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Mercoledì 16 Ottobre 2019

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L'INTERVENTO

Solo a scuola si imparano le relazioni educative

Solo a scuola si imparano le relazioni educative

Gentile direttore, prendo spunto dalla riflessione contenuta nel suo editoriale della domenica scorsa e che condivido: i contenuti che riguardano la scuola e più in generale l’istruzione del governo Conte bis, sono tutti condivisibili e , come dice lei, l’importante è che non restino obiettivi, come purtroppo spesso è accaduto e che ha provocato i noti ritardi del nostro sistema d’istruzione e formazione professionale rispetto a quello della media dei paesi europei. Ma ai guasti di riforme incompiute, agli squilibri territoriali, alla mancanza di piani efficaci d’investimento in istruzione e ricerca, di innovazione della didattica e di manutenzione delle strutture scolastiche, si è aggiunto un dato culturale preoccupante che non è solo italiano e che richiede uno sforzo di contrasto da parte dell’intera comunità e non solo di coloro che in forma diversa sono coinvolti sui temi della scuola. Ciò a cui mi riferisco e che viene sottolineato nel suo editoriale, è la convinzione montante che l’accessibilità delle informazioni attraverso il web possa sostituire lo studio, l’approfondimento, e soprattutto la relazione educativa, relazione attraverso cui crescono la consapevolezza e gli stimoli all’apprendimento. Le opportunità straordinarie date dagli sviluppi dell’innovazione tecnologica devono essere messe a disposizione della crescita della persona e non costituire una nuova forma di asservimento culturale. È una vecchia storia, questa, che si ripresenta in forme nuove con rischi di manipolazione più sottili che, riducendo le capacità critiche, possono veicolare facili consensi ad ideologie basate sulla semplificazione e sull’omologazione.

Da dove ripartire per non farci prendere dal senso di smarrimento e d’impotenza per fenomeni che hanno una portata che passa sopra le nostre teste e la nostra volontà? L’unica risposta che riesco a darmi come persona e come amministratrice è quella di partire dall’impegno personale e dal lavoro nella comunità dando supporto e valore ai progetti educativi che in tanti, dentro e fuori la scuola, cercano di portare avanti per offrire strumenti di consapevolezza e di crescita culturale a ragazzi e alle famiglie e che non rinunciano alla funzione di orientamento e di accompagnamento dei giovani che è un dovere e una responsabilità degli adulti. Particolarmente significativa la testimonianza del giovane di origini albanese Tolian Gjika, riportata anche da «La Provincia» che, dopo il suo arrivo a Cremona, ha compiuto il suo corso di studi presso il liceo Aselli e ora, che è un trentaduenne oramai inserito in una brillante carriera che lo porta in giro per il mondo, ha voluto testimoniare con un gesto simbolico, l’istituzione di una borsa di studio, l’importanza della formazione ricevuta al liceo Aselli, grazie alla relazione educativa che solo nella scuola si può costruire, preoccupato dalla svalorizzazione montante delle istituzioni scolastiche e dello studio che sente crescere intorno a sé. Un messaggio positivo arrivato ai ragazzi che lo circondavano incuriositi che, attraverso le sue parole semplici e dirette, si è rivelato certamente più efficace di tanti discorsi.

20 Settembre 2019