Cerca

Eventi

Tutti gli appuntamenti

Eventi

CREMONA SOTTOSOPRA

Vasai, barbieri e calzolai dove ora c’è una piazza

Della città romana restano poche tracce evidenti, ma gli scavi ci aiutano a ricostruirla. Il foro si trovava tra la Galleria 25 Aprile e Zara, le botteghe erano nell'attuale piazza Stradivari

Fulvio Stumpo

Email:

cfrancio@laprovinciacr.it

14 Aprile 2021 - 09:15

Vasai, barbieri e calzolai dove ora c’è una piazza

Il museo archeologico San Lorenzo è ospitato nella ex chiesa omonima e nell’annessa cappella Meli

CREMONA (14 aprile 2021) - Si entra da Zara e forse non sappiamo che stiamo calpestando una parte del foro romano. Attraversiamo via Aselli e sotto di noi scorre un tratto della Cremonella. Facciamo un salto in piazza Fiume, inconsapevoli che lì vicino, duemila anni fa, si producessero oggetti di bronzo e altri metalli. C’è una Cremona di sopra che vediamo e viviamo ogni giorno. E ce n’è una di sotto, solo in parte sopravvissuta al passaggio del tempo. Per quanto riguarda la Cremona romana - al di là delle tracce esistenti -, sono molte le fonti che ce la raccontano, ma soprattutto tante notizie sono arrivate dagli scavi e dagli studi compiuti negli ultimi anni da Lynn Arslan Pitcher, Marina Volonté e Nicoletta Cecchini con la collaborazione di Gianluca Mete. Lo storico Cassio Dione spiega che a Cremona «era accumulata una massa di ricchezze».

A dire il vero lo fa per raccontare l’assedio dei soldati di Vespasiano e quasi a giustificare la violenza con cui viene saccheggiata la città, nel 69 dopo Cristo. Dione però centra il punto, Cremona è molto ricca, non è più la timida colonia circondata da celti infuriati, anzi i celti sono diventati cittadini romani. È una ricchezza che oggi si può solo immaginare e i luoghi fisici in cui questa abbondanza veniva mostrata, venduta e ostentata, oggi sono tutti, o quasi, sotto i nostri piedi, sotto le strade del centro o sotto le piazze, perfino sotto le grandi strade tangenziali al centro urbano.

La città poteva contare su un porto sul Po di difficile ubicazione, anche se le stradine di mattoni costruite sui banchi di anfore trovate in via Massarotti, potrebbero essere indicative. Dalle quelle banchine transitavano tonnellate di merci e di denaro. Il fiume, unito a un sistema di navigazione anche grazie ai corsi d’acqua interni - Marchionis e Cremonella prima di tutti -, era stato al centro dei traffici cremonesi e aveva consentito uno sviluppo rapido e solido. Inoltre la via Postumia garantiva collegamenti con tutte le altre strade consolari.

La città è costellata di domus, la qualità dei mosaici e degli oggetti rinvenuti, la grandezza e la cura architettonica testimoniano il grado di ricchezza degli abitanti. I quartieri residenziali erano posti tra le piazze Roma e Stradivari, via Cadolini e la zona Magenta-Garibotti. Le case, dalle stanze ampie, erano dotate di fontane, vasche, enormi anfore, le pareti erano affrescate e sugli ingressi erano poste artistiche cornici. Non mancavano gli altari dei lari. Scrive Strabone: «Sono città famose della Cispadana e della zona intorno al Po Placentia e Cremona, vicinissime fra loro nel mezzo quasi della regione» e descrivendo poi le regioni a ridosso del Po: «Segno evidente della fertilità di questi luoghi sono la vigorosa e densa popolazione e la grandezza delle città e inoltre la ricchezza, grazie alle quali i Romani che risiedono qui godono di una condizione di superiorità rispetto al resto d’Italia»,

Il sistema viario è esemplare, la città è divisa da strade basolate tenute in perfetta efficienza, larghe e comode. Cremona aveva numerose piazze, e la principale, il foro, si trova sotto i nostri piedi passeggiando in galleria, attraversando corso Cavour o via Gramsci, facendo compere appunto da Zara, nel vecchio palazzo dell’Inps. Il foro aveva appendici commerciali tra piazza Stradivari e via Monteverdi, e non è escluso che fosse pavimentato in marmo.

Sul foro si affacciavano tribunali, sedi di magistrature, templi. C’erano spazi per gli affari e i commercianti sono i veri protagonisti del mercato. Sono uomini nuovi, che magari non raggiungeranno l’opulenza dei colleghi di Roma, ma rendono viva e ricca Cremona con i loro traffici. E se non tutti, certo in gran parte sono iscritti ai collegia, le prime associazioni di categoria, una lunga tradizione di appartenenza che avrà un’importanza fondamentale per la città medievale.

L’epigrafia ci restituisce il nome e l’attività di qualche commerciante cremonese di epoca romana. Tanti avventori perditempo andavano alla bottega di Lucio Baburio Anto, tonsor, ovvero barbiere. Chi aveva problemi di calzature poteva rivolgersi a Quinto Longo, sutor, calzolaio, mentre chi arrivava da lontano e aveva bisogno di un cambio monete o di un prestito andava alla bottega del nummulario, una specie di banchiere, Caio Antonio Salvio.

I negotiatores che si sentivano seguiti dai ladri o dai truffatori si rivolgevano al circitor Aurelio, una sorta di capo ronda addetto alla sicurezza. Le botteghe di Caio Mefanas Gracile e Lucio Minicio Alessandro fornivano oggetti in metallo: qui si aggiustavano ruote di carri, si affilavano spade e coltelli, si riparavano recipienti di rame e di bronzo.

Nell’attuale via del Cistello (non lontana dalla sede del museo archeologico di San Lorenzo) operava il laboratorio di Lucio Norbano, vasaio esperto, famoso per la produzione di bicchieri e di vasi, al punto che i suoi prodotti sono stati ritrovati fin in Germania. Altre rinomate officine erano quelle di Caio Dessi, di Vibio, della famiglia Modesti, dei Talli, Strobili. Le botteghe di Publio Acilio e Lucio Virilio modellavano pelves, piatti in terracotta di grande uso comune. Dalle parti di piazza Fiume si producevano oggetti in bronzo e molto probabilmente esisteva una bottega dove si vendevano recipienti in metallo.

L’attuale toponomastica deriva dal Medioevo, che a sua volta attingeva a una tradizione più tarda. Tuttavia i metodi utilizzati dai romani per la colonizzazione e l’organizzazione delle città, la continuità nel tempo e la consuetudine ci autorizzano a pensare che a Cremona dovevano esserci tre mercati dedicati a merci specifiche. In uno (piscatorium) si vendevano pesci e sale, fondamentale per la conservazione degli alimenti, in un altro (boarium) c’erano animali, in un terzo (olitorium) si mercanteggiavano erbe e verdure. Tranne il foro boario, che essenzialmente era posto fuori le mura, gli altri due erano a ridosso del centro della città.
I cremonesi/romani erano molto religiosi, e ogni mattina, quando aprivano la bottega si invocava la protezione di Mercurio, il dio dei mercanti, il nume veloce di piede e di cervello, colui che possiede il dono dell’ubiquità. Ed era in suo nome che si facevano sacrifici nelle numerosissime feste religiose che costellavano l’anno liturgico, e il mercante bagnava l’alloro di acqua sacra e poi la spargeva sulle merci.

A prescindere da dove fossero, le teorie sono tante, i cremonesi potevano svagarsi alle terme e studiare al Ginnasio. Le prime sono testimoniate da Tacito che descrive Antonio Primo ‘nel bagno tiepido’, le seconde da una miriade di autori che spiegano che a Cremona, nel suo Ginnasio, studiò Virgilio. Fino al fatidico anno 69, quando fu distrutta dalle truppe di Vespasiano, mancava evidentemente un anfiteatro, fatto costruire da Cecina, che poi organizzò anche dei giochi gladiatori. Che fine fece la costruzione, probabilmente in legno, visto che dall’ordine di costruzione ai giochi gladiatori passano poco più di un mese, non è dato sapere.

All’interno e fuori della città erano operative numerose attività produttive. Ammiano sostiene che c’erano fabbriche di armi (la tradizione vuole che una per la costruzione degli scudi fosse in località Ceppo, tra Cremona e Bonemerse). Molto importanti erano le industrie di vasi, terrecotte, recipienti in metallo, bicchieri: Cremona era un vero e proprio centro di produzione, in contatto con tutti i territori romani, dalla Gallia all’Africa.

Fuori le mura la città era circondata da necropoli e tombe (si trovano in via Postumia, a porta Venezia e porta Milano, in via Gallazzi, in via Sauro), alcune molto ricche, regolarmente saccheggiate, nonostante Cremona fosse una città devota, dove i fedeli potevano raccogliersi in numerosi templi. Un grande luogo di culto (in via Battisti) era dedicato forse a Ercole o a Cibele (due dei che erano legati, secondo alcune leggende, al Po), ed era costruito con materiali preziosi, provenienti da tutte le province romane. Su questa costruzione ci sono diverse interpretazioni: tempio, terme, scuola o teatro. Di luoghi di culto ce n’erano tanti, molti erano dedicati a Ercole e uno, sembra, si trovava dove attualmente sorge la chiesa di San Michele Vecchio. E tutti questi templi avevano forzieri colmi di oro e gioielli. (1/continua)

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su La Provincia

Caratteri rimanenti: 400