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INFRASTRUTTURE MALATE

L’elenco del rischio ancora senza risposte

Compilato in fretta dopo il crollo di Genova. Virgilio: «Nessuna ricaduta operativa»

Cinzia Franciò

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cfrancio@laprovinciacr.it

24 Settembre 2019 - 08:26

L’elenco del rischio ancora senza risposte

CREMONA (23 settembre 2019) - La richiesta era arrivata pochi giorni dopo il crollo del ponte Morandi a Genova, 43 morti il 14 agosto 2018: entro pochi giorni i sindaci avrebbero dovuto inviare al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti l’elenco dettagliato degli interventi ritenuti necessari per rimuovere eventuali «condizioni di pericolo riscontrate nelle tratte infrastrutturali di competenza», allegando «adeguate attestazioni tecniche, indicazioni di priorità e stima indicativa dei costi». Una ‘lista del rischio’ richiesta dall’allora ministro Danilo Toninelli, compilata a tambur battente e inviata alla Provincia che l’ha ‘girata’ al Mit e trasmesso anche alla Prefettura. Da allora, però, nessuna notizia è più arrivata al Comune e, soprattutto, tutti gli interventi segnalati sono ancora in attesa di finanziamento.

Alla formazione dell’elenco delle opere da monitorare avevano collaborato 69 Comuni cremonesi su 115 e in tutto il territorio erano risultati 200 i manufatti ‘osservati speciali’. Nella lista, sottolineati come bisognosi di ‘attenzione elevata’, ci sono tutti i ponti del Cremonese, del Casalasco e del Cremasco. Compaiono i tre di competenza sul Po: escluso l’attraversamento dell’A21, perché in capo ad Autovia Padana e anche quello ferroviario, perché di controllo Rfi. Ci sono quello stradale da Cremona per Castelvetro, ovviamente quello di Casalmaggiore e quello di San Daniele. E non si dimenticano le strutture sul Serio a Pianengo e sull’Oglio a Isola Dovarese. Per metterli complessivamente in sicurezza, al netto dei 22 milioni di euro già stanziati si calcolava servissero 35,5 milioni di euro: tre milioni e mezzo per le indagini tecnico diagnostiche e 32 milioni per manutenzione e ripristino. Per quanto attiene, invece, ai manufatti che interessano la rete stradale — cavalcavia, sovrappassi e sottopassi, attraversamenti — e che sono complessivamente circa 4.500, nel documento si indicava l’opportunità di procedere ad ulteriori test di controllo su circa duecento strutture superiori ai tre metri di luce, per un costo totale che si ipotizza possa essere non inferiore ai tre milioni e mezzo di euro per le sole prove statiche e abbondantemente superiore ai dieci milioni valutando le azioni di rafforzamento che potrebbero derivarne. Per poter contare su garanzie durature rispetto a tutte le opere gestite dalla Provincia, e diventate inevitabilmente ‘osservate speciali’ dopo il crollo del viadotto Morandi a Genova, il conto era stato stimato in non meno di cento milioni di euro: è quella (sempre compresi i 22 milioni di euro già a disposizione) la cifra che si raggiungeva sommando all’investimento per i ponti, i 44 milioni che, secondo la struttura organizzativa dell’ente allora presieduto da Davide Viola, erano appena sufficienti per il ripristino e il risanamento conservativo degli 883 chilometri di strade.

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