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Fusione, la rivoluzione: sindaci pronti a dimettersi

L’ok anche da Bonomi di Grontardo: «Progetto vincente, non sono attaccato alla poltrona». Cerati incalza: «Così si favorisce Corte de’ Frati», Azzali: «Potrei candidarmi al nuovo ente»

Daniele Duchi

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dduchi@laprovinciacr.it

24 Settembre 2019 - 08:41

Fusione, la rivoluzione: sindaci pronti a dimettersi

Il tavolo tecnico dell'Unione Oglio Ciria

La fusione potrebbe alterare completamente l’equilibrio amministrativo dei quattro paesi dell’Unione Oglio Ciria. Tanto che i sindaci di Grontardo, Scandolara e Olmeneta, eletti solo a maggio, sono concordi anche sulla possibilità di restare in carica solo un anno. Questo perché la data del possibile referendum è slittata in avanti, altrimenti il mandato sarebbe già quasi a scadenza: l’idea iniziale, infatti, era di fare il referendum entro il 2019 per poi eleggere il primo cittadino del Comune unico durante la tornata elettorale di Corte de’ Frati nel 2020. I tempi tecnici (è appena stato presentato in prima bozza lo studio di fusione) hanno posticipato il tutto di un anno. Critico Fabio Cerati della minoranza di Olmeneta: «Fusione per favorire Corte de’ Frati e il sindaco Rosolino Azzali, l’anno prossimo non più ricandidabile nel suo paese».
Cambiano le tempistiche ma le posizioni dei sindaci restano le medesime. Anche quella di Luca Bonomi (Lega), primo cittadino di Grontardo che a maggio ha vinto le elezioni al posto del sindaco uscente Piera Mairino. «Non sono attaccato alla poltrona. Già sapevo di poter venire eletto e restare in carica anche solo pochi mesi. Come gruppo siamo favorevoli alla fusione – spiega Bonomi – e mi sto impegnando per portare avanti questo progetto, indipendentemente dal fatto che possa fare o meno il mio mandato per intero. Siamo sempre stati chiari con gli elettori: ci siamo candidati per lavorare per Grontardo e Levata e parallelamente appoggiare il processo di fusione. Detto ciò non c’è nulla di scontato dato che tutto passerà dall’eventuale referendum: saranno i cittadini a dire se sono d’accordo o meno sul creare un Comune unico. Di cui non scarto a prescindere l’idea di candidarmi a sindaco ma attualmente non è la mia priorità, adesso penso a Grontardo».
Concorde sul rimettere il mandato per favorire la fusione il primo cittadino di Scandolara Angiolino Zanini. «Chiaro che in caso di fusione il mio ruolo decada: dagli attuali quattro si passerebbe ad eleggere uno solo sindaco. Siamo convinti che stando insieme potremo avere vantaggi per tutti i cittadini. Anche se personalmente nel 2021 non intendo candidarmi».
Ci sono poi Olmeneta, con Renzo Felisari sulla stessa lunghezza d’onda dei colleghi. E Corte de’ Frati, paese che va a elezioni nel 2020. Tornata in cui non si potrà presentare Azzali, arrivato a tre mandati consecutivi. Dettaglio che non è sfuggito a Cerati dell’opposizione Olmeneta Futura, che incalza. «Fino all’incontro di venerdì non c’è stato alcun coinvolgimento sulla fusione da parte della maggioranza. Secondo me la fusione ideale è tra Olmeneta, Corte de’ Frati e Pozzaglio, dove c’è unità pastorale e delle scuole. L’impressione è che il progetto da loro proposto vada a favore di Corte de’ Frati e di Azzali, l’anno prossimo non più ricandidabile nel suo paese. Ma ora sembra che Grontardo, paese con più abitanti, voglia un po’ più di considerazione».
Pronta la replica di Felisari. «Per iniziare a costruire la fusione sono state coinvolge solamente le giunte comunali, come è giusto che fosse – spiega Felisari – e ora che il progetto inizia a prendere corpo abbiamo allargato il coinvolgimento anche alle minoranze».
Mentre per quanto riguarda le elezioni amministrative di Corte de’ Frati l’attuale primo cittadino Azzali aggiunge.«Una volta concluso il percorso di fusione potrà candidarsi a sindaco del nuovo Comune qualsiasi cittadino. Ed essendo un nuovo ente – conclude Azzali – di fatto decade il vincolo dei tre mandati. Ad oggi non so se mi ricandiderò nel 2021. Ma è possibile».

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