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IL PUNTO DEL DIRETTORE

La politica, Wikipedia e il diritto di studiare

Marco Bencivenga

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cfrancio@laprovinciacr.it

15 Settembre 2019 - 08:28

La politica, Wikipedia e il diritto di studiare

Ogni volta che nasce un nuovo Governo gli italiani appendono sulla porta di casa un fiocco (né rosa né azzurro, in genere recuperano il tricolore riposto chissà dove dopo i Mondiali di calcio) e iniziano a sognare: meno tasse, meno privilegi, meno ingiustizie, meno… immigrati e, contemporaneamente, più equità, più servizi, più lavoro, più giustizia e più opportunità per tutti. Tali e tante sono le promesse del presidente del Consiglio e dei ministri di turno che sembra quasi di vivere in un Paese felice, non nell’Italia con il quinto debito pubblico più alto del mondo, la burocrazia che tutto complica e imbriglia, il sistema delle pensioni che rischia di fallire e la mafia che si infiltra ovunque senta l’irresistibile profumo dei soldi. Non fa eccezione il Conte-bis, che ha ricevuto in settimana la fiducia dei due rami del Parlamento: dall’economia al lavoro, dalla giustizia all’ambiente, dai sussidi alle famiglie al salario minimo, dalla riforma della giustizia alla ricostruzione delle aree terremotate, il nuovo-vecchio presidente del Consiglio ha inserito ben 29 impegni nel suo programma di Governo. «Manca solo l’invito a voler bene alla mamma», ha commentato con ironia Carlo De Benedetti, l’imprenditore-editore che pure non ha mai nascosto le sue simpatie per la sinistra. Sarcasmo radical chic, ma non privo di verità. Non sono mancati invece nel discorso di Conte i riferimenti alla scuola, l’istituzione statale più importante e meno considerata che ha richiamato sui banchi milioni di ragazzi proprio mentre Camera e Senato benedicevano la nuova alleanza giallorossa fra gli strepiti dell’opposizione che solo un mese fa era forza di Governo.

Al punto 11 del programma l’ex avvocato del popolo ha promesso «il potenziamento del sistema universitario e del sistema della ricerca, da realizzare anche attraverso maggiori investimenti», si è impegnato a «sostenere l’Alta Formazione Artistica e Musicale» (una buona notizia per il Conservatorio Monteverdi di Cremona) e ha annunciato l’intenzione di rivedere «il modello di accesso ai corsi di laurea a numero programmato» (d’altra parte se negli ospedali mancano i dottori e più dell’80% degli studenti che vorrebbero iscriversi a Medicina viene respinto è chiaro che qualcosa non funziona, o che qualcuno ha sbagliato i conti). Non solo: al punto 22, il Conte Bis ha aggiunto: «Occorre tutelare i beni comuni, a partire dalla scuola pubblica: è necessario intervenire contro le classi troppo affollate e valorizzare, anche economicamente, il ruolo dei docenti, potenziare il piano nazionale per l’edilizia scolastica, garantire la gratuità del percorso scolastico per gli studenti provenienti da famiglie con redditi medio-bassi e contrastare la dispersione scolastica e il bullismo». Tutti obiettivi condivisibili. L’importante è che non restino obiettivi, ma si trasformino al più presto in leggi, decreti e misure concrete. Perché non è più possibile che tre mesi di tempo (dall’ultimo giorno dell’anno scolastico precedente al primo giorno del nuovo) non bastino per riordinare le cattedre e nominare i docenti; perché troppe scuole d’Italia devono ancora essere adeguate alle norme antisismiche; perché troppi maestri e professori, anziché essere tutelati, vengono lasciati soli, in balìa di studenti-bulli e genitori invadenti; perché gli insegnanti di sostegno sono pochi rispetto alle reali necessità; perché l’integrazione degli stranieri resta troppo spesso un’enunciazione teorica e, soprattutto nella scuola primaria, finisce spesso per rallentare i programmi anziché abbattere le barriere e favorire una reale inclusione; perché nessuno studente dovrebbe essere costretto a svegliarsi alle 6 del mattino per arrivare in classe in tempo a causa di un servizio di trasporto pubblico inadeguato; perché - ancora - l’educazione motoria resta un passaggio fondamentale nella crescita e nello sviluppo dei nostri figli, ma spesso non è praticabile per mancanza di strutture adeguate: una palestra, una pista di atletica, un semplice campo di basket o di pallavolo (non si pretende una piscina, che sarebbe un lusso troppo grande). «La scuola dev’essere l’ultima spesa su cui l’America è disposta a economizzare», ammoniva un presidente degli Stati Uniti illuminato come Franklin D. Roosvelt. Da allora sono passati ottant’anni, non si sa cosa pensi in proposito il suo successore Donald Trump, ma una cosa è certa al di là e al di qua dell’Atlantico: l’istruzione resta il primo investimento di uno Stato civile. Anzi, lo è ancora di più oggi, nel momento in cui il grande sviluppo tecnologico garantisce a tutti l’accesso a una quantità di informazioni senza precedenti: mai nella storia, l’Uomo ha avuto a disposizione tanta conoscenza. Grazie al web, oggi il sapere è a portata di clic. E di chiunque. Eppure, non è tutto oro ciò che luccica. «Oggi medici, professori e specialisti di ogni tipo non sono più visti come le figure cui affidarsi per un parere qualificato, ma come gli odiosi sostenitori di un sapere elitario e fondamentalmente inutile. Che farsene di libri, titoli di studio e anni di praticantato se esiste Wikipedia? Perché leggere saggi, ricerche e giornali quando Facebook mette a nostra disposizione notizie autentiche e di prima mano», si chiede polemicamente Tom Nichols, professore ad Harvard, nel bellissimo saggio intitolato «La conoscenza e i suoi nemici - L’era dell’incompetenza e i rischi per la democrazia». Già, alla fine si torna sempre lì: al sapere che rende liberi (e l’ignoranza schiavi). Altro che uno vale uno! Chi sa va avanti, chi non sa resta al palo. O sale in cattedra, sì, ma con il rischio-certezza di essere ben presto smascherato, di collezionare gaffe in serie e di ritrovarsi rovinosamente a terra dopo aver troppo in alto volato. Socrate l’aveva capito fin ai tempi dell’Antica Grecia, Icaro - secondo la mitologia - lo provò sulla sua pelle, quando si avvicinò troppo al Sole. Ma chissà se i classici si studiano ancora, oggi, nella disastrata scuola italiana che il Conte Bis promette di riformare...

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