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Sabato 21 Settembre 2019

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CREMONA

Furti in tribunale, il responsabile si difende: 'Non contavo nulla'

Processo per la sparizione di armi e droga dal caveau dei corpi di reato, la difesa di Pagliari beffato dal suo collaboratore infedele

corpi reatpo

CREMONA (13 settembre 2019) - Era il direttore amministrativo responsabile dell’Ufficio corpi di reato. Solo sulla carta, però. Perché Claudio Pagliari in quell’ufficio non aveva voce in capitolo, messo lì «per fare le firme». Chi comandava era Francesco Manfredi, da esodato della Tamoil passato in tribunale con il compito di movimentare e sistemare, giù nel caveau, i pacchi contenenti i reperti dei delitti. Come droga ed armi, su cui aveva messo le mani. Tre anni fa, si mise a trafficare nel caveau: spacchettò i plichi, li svuotò, li sigillò di nuovo e, infine, infilò i corpi del «suo reato» in sacchi neri. Manfredi beffò Pagliari, che, oggi, per un’ora si è difeso dall’accusa di mancata vigilanza sul collaboratore infedele ammanettato il 21 ottobre del 2016.

Era venerdì. Manfredi lasciò il tribunale, saltò sullo scooter e si diresse a casa, inseguito dai poliziotti della squadra mobile che, in via Mantova, lo bloccarono con il suo carico di cocaina, marijuana e hashish. Quel pomeriggio, Manfredì finì in carcere. La sera ci finì anche Attilio Valcarenghi, l’insospettabile collaboratore della cancelleria civile che diede una mano a Manfredi. Appassionato di armi, Valcarenghi: in casa i poliziotti gli trovarono anche quelle sparite dal caveau. I due hanno già patteggiato rispettivamente 4 anni e 10 mesi di reclusione e 4 anni e 7 mesi per concorso in peculato ed altri reati.

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13 Settembre 2019