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CREMONA. L'INTERVISTA

Il comandante Sforza: «Ho servito la mia città con il cuore, ora la famiglia e le mie passioni»

In pensione dopo 41 anni nella Polizia Locale, gli ultimi sette vissuti al vertice del Comando di piazza Libertà

Riccardo Maruti

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rmaruti@laprovinciacr.it

31 Luglio 2021 - 06:30

Il comandante Sforza: «Ho servito la mia città con il cuore, ora la famiglia e le mie passioni»

Il comandante Pierluigi Sforza

CREMONA - Il comandante gentiluomo va in pensione: oggi Pierluigi Sforza indossa per l’ultima volta l’uniforme diventata una seconda pelle nei 41 anni di servizio nel Corpo di Polizia locale di Cremona, gli ultimi sette vissuti al vertice del Comando di piazza Libertà. «Gigi» si ritira in punta di piedi, con il sorriso mite di sempre. Quello di chi alla luce dei riflettori ha sempre preferito la riservatezza del cono d’ombra. Le due pagine pubblicate sul numero di oggi de La Provincia, doveroso omaggio alla serietà della persona e all’impeccabile professionalità dell’agente, rischiano di risultare una sorta di dispetto ai suoi occhi: aveva chiesto un congedo discreto e silenzioso, il comandante. Oggi, però, è impossibile resistere alla tentazione di commettere un’infrazione: questo è il momento dell’onore e dei ringraziamenti.

NONNO A TEMPO PIENO
«Cosa farò ora? Anzitutto mi prenderò quindici giorni di riposo assoluto per dedicarmi alle mie passioni: la nautica e la pesca - spiega Sforza -. E poi avrò finalmente modo di coccolare i miei nipoti: Caterina, Cecilia e Emanuele. Fare il nonno è la cosa più bella e importante in assoluto. Sono in debito di un sacco di tempo anche con mia moglie: le ho promesso che mi occuperò di tutti i lavoretti domestici che ho dovuto rimandare nel corso degli anni». 

Ho partecipato al concorso mentre ero militare. Ho smesso una divisa alle 10 del mattino e ne ho indossata un’altra quattro ore più tardi

4 MARZO 1980
Sforza riannoda il nastro del tempo fino al 4 marzo 1980, il giorno della sua assunzione: «Ho partecipato al concorso mentre ero militare. Ho smesso una divisa alle 10 del mattino e ne ho indossata un’altra quattro ore più tardi. Mi sono precipitato da Casale Monferrato a Cremona, dove ho incontrato il comandante di allora, Enzo Manara: ricordo perfettamente il momento in cui ho varcato la soglia del Comando di via Ala Ponzone. Il mio primo compito è stato il censimento del traffico per l'allora Ufficio Mobilità diretto dall’indimenticabile Davide Martinelli».

UN PERCORSO BELLISSIMO
«Tutti i cambiamenti della vita comportano una certa percentuale di ansia. E questo è un cambiamento enorme», riflette Sforza inquadrando il suo stato d’animo alla vigilia del pensionamento. Quindi aggiunge: «Dall’altro lato c’è anche la consapevolezza di aver completato un percorso molto bello e ricco di soddisfazioni. Il momento più importante risale alla fine degli anni Novanta, quando, sotto la guida del comandante Fabrizio Cristalli, decidemmo di riorientare l’azione del Corpo dei vigili gettando le basi di un nuovo progetto di Polizia di prossimità. Organizzammo il primo incontro con la popolazione nella palestra del quartiere Boschetto per aprire un confronto utile a ridisegnare i servizi a misura di cittadino. A dispetto dello scetticismo iniziale, ci trovammo di fronte ad una platea traboccante».

PIU VICINI AI CITTADINI
Lo slancio di allora si è concretizzato anni più tardi con la costituzione del nucleo dei Vigili di quartiere: «L’azione si è evoluta passo dopo passo fino a diventare sistemica grazie alla continua interlocuzione con i comitati di quartiere - sottolinea Sforza con orgoglio -. Oggi i servizi di prossimità sono ulteriormente progrediti: grazie alla capacità di costruire relazioni con i cittadini ha preso vita una sorta di Polizia di comunità, che contribuisce a migliorare la vivibilità degli spazi pubblici». Come dire: la città non ha bisogno di sceriffi, ma di agenti disponibili all’ascolto e aperti al dialogo.

L’AMICO ROBERTO FERRARI
Se il progetto di prossimità ha potuto decollare è anche e soprattutto grazie a Roberto Ferrari, per lungo tempo vice di Sforza. È a lui che il comandante riserva un pensiero commosso: «Con Roberto ho condiviso un percorso lavorativo straordinario. È stato un collega eccezionale e anche un grande amico. Perderlo è stato durissimo. Era appena andato in pensione: aveva preso casa a Pontremoli ed era motivato ad intensificare il suo impegno nel volontariato. L’annuncio della sua scomparsa è stato uno dei momenti più difficili della mia vita».

40 ANNI DI CAMBIAMENTI
La svolta ‘comunitaria’ fotografa solo una parte dei grandi cambiamenti a cui è andata incontro la Polizia locale nell’arco degli oltre 40 anni di servizio di Sforza. «Il nostro mestiere si è trasformato radicalmente - osserva -. Anzitutto ci è stato richiesto un impegno crescente nella funzione di polizia stradale, dai rilievi fino alle violazioni più specifiche che riguardano l’autotrasporto nazionale e internazionale. Il codice della strada si è fatto via via più articolato e complesso e, per questo, oggi gli agenti vanno considerati veri e propri specialisti con una formazione mirata su molteplici aspetti. Penso, ad esempio, ai controlli sui pubblici esercizi e sulle attività commerciali: l’introduzione delle grandi strutture di vendita, che non facevano parte della nostra cura professionale, ha rappresentato un’autentica rivoluzione. Ricordo, poi, che tra i temi al centro dell’attività attuale della Polizia locale ci sono anche la tutela ambientale e la sicurezza urbana: due fronti estremamente importanti in questi tempi».

MAI ESTRATTO LA PISTOLA
I nuovi compiti hanno costretto gli agenti a gestire situazioni sempre più complicate e delicate. In alcuni casi anche pericolose. «Sì, ho vissuti momenti di grande allarme - dice Sforza -. Ma non ho mai puntato la pistola addosso a nessuno, nemmeno nei frangenti di potenziale rischio per la mia incolumità. E poi, a dire il vero, il maggior rischio per un agente è l’investimento stradale. La situazione più pericolosa in cui mi sia mai trovato è dipesa da una mia distrazione, che poteva costarmi molto cara. Ero un agente poco esperto, mi trovavo in piazza Cadorna per regolare il traffico: ho commesso l’errore di entrare nella linea di transito di un pullman dandogli le spalle. L’autista è riuscito ad arrestare il veicolo a un palmo da me: è sceso e mi ha abbracciato, quasi in lacrime. Non scorderò mai quel brivido gelido».

IL DRAMMA COVID
Sforza lascia il Comando con i segni emotivi dell’emergenza Covid ancora addosso: «Un dramma che ha travolto le vite di tutti. Il nostro lavoro in mezzo alla gente non è mai venuto meno, neppure nei momenti più neri, quando ci siamo misurati con la grande paura. Eppure nessuno si è mai tirato indietro: tutti gli agenti hanno affrontato doppi turni con la massima disponibilità. Mi congratulo per la loro abnegazione e per la straordinaria risposta ai bisogni di solidarietà delle persone».

IL DOPO-SFORZA
«Chi sarà il mio successore? Per ora affido il comando con massima fiducia alla mia vice, Maria Rosa Bricchi, persona di valore e di eccezionale professionalità. Posso solo dire che chi prenderà il mio posto troverà un Comando di bravissimi ragazzi, con una preparazione eccellente. Oltretutto il nostro gruppo si sta svecchiando e l’energia dei giovani rappresenta un prezioso valore aggiunto. Sono certo che il prossimo comandante saprà portare avanti i valori che abbiamo coltivato nel tempo per perseguire una missione essenziale: difendere i diritti basilari della gente. Per farlo non servono supereroi, ma agenti in grado di far rispettare la legalità con la forza delle buone maniere».

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Commenti all'articolo

  • bvrtpt

    31 Luglio 2021 - 12:22

    Mi si permetta di essere in disaccordo coi toni dell'articolo, soprattutto quando si parla di "vicinanza alla cittadinanza" e di polizia di "comunità": io penso invece che nell'idea di una significativa parte della popolazione cremonese la figura del vigile urbano sia quella dell'uomo in divisa zelante prevalentemente nel comminare solo multe per divieto di sosta.. mi sbaglierò...

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