Cerca

Eventi

Tutti gli appuntamenti

Eventi

IL PUNTO DEL DIRETTORE

I voti in più e quelli che mancano all'appello

Marco Bencivenga

Email:

cfrancio@laprovinciacr.it

28 Maggio 2019 - 07:36

I voti in più e quelli che mancano all'appello

All’alba si poteva scommettere su Carlo Malvezzi sindaco di Cremona al primo turno. A metà pomeriggio la situazione si era talmente ribaltata da ipotizzare il bis immediato di Gianluca Galimberti, il primo cittadino uscente. A fine giornata, conteggiati i voti di tutte le sezioni, si è materializzato il ballottaggio: all’ombra del Torrazzo la fascia tricolore sarà assegnata soltanto fra due settimane, al termine di un’appassionante volata fra i due candidati più votati dai cremonesi. Insieme, Galimberti e Malvezzi hanno raccolto l’88% dei consensi, lasciando solo le briciole a tutti gli altri aspiranti sindaco: meno del 6 per cento a Luca Nolli del M5S, poco più del 3 all’ex forzista Ferruccio Giovetti, l’uno e mezzo a Francesca Berardi (Cremona Cambia Musica), lo zero virgola a Diego Ratti (Casa Pound) e Alberto Madoglio (Alternativa Comunista). I candidati di centrosinistra e di centrodestra, grazie anche al supporto di ben sei liste civiche, di fatto hanno monopolizzato la scena. Nessuno dei due, però, è riuscito a superare la fatidica soglia della metà dei consensi più uno. Così, serviranno i tempi supplementari. Tutto si deciderà il 9 giugno, anche se una cosa è chiara fin d’ora: non si ripartirà da zero a zero. Perché il ballottaggio non è un pareggio, è una vittoria di Galimberti, capace di spostare da solo quasi un quinto dei consensi nel confronto fra Comunali ed Europee: +19 per cento (dal 27,4% al 46,5%) contro il -11 di Malvezzi (dal virtuale 52,5 all’effettivo 41,4). Un balzo record per il sindaco uscente, paragonabile solo al risultato ottenuto a Bergamo da Giorgio Gori: +10% nel confronto Comunali- Europee, tanto da essere rieletto al primo turno in una provincia che si è dichiarata per oltre la metà leghista e al 64% di centrodestra.
Ma dove ha perso i voti l’ex consigliere regionale di Forza Italia? Non è difficile scoprirlo: nei seggi della città la Lega ha ottenuto il 36% alle Europee e il 25% alle Comunali (meno 11!), Forza Italia rispettivamente il 9,6 e il 7,5 (meno 2), Fratelli d’Italia il 7 e poco più del 4 (meno 3). Significa che nel segreto dell’urna un elettore di centrodestra ogni otto (e un leghista ogni tre…) ha cambiato sponda. Più che un voto disgiunto, una scelta di campo. Per Malvezzi una sconfitta forse non inattesa, ma senz’altro bruciante, anche considerando il fatto che Massimiliano Salini, riuscendo a farsi rieleggere a Strasburgo, ha dimostrato che un buon candidato può vincere le elezioni pur sventolando la bandiera strappata di una Forza Italia scesa ai minimi storici degli ultimi vent’anni. Da qui al 9 giugno toccherà a Malvezzi recuperare i voti in libera uscita, se vuole ribaltare nuovamente il tavolo e diventare sindaco, sapendo peraltro di non poter contare sull’appoggio di un M5S finito sul binario morto. Surclassato dalla Lega nel voto europeo (dopo aver perso nei mesi scorsi tutte le sfide regionali), il partito di Luigi Di Maio si trova ora davanti a una duplice prospettiva: calare le braghe, facendosi dettare l’agenda da Matteo Salvini (che non a caso ha già posto le condizioni per la sua «fedeltà» all’alleato: sì alla Tav, sì all’autonomia delle Regioni, sì al decreto sicurezza…) oppure far cadere il Governo, per andare a nuove elezioni politiche con la prospettiva di perdere definitivamente i consensi ottenuti nel 2018. Su queste basi, nella migliore delle ipotesi (per Malvezzi) i cinquestelle cremonesi potrebbero forse sostenere il candidato appoggiato (con riserva) dalla Lega: improbabile, se non impossibile. Più facile immaginarli in riva al Po a godersi il primo sole di giugno. Per la felicità di Galimberti...

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su La Provincia

Caratteri rimanenti: 400