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IL PUNTO DEL DIRETTORE

Per Conte e l'Italia due scomodi record

Marco Bencivenga

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01 Settembre 2019 - 08:49

Matteo 1 e Matteo 2: sconfitti sì, finiti mai

Negli ultimi trent’anni la Germania ha avuto tre Cancellieri: Helmut Kohl dal 1989 al 1998, Gerhard Schröder dal 1998 al 2005 e Angela Merkel dal 2005 a oggi. Nello stesso arco di tempo l’Italia ha visto alternarsi a Palazzo Chigi ben 16 presidenti del Consiglio: se Giuseppe Conte nei prossimi giorni supererà i penultimatum di Luigi Di Maio, le minacce di Alessandro Di Battista, le forche caudine della piattaforma Rousseau e - unico test che conta davvero - il voto di fiducia delle Camere, diventerà il diciassettesimo della serie, alla media record per il Paese di un nuovo premier ogni 22 mesi, inclusi i periodi di crisi e di campagna elettorale che tutto congelano e tutto rimettono in discussione. In pratica, ogni due anni l’Italia della politica schiaccia il tasto reset e riparte da zero: un presidente del Consiglio, un ministro o un sottosegretario non fanno in tempo a capire dove sono finiti, a documentarsi sui dossier più importanti, a entrare in sintonia con i rispettivi funzionari, che devono rimettere i loro effetti personali in uno scatolone e liberare l’ufficio. Succedendo a se stesso, Conte si risparmierà questo fastidio. In compenso diventerà il primo presidente del Consiglio a guidare due Governi di opposta ispirazione politica - fino a Ferragosto di centrodestra, prossimamente di centrosinistra - al punto da potersi ritrovare fra poche settimane a cancellare provvedimenti da lui stesso approvati nei mesi scorsi, quando era «socio» della Lega e di Matteo Salvini.

Nessuno dei pluripresidenti che l’hanno preceduto aveva mai cambiato sponda in maniera tanto evidente e repentina: negli ultimi trent’anni non Giulio Andreotti, che da esponente della Dc al primo mandato (sesto assoluto) ebbe come compagni di cordata Psdi e Pli, al secondo allargò la coalizione a Psi e Pri e al terzo e si liberò dei repubblicani, confermando gli altri; non Giuliano Amato, che da socialista (al primo giro) si alleò a Dc, Psdi e Pli e da indipendente (al secondo) guidò un ampio cartello di centrosinistra; né Silvio Berlusconi, tre volte premier, sempre alla guida di coalizioni di centrodestra, seppur con diverse denominazioni e declinazioni, tantomeno Romano Prodi, due volte leader di un vasto cartello di sigle del centrosinistra.

Tanto basta a Matteo Salvini per gridare al «governo truffa», per accusare di alto tradimento l’ex alleato e per invocare l’immediato ritorno alle urne così da evitare la formazione di un Governo «contro il popolo» e «frutto di un disegno dell’Europa». Una posizione estrema, che ha infiammato la base leghista, è condivisa dalla leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni e con toni più sfumati anche dal presidente di Forza Italia Silvio Berlusconi, ma non è condivisa da tutto il centrodestra. La replica più feroce al leader della Lega è arrivata da Flavio Tosi, l’ex leghista ed ex sindaco di Verona che ha fondato il movimento Ricostruiamo il Paese. Premessa la propria opposizione ideologica al possibile Governo Conte 2 perché, ha sottolineato, sarebbe «il più spostato a sinistra della storia della Repubblica», Tosi ha dapprima ricordato a Salvini che in base alla Costituzione l’eventuale Governo giallorosso sarebbe «assolutamente legittimo» e, poi gli ha imputato la piena responsabilità del ribaltone. «Caro Matteo, stella mia - gli ha scritto su Twitter -, di quale disegno parli? La crisi l’hai scatenata tu e solo tu: se non avessi fatto lo splendido al Papeete ci saresti ancora tu ministro, altroché disegno!». Non bastasse, «se il governo giallorosso è ‘contro il popolo’, come dici tu, lo era allo stesso modo il tuo Governo gialloverde. Anzi, il tuo lo era ancora di più, dato che nel 2018 alle elezioni Politiche (quelle che contano) avevi preso meno voti del Pd ma avevi qualche seggio in più grazie all’uninominale e al patto con Berlusconi e la Meloni che il giorno dopo hai tradito. Della serie: hai preso i seggi grazie al centrodestra unito ma poi hai messo a disposizione quegli stessi seggi per fare il governo con i 5 Stelle. Quella non era una scelta contro il popolo? E con quale credibilità puoi parlare di ‘governo delle poltrone’ tu che fino all’ultimo, pur di rientrare in gioco, hai fatto di tutto e di più, arrivando persino a offrire la premiership a Di Maio?». Inevitabile la conclusione: «Caro Matteo, invece di urlare al complotto, cerca di meditare sui tuoi errori». Acido come una ex moglie, Tosi ha dato voce allo sconcerto di milioni di italiani che ancor oggi si chiedono cosa sia passato nella mente del Capitano a Ferragosto, quando ha deciso di fare lo sgambetto a Conte, finendo in realtà per rafforzarlo, ritrovarsi all’opposizione e «consegnare il Paese alle sinistre» (cit. Berlusconi).

Chissà, magari un giorno Salvini lo spiegherà. Nel frattempo può solo confidare nella scaramanzia: può sperare che il numero più comunemente associato allo sfortuna porti jella a Pd e Cinque Stelle e che il tentativo di Conte di diventare il 17’ presidente del Consiglio degli ultimi vent’anni naufraghi nelle prossime ore, ancor prima di lasciare il porto. Sarebbe davvero una magra consolazione. Con il rischio di ritrovarsi fra pochi mesi al punto di partenza, dopo nuove elezioni, in un assurdo gioco dell’oca, senza mai risolvere i veri problemi del Paese. Sai che risate si farebbero i tedeschi? Pare già di sentirle...

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