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CREMONA & PROVINCIA

Sos Piccoli Comuni, "Uniti per contare"

L’allarme di Baroni (Crotta): «Divisi siamo inascoltati e perdiamo servizi». Ma intanto S. Daniele Po lascia la Fluvialis Civitas. Il rammarico di Mariani

Daniele Duchi

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dduchi@laprovinciacr.it

31 Luglio 2019 - 09:35

Sos Piccoli Comuni, "Uniti per contare"

CROTTA D'ADDA (31 luglio 2019) - Il grido di allarme viene da Sebastiano Baroni, forte dell’esperienza di vice sindaco per due mandati a fianco di Renato Gerevini, e dal 26 maggio primo cittadino di Crotta d’Adda. Baroni non usa mezze misure e dipinge una situazione a dir poco difficile, che trova analogie in tutti (o quasi) i piccoli e piccolissimi centri della provincia di Cremona: dal Cremasco al Cremonese, al Casalasco. «I piccoli Comuni non hanno voce — afferma — non sono ascoltati perché singolarmente possono fare ben poco. I problemi, i servizi da garantire, gli interventi da realizzare, i disagi da affrontare sono comuni a quelli dei grandi centri. Solo che non abbiamo le risorse per affrontarli». Le scuole di paese che via via chiudono per raggrupparsi nelle realtà maggiori e i servizi alla persona che si depotenziano sono solo due aspetti della regressione. Baroni fa autocritica: «In parte è anche nostra la responsabilità, perché per motivazioni quali la difesa dell’autonomia del paese, il nome, la storia e la tradizione, ci rifiutiamo di aggregarci. Perfino le Unioni faticano a decollare. Tocca a noi amministratori avere la lungimiranza: o gestiamo questi problemi, o li subiremo».
La conferma dei suoi timori sulle Unioni viene da San Daniele: il Comune esce dalla Fluvialis Civitas. Dopo Pieve d’Olmi, che aveva lasciato definitivamente a partire da gennaio, anche un altro paese rivierasco decide di abbandonare. Ora restano solo Gerre de’ Caprioli e Stagno Lombardo che proseguiranno da soli. La decisione è stata presa in consiglio comunale e diventerà operativa a partire da gennaio del prossimo anno. «Incompatibilità insuperabili del personale – spiega il sindaco Davide Persico – nella fase di trasferimento delle funzioni, ci hanno spinto a prendere questa decisione. Dopo due anni di tentativi di conciliazioni e incontri sindacali, alla fine abbiamo deciso di fare un passo indietro. L’armonia dei dipendenti credo sia un punto fondamentale per poter lavorare bene e in modo proficuo per la comunità».
Con il trasferimento del personale all’Unione le posizione organizzative sarebbero diventate tre, una per ciascun Comune (Stagno, Gerre e San Daniele) e i dipendenti avrebbero dovuto lavorare fianco a fianco e integrarsi gli uni con gli altri per offrire una copertura totale e completa nell’arco dell’anno di tutti i servizi rivolti al cittadino. Ma qualcosa non è andato per il verso giusto. «Sono due anni che tentiamo questa operazione» spiega Persico. Prima a tirare il freno era stato Pieve d’Olmi che aveva chiesto di aspettare. Ma di fronte ad un diniego aveva deciso di lasciare. Ed ora, ad un anno di distanza, il secondo abbandono. «Fino a fine anno proseguiremo nel lavoro programmato – prosegue Persico –. In questi anni ci sono stati finanziamenti importanti a cui abbiamo avuto accesso. Contributi che verranno ridimensionati dal nuovo governo. Non c’è stato alcuno screzio né a livello di gestione delle risorse economiche né divergenze a livello politico». La decisione è già stata deliberata, ma diventerà operativa dal primo gennaio 2020, senza il pagamento di alcun tipo di penale. Il presidente dell’Unione Roberto Mariani (riconfermato di recente, ndr) si dice «dispiaciuto. Ora andremo avanti in due, convinti nel processo di trasferimento del personale a partire dal nuovo anno. In prospettiva, faremo un ragionamento più ampio, ma è ancora prematuro parlarne ora».

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Commenti all'articolo

  • Aletti.renzo

    31 Luglio 2019 - 14:33

    Sparire per legge l'80% dei comuni italiani

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