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Domenica 20 Ottobre 2019

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IL PUNTO DEL DIRETTORE

Generazione senza confini, mettiamola alla prova

Salvare il mondo? Lo insegna Cremona

Venerdì scorso, alla Camera di Commercio di Cremona, in occasione della Notte europea della ricerca uno dei relatori al convegno dedicato a Leonardo Da Vinci a un certo punto ha chiesto ai presenti in quanti avessero visto la Gioconda dal vivo, al Louvre. Quasi la metà delle persone sedute in platea ha alzato la mano. Erano gli studenti di tre istituti superiori cremonesi: Aselli, Anguissola e Manin. Età media: 16-17 anni. A caldo mi è parso un risultato sorprendente, soprattutto ricordando che ai miei tempi in gita scolastica si andava al massimo al Vittoriale degli Italiani, la storica villa-museo di Gabriele D’Annunzio sul lago di Garda. A mente fredda non c’è da stupirsi. Perché oggi il mondo si è rimpicciolito, le distanze si sono ridotte, le frontiere non ci sono quasi più e bastano 20 euro per volare a Parigi con Ryanair. Dal prossimo giugno addirittura, ha annunciato Trenitalia, basteranno 6 ore per raggiungere la capitale francese da Milano comodamente seduti su una poltrona del Frecciarossa. Una ghiotta opportunità per i nostri figli, che forse non conoscono più il dialetto cremonese, ma in compenso parlano, scrivono, leggono libri e guardano film in inglese, studiano francese e spagnolo, si fanno capire dagli amici di chat tedeschi o norvegesi, per le vacanze scelgono mete un tempo impensabili (India, Cina, Canada, Vietnam...) e, soprattutto, immaginano il loro futuro lontano da qui, fra New York e Londra (Brexit permettendo) o fra Berlino e l’Australia, la meta al momento più ambita e di moda.

Questi giovani, i nostri figli, sono la Generazione Senza Confini - che i sociologi definiscono anche Generazione Z, dei Centennials o post Millennials - ragazzi nati fra il 1998 e il 2010, talmente evoluti da avere un «optional» di serie: il telefonino, anzi lo smartphone, iPhone o Samsung non fa differenza, costantemente fra le mani. Sono i ragazzi iperconnessi, che «giocano a calcio» sulla PlayStation anziché sul campetto dell’oratorio, guardano le serie tv in lingua originale su Netflix e ascoltano musica su Spotify (altro che collezionare 45 giri e registrare cassette: oggi è da vecchi perfino scaricare canzoni da iTunes!). Ed è a questi giovani che all’improvviso guarda la politica per svecchiarsi, per smuovere le acque dello stagno in cui da troppo tempo si è impantanata, forse addirittura per salvare se stessa, per non farsi superare e rottamare dal basso, come il movimento creato da Greta Thunberg ha già dimostrato di saper fare. Gioco facile liquidare i seguaci dell’ambientalista svedese con il beffardo appellativo di «gretini», sfruttando l’assonanza con l’italianissimo «cretini». Ma l’insulto rivolto agli studenti che scendono in piazza per gridare la loro rabbia contro chi inquina e minaccia il futuro del pianeta ricorda tanto i fischi assordanti che certe tifoserie riservano ai giocatori più forti delle squadre avversarie ogni volta che toccano palla: sono fischi di paura. Perché niente fa più paura di ciò che si teme di non riuscire a controllare.

Da qui, all’improvviso, la proposta di concedere il voto ai sedicenni anche in Italia (in Austria, a Malta e in alcuni Paesi del Sudamerica succede già; in Grecia, in Indonesia e in Corea del Nord si vota a 17). Il primo a lanciare l’idea è stato l’ex presidente del Consiglio Enricostaisereno Letta, che non a caso vive all’estero da quando Matteo Renzi gli ha soffiato la poltrona. A ruota l’attuale premier Giuseppe Conte, pronto a trasformarsi da avvocato del popolo ad avvocato dei giovani: «Votare è una questione di maturità psico-fisica, e oggi questa maturità i 16enni ce l’hanno», ha certificato. Che i ragazzi e le ragazze di oggi siano più svegli dei loro genitori alla stessa età è indubbio. Meno certo che siano anche più informati e più maturi. Ma val la pena di metterli alla prova. Perché la gioventù è per definizione l’età dei grandi sogni e degli ideali. Perché l’incoscienza - pur con tutti i suoi limiti - è preferibile al calcolo machiavellico, alla corruzione e all’esperienza mal sfruttata. Perché, ancora, il confronto con altre culture e realtà, la disponibilità a viaggiare e a conoscere e la capacità di usare le nuove tecnologie e i nuovi mezzi di comunicazione dei giovani d’oggi vale più di tante rigidità, tante resistenze al cambiamento e tante competenze ormai superate. A che serve saper sviluppare un rullino in camera oscura se c’è la fotografia digitale? A che serve saper usare un videoregistratore se c’è la tv on demand? A che serve andare in banca a prelevare contanti se si può tranquillamente pagare con la carta di credito, un bonifico online o un clic su PayPal? I giovani sanno viaggiare, comunicare, innovare; sanno connettersi in tempo reale e sono capaci di salire sul palco dell’Onu per richiamare i potenti del mondo alle loro responsabilità, per non ritrovarsi fra poco tempo a respirare un’aria avvelenata, letteralmente sommersi dalle acque o travolti da fenomeni metereologici estremi come tornado, uragani e tifoni, qui - in Europa, in Italia, a Cremona - e non solo nei paesi tropicali da sempre soggetti a questi flagelli della natura. Entro un anno - il tempo necessario perché quella che oggi è soltanto una proposta possa diventare una legge dello Stato - i nostri figli più giovani potrebbero anche imparare a votare. Tocca a noi genitori insegnar loro i fondamenti di educazione civica che il Governo ha deciso di rinviare come materia di studio al prossimo anno. E tocca alla scuola colmare il gap di conoscenza delle istituzioni e degli strumenti della democrazia che sta alla base di un voto consapevole e motivato. In fondo sono i ragazzi per primi a chiedercelo, come emerge dall’inchiesta pubblicata in queste pagine.

Noi, come giornale, ci mettiamo il massimo impegno ogni giorno e da dopodomani saremo ancora più presenti fra i giovani con l’avvio del progetto «Il Quotidiano in classe» che da vent’anni porta le più importanti testate nazionali e locali nelle scuole superiori come libro di testo grazie all’impegno di centinaia di docenti specificatamente formati. Da quest’anno anche il nostro giornale aderisce all’iniziativa: La Provincia di Cremona e di Crema per trenta settimane sarà letta in ben 162 classi dagli studenti degli istituti superiori di città e provincia. Con la prestigiosa benedizione di Tim Cook, l’erede del leggendario Steve Jobs alla guida di Apple: «Cercate di essere sempre la migliore versione di voi stessi - ha detto Cook l’altra sera a Firenze a mille studenti annunciando una storica alleanza con l’Osservatorio Permanente Giovani Editori che fu fondato nel 2000 da Cesare Romiti, da Andrea Riffeser Monti e dall’attuale presidente Andrea Ceccherini -. Internet ha portato tanti effetti positivi, ma ha pure amplificato problemi come le fake news che prima erano solo passaparola locali e ora invece non hanno confini. Per distinguere il falso dal vero è fondamentale che sviluppiate un pensiero critico». Esattamente lo stesso obiettivo che si pone «Il Quotidiano in Classe» - rendere gli uomini più liberi e i cittadini padroni di se stessi - coinvolgendo ogni giorno migliaia di studenti italiani, dall’Alto Adige alla Sicilia, dalla Sardegna a... Cremona. Ora la parola passa dunque ai ragazzi: il futuro è loro. Da dopodomani sui banchi di scuola, fra un anno (o quando sarà) nella cabina elettorale.

06 Ottobre 2019