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Mercoledì 21 Agosto 2019

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IL PUNTO DEL DIRETTORE

La Cremona del futuro merita sfide coraggiose

La Cremona del futuro merita sfide coraggiose

Il direttore Marco Bencivenga

di MARCO BENCIVENGA*

Una vera ‘città della musica’ con strade e piazze animate dal suono del violino. La candidatura di Cremona a capitale della cultura. Il sostegno ai redditi più bassi e a tutte le forme di fragilità. La riorganizzazione dei trasporti pubblici. Il rilancio del commercio in centro storico. Una mobilità più funzionale e rispettosa dell’ambiente. Incentivi concreti a chi recupera gli edifici dismessi... A quarantatrè giorni dalle elezioni, le prime proposte per il futuro di Cremona iniziano a prendere forma. Il dibattito ospitato mercoledì da La Provincia, in particolare, ha acceso un faro sui programmi dei tre principali candidati alla poltrona di sindaco per i prossimi cinque anni: Gianluca Galimberti, primo cittadino uscente e leader del centrosinistra; Carlo Malvezzi, centravanti di sfondamento del centrodestra, e Luca Nolli, volto del Movimento 5 Stelle che inneggia anche in chiave locale al ‘cambiamento’. Significativa anche la prima intervista al ‘candidato solitario’ Ferruccio Giovetti, medico ex Forza Italia che ha indicato come suo obiettivo prioritario la sicurezza, declinandolo in tre proposte precise: maggior controllo delle zone a rischio, corsi di educazione sull’uso della bici per i ciclisti indisciplinati, installazione di defibrillatori nei luoghi più frequentati della città per poter soccorrere con efficacia i cittadini colpiti da infarto. Tutte idee interessanti. Tutte buone intenzioni. Tutti progetti realizzabili. Però... c’è un ‘però’. Finora la campagna elettorale sta volando basso. Punta alle proposte di facile presa anziché alle grandi sfide. Punta al fast food anziché alla cucina stellata. Al prét-à-porter anziché all’alta moda. Ma Cremona merita molto di più.

Cremona merita di sapere quale idea di città hanno e propongono i diversi candidati alla fascia tricolore. Merita di scoprire come se la immaginano fra 10 o 15 anni (perché è vero che il mandato da sindaco ne dura solo cinque, ma le scelte strategiche hanno un orizzonte ben più lungo). Merita di conoscere in quale direzione saranno concentrati gli investimenti di un’Amministrazione comunale dalle disponibilità non certo illimitate. Da due pilastri non si può prescindere, è evidente: Cremona è conosciuta nel mondo per la sua tradizione culturale e artistica, soprattutto per la sua eccellenza mondiale nel campo della liuteria (ecco il primo pilastro) e da sempre delizia i palati dei buongustai di ogni continente con la sua produzione agroalimentare (secondo pilastro). Tutto ciò che ruota attorno a queste due realtà è – dev’essere – il punto di partenza, perché racchiude l’identità stessa della città, oltre a offrirne l’immagine più scintillante. Pochi altri capoluoghi di provincia possono vantare un simile patrimonio. Anzi due. Ma in prospettiva non basta se tradizione ed eccellenze non fanno sistema. Bene ha detto il sindaco in occasione della presentazione del progetto di recupero e trasformazione dell’ex monastero di Santa Monica in nuova sede della Cattolica con campus annesso: «Se questa sfida non è condivisa da tutti, la nuova Università resterà una cattedrale nel deserto. E Cremona dovrà chiudere baracca e burattini». Perché senza una reale integrazione fra ricerca e mondo economico, senza un interscambio continuo di conoscenze fra la facoltà e le aziende del territorio, ogni sforzo sarà inutile. «Se arriveranno mille studenti, bisognerà trovare un posto in un cui ospitarli, serviranno locali in cui farli mangiare, serviranno trasporti adeguati per farli spostare», ha ammonito Galimberti. La Cremona del futuro sarà dunque una città universitaria? O piuttosto una città ad alta vocazione turistica? O, ancor più semplicemente, la città del ‘buon vivere’, in cui tutto si mantiene in una dimensione umana, i servizi sono superiori alla media e la qualità dell’ambiente (a partire dell’aria) garantisce la salute a tutti i cittadini? Questi sono alcuni dei quesiti-chiave che attendono risposta dai candidati-sindaco. Ma altri se ne potrebbero porre. Per esempio: che ne sarà da qui al 2024 della sterminata area Tamoil in progressiva dismissione e bisognosa di una profonda opera di bonifica? Quali programmi sono previsti per fronteggiare il progressivo invecchiamento della popolazione e i crescenti bisogni della Terza e della Quarta età? In futuro avremo più asili (passando per un adeguato sostegno alle famiglie e alla natalità) o più Rsa – Residenze sanitarie assistite - per i nostri anziani? Il 26 maggio è vicino, ma non imminente. Per alzare l’asticella del dibattito non è mai troppo tardi. Anzi, c’è ancora tutto il tempo. Avanti, dunque!

*direttore del quotidiano La Provincia di Cremona e Crema

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14 Aprile 2019