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LA STORIA

Il ritorno di Susan, bimba nata al campo profughi

Chiamata alla nascita Sara Irina, era la figlia della maestra del DP Camp cremonese. I genitori, ebrei polacchi sopravvissuti alla Shoah, non le hanno mai parlato del passato

Cinzia Franciò

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cfrancio@laprovinciacr.it

19 Settembre 2019 - 08:20

Il ritorno di Susan, bimba nata al campo profughi

Susan con il marito Larry Back

CREMONA (19 settembre 2019) - «Cremona nella mia vita è sempre stata solo un nome sul passaporto. Oggi diventa un luogo, una città, la storia della mia famiglia. Non sono sicura dei sentimenti che provo, non sono sicura che siano positivi. Però ora posso finalmente ottenere le risposte che ho cercato per tutta la mia vita». È con sentimenti contrastanti che nei giorni scorsi Susan Abromowicz Bach ha visitato la città in cui è nata, il 10 luglio del 1947. Susan, chiamata alla nascita Sara Irina, è una figlia del campo profughi allestito nel dopoguerra negli ex monasteri per dare rifugio agli scampati alla Shoah. Furono almeno una ventina - ma la stima è per difetto - i bambini nati a Cremona dai rifugiati ebrei, che tra le pietre secolari di San Benedetto e del Corpus Domini ritrovarono la speranza e la voglia di vivere dopo essere sopravvissuti all’orrore indicibile.
Susan da tempo abita a Durham, in North Carolina - Usa, ed è una docente universitaria. Ma il suo passato, o meglio il passato della sua famiglia è un mosaico cui mancano ancora molte tessere. I suoi genitori le hanno raccontato poco: forse per il troppo dolore subìto, forse per pudore o forse per il desiderio di lasciarsi alle spalle i lutti, la paura, le perdite, preferendo rimuovere ogni cosa. O forse per non imporre alla figlia un carico di sofferenza difficile da sopportare.
In ogni caso, Susan era la figlia della maestra del Displaced Persons Camp, Ester Grimberg. Suo padre Josef, invece, faceva il carpentiere. Erano ebrei polacchi: nati entrambi nel ‘28, al loro arrivo al campo avevano poco più di 17 anni.

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