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Nuzzo, dopo otto anni scagionato anche in Appello

Francesco Pavesi

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fpavesi@cremonaonline.it

03 Dicembre 2018 - 20:38

Concussione, Nuzzo scagionato

CREMONA - Sono trascorsi più di otto anni da quel 15 dicembre 2010, quando la polizia giudiziaria della questura di Caserta notificò a Francesco Nuzzo un decreto di perquisizione domiciliare perché alcuni cosiddetti pentiti affermavano che il magistrato cremonese si era rivolto alla camorra per la sua elezione a sindaco di Castel Volturno (Caserta). La notizia, ripresa dai giornali e dalle televisioni non solo nazionali, avviò il magistrato inquisito, allora sostituto procuratore generale presso la Corte d’appello di Brescia, sulla strada di un calvario durato otto anni.

La tesi del pubblico ministero Giovanni Conso non fu condivisa da nessun organo giudicante. Infatti, il tribunale di Napoli, a seguito di giudizio abbreviato, pronunciò sentenza di assoluzione di Nuzzo, per non aver commesso il fatto.
Il pubblico ministro presentò appello contro la decisione, con gli stessi motivi sconfessati dal giudice di primo grado, in quanto ritenne che i riferimenti degli accusatori fossero oggettivamente inattendibili e smentiti da fatti oggettivi e dalle molte contraddizioni di quei ‘pentiti’.

La causa di appello, in seguito a diversi rinvii dovuti anche al mutamento di alcuni componenti del collegio, è durato dall’aprile 2015 al 3 dicembre 2018. L’imputato, attraverso il suo difensore, l’avvocato Giuseppe Stellato del foro di Santa Maria Capua Vetere, ha sempre manifestato fiducia nella giustizia. Lunedì 3 dicembre la Corte d’appello di Napoli ha rigettato completamente le richieste della pubblica accusa, confermando la sentenza di primo grado per il reato di associazione per delinquere di stampo camorristico. Ha applicato la prescrizione per l’abuso di ufficio, rispetto al quale c’era stata condanna in primo grado.

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