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Martedì 15 Ottobre 2019

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L'INTERVISTA

Giansanti: 'Agricoltura, futuro 4.0'

Il presidente nazionale di Confagricoltura analizza gli scenari e riafferma la leadership di Cremona: 'Un comparto moderno, circolare e sostenibile'

Giansanti: 'Agricoltura, futuro 4.0'

CREMONA (15 settembre 2019) - Massimiliano Giansanti è il presidente nazionale di Confagricoltura, la più antica organizzazione degli agricoltori italiani, e come ogni leader che si rispetti non nasconde i problemi del settore che rappresenta, non cerca alibi di comodo né scorciatoie, ma guarda oltre le difficoltà, alza gli occhi sul futuro e, a testa alta, rilancia la sfida, indicando nuovi obiettivi e nuove strade da percorrere per ridare slancio al settore primario dell’economia mondiale: l’agricoltura. Come? Avendo ben chiara la vision, mettendo in campo risorse adeguate e, soprattutto, elaborando un preciso piano strategico, perché nel terzo millennio nulla può essere più lasciato al caso e lo sviluppo non può prescindere da tre fattori chiave: innovazione, regole, ecosostenibilità. Giansanti ne parla in un’intervista esclusiva al nostro quotidiano, in attesa di tornare a Cremona fra poche settimane per un appuntamento che da più di trent’anni definisce “irrinunciabile”: le Fiere Zootecniche Internazionali (23-26 ottobre). 

Presidente Giansanti, l’annata agraria 2019 si avvia verso la conclusione, tradizionalmente fissata per il 31 ottobre: quale bilancio si può fare a caldo?

“L’annata agraria 2019, come spesso accade, ha avuto momenti molto belli per alcuni settori e momenti drammatici per altri; in particolare l’ortofrutta ha subìto un vistoso calo dei prezzi e ha dovuto fronteggiare un drastico calo della produzione a causa della cimice asiatica; l’olivicultura della Puglia ha pagato un pesante tributo alla Xylella e la crisi del latte ovino ha fortemente penalizzato i produttori della Sardegna. Fra le note negative in alcune zone d’Italia vanno registrati anche i danni del maltempo, ma più di tutto l’agricoltura ha patito la mancanza di un’adeguata strategia di fondo: come Confagricoltura chiediamo da tempo un serio progetto strategico per uscire dalla logica delle emergenze e iniziare a programmare il futuro. Gli agricoltori vogliono produrre di più, certo, ma soprattutto vogliono essere più competitivi, perché questo ci impone il nostro ruolo di imprenditori”.

La stagione estiva è stata positiva sul piano delle risorse idriche, ma negativa dal punto di vista climatico: che tutele possono essere offerte agli agricoltori danneggiati dal maltempo?

“Il cambiamento climatico è ormai un tema centrale per qualsiasi imprenditore e l’impossibilità di prevedere cosa accadrà nell’arco di una sola giornata, non dico di una settimana, è diventata un elemento di profonda incertezza per ogni produttore agricolo. È evidente che gli effetti del climate change vadano governati a livello globale. Se facciamo un richiamo al disboscamento dell’Amazzonia non è certo per mettere in difficoltà i colleghi brasiliani, ma perché apparteniamo tutti alla stessa comunità, siamo tutti agricoltori del mondo e nessuno di noi può mettere in difficoltà gli altri con le sue scelte o le sue politiche. Gli standard di produzione devono diventare più uniformi a livello internazionale, altrimenti si crea un effetto distorsivo che altera e danneggia il mercato”.

Aldilà delle sfide globali, dal disboscamento dell’Amazzonia allo scioglimento dei ghiacciai, cosa si può fare a livello pratico per ridurre i rischi meterologici?

”Si può fare molto, a partire naturalmente dal tema dell’agricoltura circolare e sostenibile: per poter guardare con ottimismo al futuro serve un nuovo modo di essere agricoltori, che passa dalla produzione dell’energia all’interno delle aziende all’innovazione tecnologica per utilizzare minore chimica nei campi e per sfruttare al meglio i fattori della produzione. Per questo motivo ho chiesto al Governo di estendere il Piano per l’Industria 4.0 all’agricoltura, che ora ne è esclusa, o in alternativa la costituzione di un fondo dedicato. La digitalizzazione rappresenta una svolta decisiva sia per chi coltiva la terra sia per chi produce latte o carni: il passaggio all’Agricoltura 4.0 è fondamentale per tutte le nostre imprese”.

Al Governo da pochi giorni si è insediato un nuovo ministro dell’Agricoltura, la senatrice Pd Teresa Bellanova: cosa si aspetta e cosa intende chiederle?

“Al ministro Bellanova chiedo la stessa cosa che ho chiesto al suo predecessore Gian Marco Centinaio: di elaborare il piano strategico per l’agricoltura che in Italia manca da 40 anni, visto che l’ultimo lo fece Marcora nel 1977. Gli spagnoli l’hanno rinnovato pochi anni fa e ora sono leader a livello europeo in molti settori, a partire dall’olivicultura. In Italia, al contrario, ci sono venti agricolture regionali, che ogni assessore locale determina e declina a modo suo, a prescindere. Anche per questo è indispensabile elaborare e approvare in tempi rapidi un piano nazionale”.

La carriera del nuovo ministro è iniziata come bracciante agricola: il fatto che abbia conosciuto la fatica del lavoro della terra sarà un vantaggio?

“È sicuramente un fatto positivo: il nuovo ministro viene dal nostro mondo e, per questo, conosce molto bene i problemi dell’agricoltura, anche se con una prospettiva diversa dalla nostra, dato che per molti anni si è seduta dall’altra parte del tavolo, come rappresentante dei lavoratori. Visto che sa di agricoltura, sarà più facile capirci”.

Come commenta le ironie di chi l’ha insultata per il fatto di avere solo il diploma di terza media o per aver indossato un abito piuttosto vistoso in occasione del giuramento da ministro?

“Personalmente rispetto il ministro Bellanova e apprezzo la sua indubbia competenza. Quanto al look, mi rimetto alla saggezza popolare: l’abito non fa il monaco. Non conta come ci si veste, ma quanto si sa e cosa si fa”.

Teresa Bellanova è il terzo ministro dell’Agricoltura donna dopo Adriana Poli Bortone e Nunzia De Girolamo: per voi interlocutori cambia qualcosa nel dovervi rapportare con una donna? 

“Assolutamente no. Come presidente di Confagricoltura parlo alle istituzioni, e le istituzioni non hanno sesso. L’unica cosa che conta è la volontà di portare il maggior vantaggio possibile all’agricoltura: in questo momento l’agroalimentare è ancora il primo comparto dell’economia nazionale, un settore strategico, e merita quindi di essere sostenuto. Anzi, rilanciato”. 

Qual è il suo giudizio sull’attività dell’ex ministro Centinaio? Dovesse dargli un voto…

“Sarebbe un voto estremamente positivo, perché il ministro Centinaio aveva avviato un’importante stagione di dialogo, anche di fronte alle emergenze. Purtroppo le scelte poltiche della Lega hanno interrotto questo percorso”. 

Anche in Europa è cambiato il vostro referente istituzionale: cosa si aspetta dal nuovo Commissario europeo per l’Agricoltura, il polacco Janus Wojciechowski?

“Al nuovo commissario chiedo di guardare con attenzione alla nuova Pac, la politica agricola comunitaria, per garantire pari opportunità e regole uniformi in tutti gli Stati dell’Unione. Oggi fare l’agricoltore in Italia e molto diverso che farlo, per esempio, in Bulgaria: i fenomeni di dumping sono molto evidenti, grazie a costi del lavoro, della previdenza e della fiscalità molto più bassi. O la Pac sopperisce a queste diversità di trattamento o rischia di ridursi a una mera politica di distribuzione di risorse. Ma non può essere questa la strada: all’agricoltura europea non servono mance, ma scelte e regole di più alto livello”.

Vale la domanda già fatta sul ministro Centinaio: che voto dà al Commissario uscente Phil Hogan?

 “Hogan ha fatto bene tante cose, a partire dalla trattativa iniziale sulla nuova Pac, ma ha sbagliato l’ultima firma: per gli agricoltori europei l’accordo con i Paesi del Mercursur non è positivo. Tanto ha lavorato bene con Ceta e Giappone, tanto il Commissario uscente ha fallito con i principali paesi dell’America Latina: Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay. Purtroppo, con quello sventurato accordo l’Europa ha svenduto l’agricoltura in cambio di favori in altri comparti”. 

A proposito di accordi internazionali, l’Italia aderirà al Ceta?

“Mi auguro proprio di sì, perché si tratta di un accordo in grado di dare risposte positive ai nostri associati e di portare grandi vantaggi all’agricoltura e all’agroalimentare Made in Italy, con la tutela di tutte le Dop. I risultati non si possono guardare a distanza di un solo anno, ma devono essere valutati nel medio e lungo periodo, e sono convinto che saranno positivi”.

I dazi  internazionali danneggiano più chi li subisce o chi li impone?

“Per un Paese come l’Italia, con la bilancia commerciale in passivo, imporre dazi significa determinare una negatività: le guerre commerciali hanno frenato l’export italiano, che prima delle restrizioni aveva un trend di crescita del 7% e negli ultimi due anni invece solo dell’1,8. In sostanza, non sono diminuite le nostre quote di esportazione, ma è rallentata la crescita. Ora non oso pensare a cosa potrà accadere con la Brexit o con le prossime mosse protezionistiche del presidente Usa Donald Trump”. 

In un simile scenario, quali prospettive occupazionali offre oggi l’agricoltura ai giovani?

“L’agricoltura 4.0 - smart, digitale, innovativa - diventerà un importante punto di arrivo per molti giovani. In proposito, bisogna uscire dal paradigma: ben vengano nuovi imprenditori in prima linea, ma la nuova agricoltura ha bisogno soprattutto di manodopera qualificata, servono lavoratori, possibilmente italiani, perché oggi in prevalenza sono non italiani e non sempre hanno una preparazione adeguata”.

A proposito di formazione in Italia: nel campo agricolo è adeguata o andrebbe riformata?

“I modelli attuali sono senz’altro da ripensare, perché non garantiscono il giusto incrocio fra l’offerta formativa e le necessità delle imprese”.

In alcune regioni d’Europa l’agricoltura propone nuove forme di turismo rurale, oltre che ecosostenibile: alcune aziende hanno costruito piccoli bed & breakfast al proprio interno per far vivere ai “cittadini” l’emozione di una giornata in fattoria. In Italia a che punto siamo?

“In Italia l’offerta agrituristica è buona, ma per un ulteriore sviluppo del settore dobbiamo iniziare a immaginare un’agricoltura diversa, che non sia più solo produttrice di beni, ma che sappia offrire anche nuovi servizi per sfruttare al meglio un territorio unico che tutti ci invidiano, un valore positivo che possiamo e dobbiamo valorizzare di più”. 

Per diversificare le forme di reddito delle aziende agricole, meglio puntare sul turismo rurale o sullo sfruttamento dell’energia solare, eolica e delle centrali a biogas? 

“Confagricoltura si batte da sempre e sempre si batterà per l’economia circolare e per l’ecostenibilità. Questo sarà anche il nostro importante contributo al raggiungimento degli obiettivi fissati dall’Agenda Onu 2030”.

Il mese prossimo Cremona tornerà a ospitare le Fiere Zootecniche internazionali: lei parteciperà?

“Assolutamente sì, sono un allevatore di vacche da latte e da trent’anni non posso perdere la fiera di Cremona, un appuntamento cui non posso proprio mancare”.

Anche se c’è chi sostiene che le fiere non hanno futuro perché rappresentano un modello di business e di relazioni ormai superato?

“Non sono affatto d’accordo. Anzi! Oggi siamo di fronte a svolta epocale: la rivoluzione digitale. E da questo punto di vista l’appuntamento della fiera è più che mai attuale, perché rappresenta uno straordinario momento di incontro: i produttori di tecnologie possono presentare alle aziende le loro nuove offerte e gli operatori possono scoprirle e confrontarle sul campo. La Fiera di Cremona ha sempre garantito una presenza plurale e innovativa e sono certo che anche quest’anno proporrà le ultime tendenze nel settore della zootecnia”.

Quale peso ha Libera, l’associazione degli agricoltori cremonesi, in seno a Confagricoltura nazionale?

“Libera è l’associazione leader della provincia di Cremona, da sempre ricca di agricoltori capaci, che fanno impresa e danno lavoro a migliaia di dipendenti. I soci cremonesi sono fra i nostri migliori testimonial, si stanno rinnovando e garantiscono un contributo fondamentale alla vita dell’intera confederazione nazionale”.

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15 Settembre 2019