli abitanti, fra i quali Vasfi e la sua famiglia, hanno abbandonato la città e al loro ritorno hanno trovato le case distrutte. «La città — racconta Vasfi — sembrava uscita da una guerra. E le case curde sono state date alle fiamme una per una. I soldati poi hanno riempito i camion militari di tv, computer e materiale elettronico, saccheggiando le abitazioni. Mio fratello, giornalista, ha filmato i saccheggi e per questo è stato è stato arrestato e ha dovuto lasciare il Paese». Dopo l’intervento militare, il sindaco della città è stato incarcerato e sostituito da un governatore scelto da Erdogan. «Da lui — spiega Vasfi — sono nati i miei problemi. Le macerie delle case distrutte sono state rimosse, i proprietari sopravvissuti sono stati ‘convinti’ a cedere i terreni su cui il governatore ha costruito palazzine nuove. Anche la mia casa è stata distrutta e sul mio terreno avrebbero dovuto essere edificati quattro condomini in cui io avrei potuto acquistare, pagando, un appartamento. La ‘proposta’ mi è stata fatta da un funzionario spalleggiato da militari armati. Ma io mi sono opposto in tribunale. Allora mi è arrivata una lettera che mi comunicava che il vecchio procedimento era stato riaperto ed ero stato condannato a 11 anni, poi ridotti successivamente a 4 anni e 2 mesi. Durante quella manifestazione sono stato picchiato, ammanettato e portato in caserma dove mi hanno riempito di botte e minacciato: sei un terrorista dicci i nomi dei tuoi complici o ti uccidiamo. Ma io non sono un terrorista, ero un semplice dimostrante».

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