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Capotreno pestato, l'aggressore pentito vuole patteggiare

Ma Trenord e la vittima si oppongono: 'Prima deve risarcire il danno'

Francesco Pavesi

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fpavesi@cremonaonline.it

26 Settembre 2019 - 19:02

Capotreno pestato, l'aggressore vuole patteggiare

CREMONA (26 settembre 2019) - Il suo locale non è lontano dalla stazione, dove è esplosa la violenza. «Ho sbagliato, sono pentito, ma quando ho saputo che mio figlio era stato trattato male non ci ho più visto», aveva detto un anno fa.
Andrea Pistoia, 38 anni, è il piazzaiolo che l’8 maggio del 2018 aveva aggredito a calci e pugni il capotreno, Renato Vitaglione, 55 anni, per vendicarsi del fatto che, secondo il racconto di sua moglie, il figlio di 10 anni, disabile, sarebbe stato trattato «come un sacco di patate» sul regionale 2661 partito da Milano Centrale alle 18.20.

Pistoia da oggi è a processo, accusato di due reati. Ci sono le lesioni cagionate al ferroviere colpito in faccia, scaraventato a terra e preso a calci. Il capo di imputazione parla di «un trauma cranico dal quale derivava una malattia giudicata guaribile in sette giorni». Con l’aggravante «di aver commesso il fatto ai danni di una persona incaricata di un pubblico servizio». E c’è il reato di interruzione di pubblico servizio. Perché, con l’aggressione, Pistoia ha impedito al capotreno di risalire a bordo, «così provocandone una sosta di 38 minuti».

Il piazzaiolo avrebbe voluto chiudere con un patteggiamento concordato tra il suo avvocato Luca Curatti e il pm: cinque mesi di reclusione con pena sospesa. Ma sia a Trenord sia al capotreno, che nel processo si sono costituiti parte civile, non sta bene. Attraverso l’avvocato, la loro richiesta è che la sospensione della pena sia concessa a patto che Pistoia risarcisca il danno. Il giudice si è riservato di decidere. In aula si tornerà il 17 ottobre prossimo.

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