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LA RIFLESSIONE

La SuperLega di calcio, un giocattolo per pochi

Il mondo del pallone sconvolto dallo strappo dei principali top club europei: Uefa e Fifa pronte a dare battaglia

Luca Puerari

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cfrancio@laprovinciacr.it

20 Aprile 2021 - 06:45

La Super Lega di calcio, un giocattolo per pochi

Una rivoluzione, in verità uno strappo. Qualcuno l’ha definita la guerra d’indipendenza del calcio, in realtà è la guerra dei soldi di un mondo che ormai da anni ha perso il controllo e che la pandemia sta facendo esplodere. Nella notte fra il 18 e il 19 aprile è nata la Super League: 12 top club europei hanno firmato un accordo - potremmo tranquillamente definirlo un contratto - per far nascere una competizione alternativa alla Uefa Champions League. Le squadre che hanno fondato la Super Lega sono le spagnole Real Madrid, Barcellona e Atletico Madrid, le inglesi Manchester United, Manchester City, Liverpool, Chelsea, Arsenal e Tottenham, oltre alle italiane Juventus, Inter e Milan. Club prestigiosi che contano un centinaio di trofei internazionali, bilanci da capogiro e centinaia di milioni di tifosi sparsi per il mondo. In verità la lista presenta anche assenze pesanti come quelle di Paris Saint German, Bayern Monaco e Borussia Dortmund che si proclamano contrarie al progetto. Per ora.

Nelle intenzioni dei fondatori della Super League - il cui presidente sarà Florentino Pérez, leader plenipotenziario del Real Madrid - le squadre partecipanti saranno venti: alle dodici già presenti se ne aggiungeranno altre tre «invitate» di diritto (socio fondatore) e poi cinque che si qualificheranno secondo criteri ancora da definire. La formula prevede due gironi da dieci squadre, partite di andata e ritorno da giocare a metà settimana: le prime tre di ogni girone si qualificano direttamente alla fase finale. Gli altri due posti disponibili se li giocheranno le quarte e quinte dei due gironi. Una volta definite le migliori otto si procederà con quarti di finale, semifinali e finale (questa in una gara secca). Fin qui la cronaca. Uefa e Fifa ovviamente non ci stanno e hanno annunciato una battaglia legale del valore di alcune decine di miliardi contro i club «ribelli». Non solo: minacciano l’esclusione delle società interessate dai rispettivi campionati nazionali e dei giocatori dalle competizioni delle nazionali (Mondiali ed Europei). Anche le varie Federazioni hanno tuonato contro il progetto, bocciandolo senza appello. Le società in fuga raccolgono il guanto di sfida, gonfiano il petto e si dicono pronte ad andare per tribunali. Risulta evidente che siamo di fronte a uno scontro senza precedenti alla base del quale l’aspetto sportivo non conta nulla, schiacciato com’è dalle ragioni vere che sono di carattere economico. Pur con tutte le differenze vale la pena ricordare quello che successe nel rugby qualche anno fa quando Benetton Treviso e Aironi - franchigia divisa tra Parma e Viadana - entrarono a far parte della Celtic League, un campionato europeo per quadre di club. Quella competizione non decollò mai definitivamente e il campionato italiano venne inevitabilmente ridimensionato cambiando addirittura la formula. Il calcio è un’altra cosa ma il rischio che possa accadere qualcosa di simile c’è. La cosa certa è che le società che hanno fondato la Super League vogliono incassare più soldi: i proventi della Champions League non bastano. E il fatto che l’annuncio ufficiale della costituzione della Super Lega sia arrivato alla vigilia di una importante riunione dell’Uefa che ha discusso la nuova formula della Champions (che dal 2024 passerà da 32 a 36 squadre, con più partite e di conseguenza maggiori incassi) non può essere casuale: questa mossa si è già rivelata un formidabile strumento di pressione. Sia chiaro: la necessità dei club di fare cassa è legittima: ormai sono anni che il calcio, soprattutto quello di alto livello, ha bisogno di budget importanti, oltre che di buone idee. Quello che lascia molti interdetti è la modalità scelta per arrivare al bersaglio: uno strappo che rischia di far saltare un intero sistema. Cosa succederà ora? È verosimile che inizi una lunga trattativa, un braccio di ferro con fughe in avanti, passi indietro e veti incrociati. Uefa e Fifa non possono arretrare e faranno valere il loro «peso politico» e il valore della storia. In questo senso hanno già trovato alleati importanti: il primo ministro inglese Boris Johnson e il presidente francese Emmanuel Macron hanno parlato di «atto criminale» contro il calcio e contro i tifosi. Tutto sta accadendo in tempo reale ma alcune considerazioni si possono già fare. È immaginabile una Serie A senza Juventus , Inter e Milan? No. E una Liga senza Real Madrid, Barcellona e Atletico? No. Per non parlare della Premier League priva delle sei migliori squadre. E ancora: chi arbitrerà le partite della neonata Super Lega se gli arbitri operano sotto l’egida della Uefa? Ma non è tutto. Lo sport - e il calcio ancora di più perché per distacco è la disciplina più popolare al mondo - prima di essere spettacolo e business è passione e tradizione: una competizione a «inviti» non rende giustizia al primo valore dello sport che è e deve restare il merito. Una società deve conquistare sul campo il diritto a disputare una competizione, esattamente quello che succede ora con la Champions League. Una regola semplice che ogni tanto ci regala veri e propri «miracoli» sportivi come quello dell’Atalanta che solo qualche mese fa ha sfiorato la semifinale di Champions. La Super Lega così come è stata presentata è uno spettacolare «club privato», per definizione riservato a pochi eletti. Sempre quelli. Un giocattolo fatto su misura. Insomma, una perfetta macchina per fare soldi. È questo il futuro del calcio? È questo il calcio che vogliono i tifosi? Non ne sarei tanto certo.

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