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CORONAVIRUS. LA SCUOLA

Il Kenya nell’incubo Covid, chiusi gli istituti di Nicolò

Il cremonese, direttore esecutivo di Still I Rise, non si arrende: «Porteremo la teledidattica nella baraccopoli. Servono donazioni per comprare tablet e contribuire ai costi della Dad, con l’aiuto di tutti cambiamo il mondo»

Cinzia Franciò

Email:

cfrancio@laprovinciacr.it

02 Aprile 2021 - 06:42

Il Kenya nell’incubo Covid, chiusi gli istituti di Nicolò

NAIROBI (2 aprile 2021) - Un nuovo grande problema si presenta sulla strada di Nicolò Govoni, direttore esecutivo di Still I Rise, l’associazione che gestisce quattro scuole per profughi in Grecia, Siria, Turchia e Kenya. Il sogno del giovane cremonese di «donare un futuro a tutti i bimbi» deve fare i conti da vicino con il Covid. E lo deve fare in uno degli angoli più poveri del mondo: a Nairobi, dove è «nato» l’ultimo istituto scolastico per i ragazzi profughi realizzata dalla Ong.
«È con profondo sconforto — esordisce Govoni — che annuncio la chiusura di tutte le scuole del Kenya, come da ordine presidenziale, a causa della rapida diffusione del Covid-19 nel Paese».
Un colpo al cuore. «Oggi mi sento sconfitto — continua il cremonese. Chiudere una scuola è sempre tragico, ma chiudere una scuola in una baraccopoli come Mathare significa condannare i bambini al lavoro minorile, all’abuso sessuale, alla droga, alla strada. E ci eravamo appena riusciti, maledizione. Avevamo appena aperto i battenti, avevamo appena creato un’opportunità rivoluzionaria, avevamo appena passato la prima certificazione per portare il Baccalaureato Internazionale ai bambini dimenticati del mondo. Lo stavamo cambiando, il mondo, per davvero».
La scuola internazionale a Nairobi resterà chiusa fino a nuovo avviso, ma Govoni non è certo il tipo che si arrende facilmente. «Uno stop ufficiale, la notizia è lacerante. Ma questo non significa l’abbandono dei nostri studenti. Mai. Mai e poi mai. Troveremo il modo di insegnare a questi bambini a ogni costo, cascasse il mondo. E abbiamo già una soluzione. Saremo i primi nella storia di Mathare a portare la teledidattica nella baraccopoli».
Come? «Come si confà a una scuola internazionale. Distribuiremo dei tablet a ogni studente, abbiamo già trovato un fornitore. Acquisteremo una scheda sim e un pacchetto internet per ogni dispositivo, così che possano connettersi alla nostra scuola anche da lontano. Grazie al nostro impianto solare, ci assicureremo che i tablet siano sempre carichi. E distribuiremo pacchi di cibo e kit igienici a ogni bambino, così che tutti possano affrontare e superare questi tempi difficili».
Perché a Still I Rise non si molla un centimetro. Ma serve l’aiuto solidale. «Non ci arrenderemo mai. Per farlo, però, abbiamo bisogno di tutti i cittadini. Chi può, per favore faccia una donazione singola per i tablet o una donazione mensile per contribuire ai costi della Dad. Insieme possiamo farcela. Il costo per tablet è di 41 euro una tantum, il costo di internet 16 euro al mese, il costo del pacco cibo+igiene 23 euro al mese».
I nostri insegnanti sono già all’opera per adattare il metodo IB all’apprendimento online. Abbiamo solo nove mesi per preparare i nostri studenti al MYP del Baccalaureato Internazionale, e faremo tutto il possibile perché possano accedervi. Perché noi non ci arrendiamo. Non abbiamo alcuna intenzione di abbandonarli al loro destino. Li amiamo troppo per rassegnarci. E quindi reagiamo».
Per più di un anno è parso che il Covid avrebbe risparmiato il Kenya. Alcuni adducevano gli scarsi contagi al clima, altri alla giovinezza della popolazione, ma con le nuove varianti, la maledetta pandemia ha travolto anche il Paese africano. «E in pochi giorni — argomenta il 27enne cremonese —, il peggior incubo di tutti i nostri studenti è diventato realtà. Vedere i bambini in classe, le mani alzate, il sorriso in volto, e sapere di dover dare loro la notizia più brutta mi ha fatto venire le lacrime agli occhi. ‘Dobbiamo chiudere la scuola e non so quando potremo riaprire’ ho detto poco dopo. È stato uno degli annunci più tristi della mia vita finora. Poi però ho aggiunto: ‘Ma non vi lasciamo. Torneremo a scuola. Riapriremo il cancello, ve lo prometto. E nel frattempo, continueremo a imparare. Anche da lontano, noi siamo sempre al vostro fianco’».
«Stavamo cambiando il mondo — conclude Govoni, con l’estro deciso che lo contraddistingue — e continueremo a farlo. Chi è con noi?».

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