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L'UNIVERSITA' DI CREMA

"Investiamo nelle nuove lauree"

Appello alle imprese dell’assessore Galmozzi: ampliamo il Polo

Cinzia Franciò

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cfrancio@laprovinciacr.it

18 Agosto 2016 - 09:02

"Investiamo nelle nuove lauree"

L'ingresso e i dati dell'università

CREMONA - «Se si ha la necessità di attrarre giovani, è chiaro che l’offerta formativa va ampliata. Ma per farlo, servono risorse. E la Statale, da sola, non può investirne a sufficienza. Quindi, la spinta deve arrivare dalle categorie produttive, con un impulso mirato ai settori imprenditoriali più radicati nel Cremasco». Ossia, cosmetica e meccanica, certo. Ma anche e soprattutto agricoltura. Fin dal suo ingresso nella giunta comunale cittadina, con deleghe che abbracciano istruzione e lavoro, culla il sogno di portare in via Bramante — quartier generale del Polo didattico e di ricerca — uno specifico corso di laurea in informatica legata all’automazione agricola. Ma Attilio Galmozzi, nella vita medico ospedaliero ed entrato nello staff di piazza Duomo in quota a Sel, sa perfettamente che da Milano uno sforzo simile, in termini economici, potrebbe essere preso in considerazione (anche semplicemente come ipotesi) solo «a fronte di una forte richiesta da parte del territorio». E mentre i percorsi di informatica dell’Ateneo, con sede in città, «sembrano ormai aver ripreso appeal e la laurea in infermieristica procede a gonfie vele», l’esponente della giunta, da quattro anni alla guida della città, lancia un vero e proprio appello al tessuto produttivo locale: «Investiamo risorse nella formazione, per affrontare le sfide che ci offre il mercato». Come dire, per ampliare gli spazi e poter ospitare nuove realtà didattiche, servono soldi. E a ‘mettere mano al portafogli’ non può essere solo il settore pubblico. Il tutto, strizzando l’occhio ad un obiettivo, che le amministrazioni municipali cittadine si tramandano di tornata elettorale in tornata elettorale, neppure si trattasse di un testimone: l’utilizzo di parte degli spazi della ex cascina Pierina — acquistata dal Comune nel Duemila — per la realizzazione di un campus universitario. E far tornare così a vivere il complesso rurale, per decenni dopolavoro dell’Olivetti.

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