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IL PUNTO DEL DIRETTORE

Chiara, odio ingiustificato. Il successo non è una colpa

Marco Bencivenga

Email:

dduchi@laprovinciacr.it

09 Settembre 2019 - 07:39

Chiara, odio ingiustificato. Il successo non è una colpa

In un’altra città probabilmente le avrebbero già fatto un monumento. O dedicato una via. A Cremona no. A Cremona ogni volta che appare o si cita Chiara Ferragni qualcuno storce il naso. Qualcun altro fa lo spiritoso. I più illuminati, addirittura, si indignano. Di cosa non si sa. Però si indignano. «E cosa avrai mai fatto per meritare tante attenzioni?», si chiedono invidiosi. Già. Cosa ha fatto in vita sua Chiara Ferragni? Semplice: partendo dal nulla, è diventata una delle influencer più famose del mondo, secondo Forbes la numero uno indiscussa nel campo della moda. Dagli Stati Uniti alla Cina, da Londra a Parigi, da Rio de Janeiro a Stoccolma, ogni suo post su Instagram fa tendenza e sposta consumi. E per questo vale oro. Secondo Money.it oltre 50 mila dollari al colpo, non male considerato che in media ne pubblica cinque o sei al giorno. Certo, su Instagram ci sono personaggi che guadagnano molto di più perché hanno molti più followers: Kylie Jenner (la più piccola delle sorelle Khardashian) ne ha 145 milioni, Ariana Grande 163, Cristiano Ronaldo 182, Justin Bieber 118, Neymar 125, Dwayne Johnson 156 milioni. Ma prima di essere influencer, questi campioni di popolarità sono stelle del calcio o della musica, top model, divi del cinema. O miliardari di famiglia. Chiara Ferragni, invece, è semplicemente se stessa, l’ex ragazza del liceo Manin, la figlia del dentista nata e cresciuta all’ombra del Torrazzo, prima di frequentare la Bocconi, aprire un blog che parlava di scarpe e spiccare il volo verso la gloria internazionale. Wikipedia oggi la definisce una «imprenditrice». Come Emma Marcegaglia o Miuccia Prada, la signora dell’acciaio e la stilista che mezzo mondo c’invidia.

Non c’è da sorprendersi. Nel suo piccolo, la «signora Fedez», moglie del rapper italiano più famoso, è presidente e amministratore delegato di tre importanti società (The blond salade, Tbs Crew e Chiara Ferragni collection), ha un propria label con tanto di negozio monomarca nel quadrilatero di Milano, offre lavoro a uno stuolo di dipendenti e collaboratori e impegna un’intera squadra di commercialisti per gestire i numerosi contratti pubblicitari di cui è titolare: testimonial di marchi di prestigio come Swarovski, Evian, Lancome, Pantene, Amazon Moda, Pomellato, Intimissimi e Calzedonia, Chiara Ferragni è considerata una delle donne più influenti del mondo, è stata la prima fashion blogger ad apparire sulla copertina di Vogue, ha ispirato una special edition della celebre bambola Barbie, è stata un caso di studio della Harvard Business School e all’ultimo Festival del Cinema di Venezia, dove nei giorni scorsi è stata accolta come una diva, ha interpretato se stessa nel biopic più atteso nelle sale cinematografiche italiane del prossimo autunno. A 32 anni, insomma, vanta un «cv» di livello assoluto. Certo, si può eccepire sulla funzione sociale di una influencer, si può dibattere sulla degenerazione di una società in cui apparire conta più dell’essere (ma se uno non è, difficilmente appare), ci si può legittimamente interrogare sulle ragioni di tanto successo senza trovare una risposta. Però, il successo è innegabile. Perentorio. Planetario. E allora, anziché fare gli spiritosi («I Ferragnez in piazza Duomo? Un motivo in più per non uscire di casa», ha ironizzato qualcuno sabato pomeriggio commentando il post su Facebook de La Provincia dedicato alla passeggiata di Chiara, Federico e mamma Marina fra via Solferino e piazza Stradivari per far scoprire Cremona al piccolo Leone; ma anche «Oggi in città inquinamento alle stelle» e «A saperlo andavo a tirarle uova marce», per non parlare della marea di insulti gratuiti che abbiamo dovuto censurare), forse i cremonesi dovrebbero essere orgogliosi di avere una concittadina così famosa nel mondo. Proprio come gli abitanti di Tavullia sono orgogliosi di Valentino Rossi o i pisani di Andrea Bocelli. Del resto, gli stessi cremonesi non l’hanno già fatto in passato con le celebri «3T» (Turòon, Toràs, Tetàs) o con l’immensa Mina, non a caso universalmente conosciuta come «la Tigre di Cremona»? Perché invece con Chiara Ferragni sono così critici e ostili? Soltanto le fotografie di piazza Duomo che ha pubblicato sabato su Instagram, viste da oltre 17 milioni di followers, valgono più di qualsiasi campagna pubblicitaria che il Comune di Cremona potrebbe mai ideare per promuovere l’immagine turistica della città nel mondo. Se nel corso della sua giornata «a casa» Chiara avesse letto e mostrato anche una copia de La Provincia, l’avremmo ringraziata in eterno. Magari (magari!) lo farà la prossima volta... Per adesso accontentiamoci di sbirciare la sua vita così straordinaria e al tempo stesso così normale dalla finestra che lei stessa ha aperto sul suo mondo da fiaba. Senza invidia e senza ipocrisia. Perché il successo non è mai una colpa. Anche se per molti è la più difficile da perdonare.

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Commenti all'articolo

  • spippomv

    12 Settembre 2019 - 22:22

    .....si, il successo del niente, questo è il problema .... .... di come mette il mostra la sta esistenza per fare soldi...!! E noi cittadini dovremmo essere orgogliosi di questo e magari prenderla come esempio...?? Se personalmente dovessi essere invidioso di questo vorrebbe proprio dire essere arrivato alla frutta....

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    • 3698

      15 Settembre 2019 - 14:04

      ottimo commento condivido

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  • emeritokoglione

    12 Settembre 2019 - 15:20

    ma se è così simpatica...

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    • 3698

      15 Settembre 2019 - 14:05

      siiiiiiii come fumo negli occhi

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  • edgardo.berticelli

    11 Settembre 2019 - 23:00

    Egregio Direttore, sarò telegrafico ( anche se il telegrafo "fu" superato). A mio modesto avviso la nostra traballante umanità cammina per il "sacrificio terreno" e capacità di tanti suoi individui e non certo solo per il diodenaro che scorre a fiumi nelle tasche di certi personaggi, come quella di cui Lei si occupa. Se lo ritiene opportuno, posso indicarLe l'aliquota media del prelievo fiscale del mio modesto reddito, a patto che Lei mi indichi la percentuale media a cui è soggetta la famosa "influencer" di cui Lei tesse le lodi. Circa la Signora Mazzini penso che gliene freghi pochissimo di Cremona, stante il suo "esilio" nella confinante Confederazione. Preferisco, modestamente, altri modelli di Cremonesi ( e magari di Cremaschi ), o, per non fare torto a nessuno, di donne e uomini. Ringrazio.

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    • 3698

      15 Settembre 2019 - 14:09

      ottimo il suo commento …..non poteva essere più chiaro a buon intenditor poche parole

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