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Mercoledì 16 Ottobre 2019

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CREMONA. SANITA' IN AULA

Vero, spuntano anomalie nella procedura d'acquisto

All'udienza in calendario il prossimo 17 dicembre Roberto Formigoni è atteso a Cremona per difendersi

Vero,  anomalie nella procedura

CREMONA (10 ottobre 2019) - «Cremona ha una incidenza tumorale molto alta». Il dato è allarmante: «Milleottocento casi nuovi all’anno. E di questi, il 60 per cento necessita di radioterapia». Da oggi, quel dato è finito agli atti del processo Vero, l’acceleratore lineare per la radioterapia oncologica. Quel dato lo cita Emanuela Parietti, medico dell’Unita operativa di Fisica sanitaria dell’ospedale Maggiore, testimone  della difesa di Simona Mariani, l’ex direttore generale che fece acquistare Vero all’ospedale. Costo: 8 milioni di euro stanziati dalla Regione Lombardia. Mariani è accusata di corruzione, in concorso con Roberto Formigoni, l’ex governatore lombardo, mentre Carlo Lucchina, ex direttore generale della sanità lombarda, è accusato di turbativa d’asta.

Rispetto a quanto c’era sul mercato in quegli anni, Vero era una macchina «unica ed infungibile?». Lo era per l'imprenditore Giuseppe Lo Presti che doveva venderla e che pagò una tangente di 427 mila euro. Non lo era per Maurizio Bracchi, il perito della Procura. Sta di fatto che le caratteristiche di «unicità e infungibilità» consentirono alla dg Mariani di non fare un bando di gara, ma una procedura negoziata. È questo, uno dei nodi affrontati all’udienza di oggi.

Bracchi ha ripercorso tutte le fasi della procedura amministrativa di acquisto di Vero. E, su domanda del pm Francesco Messina, ha evidenziato le anomalie. «La procedura si fonda sulla circostanza che l’apparecchiatura proposta da Hermex Italia fosse unica ed in grado di erogare determinate prestazioni cliniche in determinati contesti. In realtà, le prestazioni rese risultavano allora derogabili attraverso altri dispositivi. Tutte le apparecchiature presenti allora sul mercato potevano essere considerate, con le loro caratteristiche, tutte indirizzate al trattamento di neoplasie. Si potevano comprare altre apparecchiature». Tra l’altro, «Vero era ancora in fase di sperimentazione».

L’ospedale Maggiore aveva bisogno di un nuovo acceleratore lineare. «Cremona purtroppo ha una incidenza di tumori alta. Dopo Lodi, è la seconda provincia con un tasso di mortalità elevato. Radioterapia era una delle specialità molto attrattive dell’ospedale. Bisognava sostituire alcune attrezzature. Due erano datate (anni ‘90) una era del 2005, nel 2009 sottoposta ad ammodernamento tecnologico. La richiesta era motivata», ha spiegato Ida Beretta, ex direttore amministrativo. «Visto che la macchina era unica ed esclusiva, non serviva la gara. Facemmo la procedura negoziata». Procedura che finì «sulla piattaforma telematica della Regione che consente a tutti i fornitori di andare a vedere a che punto è la procedura». Nella relazione, il perito Bracchi parla di «singolarità che caratterizzano la vicenda». E tra le singolarità, «quella rappresentata dall’assenza di procedure concorsuali (né, per la verità, di un reale negoziato) per l’affidamento di una fornitura» al prezzo «ragguardevole» di oltre 8 milioni di euro. 

All'udienza in calendario il prossimo 17 dicembre Roberto Formigoni è atteso a Cremona per difendersi.

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10 Ottobre 2019