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IL PUNTO DEL DIRETTORE

Due ipotesi e un rischio: restare a mani vuote

Marco Bencivenga

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cfrancio@laprovinciacr.it

04 Agosto 2019 - 07:42

Due ipotesi e un rischio: restare a mani vuote

Non vorrei trasformare questo spazio in un botta e risposta a distanza con il ministro Danilo Toninelli, ma il Punto di domenica scorsa ha innescato un dibattito sul tema delle infrastrutture tanto acceso e partecipato da meritare un supplemento di riflessione. Ricapitolando: lunedì il senatore di Soresina ha replicato al mio editoriale con una nota in cui escludeva di fare il «doppio gioco» nella controversa partita dell’Alta Velocità ferroviaria, ma di fatto ne ammetteva l’esistenza: «Da quando sono ministro delle Infrastrutture e dei trasporti ho sempre tenuto distinto il mio ruolo di esponente del M55 e quello di componente del Governo», ha rivendicato Toninelli, come se in politica sdoppiare la propria identità fosse una cosa normale e non invece una palese furbizia. A chi gli chiedeva un atto di coerenza («se un ministro si dichiara profondamente contrario a un atto deliberato dal Governo di cui fa parte, tanto da rifiutare perfino di firmarlo, dovrebbe dare le dimissioni», l’obiezione ricorrente) il senatore di Soresina ha risposto che a dimettersi non ci pensa nemmeno, perché «non si può buttare all’aria il grande lavoro svolto al ministero» da lui e dal suo staff «per sbloccare centinaia di altre opere realmente utili per l’Italia». Toninelli ha citato in particolare gli investimenti relativi al territorio cremonese: l’attesa manutenzione dei ponti sul Po e sul Serio, il raddoppio della linea ferroviaria Cremona-Mantova, l’ammodernamento della Parma-Casalmaggiore-Brescia e il potenziamento dell’interporto Cremona-Cavatigozzi.

Apriti cielo! Leggendo le parole di Toninelli il deputato Pd Luciano Pizzetti è sobbalzato sulla sedia e ha accusato apertamente il ministro di «mentire ai cremonesi» perché «non è in alcun modo vero che egli abbia sbloccato le risorse per i ponti di Casalmaggiore, San Daniele e Castelvetro poiché quei 35 milioni di euro erano già stati stanziati, destinati e resi utilizzabili dal Governo precedente, così come i 340 milioni per il raddoppio della linea ferroviaria Cremona-Mantova» e «non è vero che sulla Tav Toninelli abbia distinto appartenenza politica e attività governativa, tanto da aver licenziato l’unico componente della commissione costi-benefici che era in dissenso da lui». Sulla stessa lunghezza d’onda l’europarlamentare cremonese di Forza Italia Massimiliano Salini: «Scindere i due ruoli è un gioco da furbi teso al mantenimento della poltrona», ha accusato senza troppi giri di parole, prima di sottolineare che «molti degli investimenti citati da Toninelli erano opere già finanziate grazie all’impegno di Regione, Provincia e Comune», opere che «erano rimaste bloccate proprio dalla lentezza del suo ministero». Parole di fuoco, a rendere ancor più incandescente il già rovente dibattito sull’isolamento infrastrutturale del territorio cremonese. Non bastasse, il destino ha voluto che proprio nei giorni successivi al botta e risposta fra Toninelli, Pizzetti e Salini in Regione Lombardia si sia tenuto il «tavolo dell’ascolto reciproco» sul progetto dell’autostrada Cremona-Mantova con l’impegno di tutti i partecipanti a coinvolgere gli enti locali nella scelta fra cinque possibili scenari, dal più ottimistico (la realizzazione dell’opera entro il 2026) al più minimalista (la manutenzione straordinaria dell’ex Statale 10 lasciandola a una sola corsia nonostante l’ingente mole di traffico che la intasa ogni giorno). Immediata e perentoria la replica di Salini: «La Regione non può dire che sul campo ci sono cinque ipotesi, perché in realtà ce n’è una sola, la concessione autostradale già vinta 10 anni fa da Stradivaria. Non si può venire meno a un impegno formalmente assunto, perché i patti vanno rispettati. Se la Cremona-Mantova non si farà nei termini previsti, si dovrà tornare con tutti i 115 sindaci della provincia a dare battaglia». Di tutt’altro parere Toninelli: «Da anni proponiamo la riqualificazione dell’ex Statale 10 in alternativa al progetto dell’autostrada: accolgo quindi con piacere l’apertura della Regione Lombardia e da parte mia c’è la piena disponibilità a collaborare fattivamente per giungere in tempi celeri alla progettazione di questa importante opera di concerto con l’Anas e con gli enti locali». Una presa di posizione netta, che La Provincia ha riassunto nel titolo «Autostrada, stop di Toninelli» (il che è bastato al ministro per accusarci di «fare disinformazione» con un grottesco post su Facebook) e che il puntuale Pizzetti ha apostrofato come «la solita palla buttata in tribuna, propaganda a nostro danno di un ministro a fine corsa». Per sgombrare il campo dagli equivoci il deputato dem ha posto cinque quesiti chiave a Toninelli - di fatto chiedendogli atti e impegni precisi, non solo parole - così da «non lasciare il certo per l’incerto». Perché il vero rischio, ha ammonito, è che alla fine si resti «senza autostrada e senza statale». Una preoccupazione condivisa dal presidente dell’Associazione industriali di Cremona, Francesco Buzzella: «Per l’autostrada ci sono l’accordo di tutti i corpi intermedi, un iter già definito e un finanziamento regionale; sulla riqualificazione dell’ex statale, invece, siamo al punto zero. Se il ministro si impegna a dare certezze in tempi velocissimi sull’ipotesi alternativa, che deve avere quattro corsie e tempi certi di realizzazione, possiamo pensarci. Ma io sono perplesso. Tutte le volte che si cambia direzione si rischia di restare fermi. C’è la possibilità alla fine di restare a mani vuote. Ci fidiamo dei tempi della burocrazia?». Già. Ci possiamo fidare? Il dubbio è lecito, e contagia pure il sindaco di Cremona, Gianluca Galimberti, convinto che «potenziare il collegamento su gomma con Mantova è necessario e urgente», concettualmente aperto a entrambe le soluzioni sul tappeto (sia la riqualificazione dell’ex Statale 10 sia la costruzione di una nuova autostrada), ma consapevole che «per il raddoppio dell’attuale provinciale non c’è alcun progetto né alcuna interlocuzione in atto tra Regione e Anas». Da qui la richiesta «per entrambi gli scenari di elementi certi su costi, tempi, finanziamenti, impatto e interlocuzioni con tutti i soggetti coinvolti». Perché «il collegamento fra Cremona e Mantova è davvero strategico per il futuro del territorio e dev’essere affrontato in modo serio, realistico e urgente». Noi, come redazione de La Provincia, continueremo a occuparcene. A monitorare ogni passaggio. A controllare il rispetto degli impegni assunti. A dare voce a tutti i soggetti coinvolti: gli enti locali, le imprese, i comitati, le associazioni di categoria, i cittadini, i favorevoli e i contrari, gli entusiasti e gli scettici. Perché questo è il compito di un giornale, al quale non ci sottraiamo. Altro che fare disinformazione, caro Toninelli...

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