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Mercoledì 25 Novembre 2020

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L'INTERVENTO

Quando Vialli ha provato a dribblarmi (al Subbuteo)

Quando Vialli ha provato a dribblarmi (al Subbuteo)

Gaetano Ciraolo alias Ciro Corradini

di Gaetano Ciraolo alias Ciro Corradini

«Caro Marco (Bencivenga, ndr), ho letto con attenzione la pagina che «La Provincia» ha voluto dedicare al Subbuteo sollevando un velo su di un mondo spesso dimenticato. Così ho rivisto mio padre, sottufficiale dell’Esercito del 4° missili, guardarmi con rassegnazione e sconcerto mentre trasformavo la mia cantina in un piccolo stadio. Non sapeva che in quello «stadio» sarebbero entrati decine e decine di ragazzi di tutto il quartiere Po e dintorni, impegnati in epiche partite a... colpo di dito! Non sapeva che Gianluca Vialli avrebbe provato a dribblarmi con quegli omini alti poco più di un centimetro ed in equilibrio precario su basi convesse. Su quel tavolo verde non c’era partita: vincevo io senza se e senza ma. Altra storia se il campo di faceva lungo quasi cento metri e c’era l’erba. Lì i suoi dribbling erano poesia ed io, e tutta Cristo Re, mi inchinavo davanti a tanta classe. Cremona divenne nel giro di qualche anno una piccola capitale di quel gioco importato dall’Inghilterra. C’era Paolino a dettar legge e insieme a lui Charlie. Vinsero i primi Campionati Regionali, categoria seniores e categoria juniores, e parteciparono a Genova, trasferta e soggiorno pagati dalla neonata Federazione, ai Campionati Italiani. Noi li seguivamo con un pizzico di invidia da casa, senza telefonino, aspettando alla sera che ci chiamassero, complice un gettone telefonico ed una cabina telefonica che a nominarla oggi chissà quanti tra coloro che ci stanno leggendo sanno di che cosa parliamo. Arrivarono a Genova e scoprirono che gli avversari usavano... la sciolina! Prendevano i giocatori e gli spruzzavano sotto le basi uno dei tanti prodotti per pulire i mobili di casa per far si che le miniature scivolassero senza... inciampare. Una scoperta rivoluzionaria! Quando tornarono ci mettemmo a sperimentare le formule più incredibili mischiando cera d’api, Pronto e Silicone, usando tutti i prodotti che le nostra madri tenevano nel ripostiglio per lucidare tavoli e cucine, trasformandoci tutti in candidati al Nobel della Chimica. Il prodotto migliore ? Chi giocava a Subbuteo risponderebbe senza esitazioni: il Nugget Mobili ! Sai che dopo il suo ritiro dal mercato, secondo alcuni perché cancerogeno, veniva venduto al mercato nero a cifre da capogiro? Tipo cinquanta mila lire a bomboletta! Il Subbuteo era una religione, una malattia, era qualcosa che ti entrava fin dentro le ossa, del dito indice ovviamente! Era la possibilità di tenere tra le dita Keagan e Maradona, Ardiles e Rivellino. Il Subbuteo ti trasformava in allenatore pronto a sperimentare tutti i moduli possibili. Era collezionismo, modellismo e anche arte. C’era Moreno che riusciva a fare i baffi a Rivelino roba da lente di ingrandimento e mal di testa assicurato, roba da micron o poco più, di pennello. Era un artista Moreno, una sorta di «Stradivari del Subbuteo». Un ultimo dell’anno ci riunimmo tutti a casa sua. C'era Vittorio «il Principe» di nome e di fatto, c’era quel suo compagno inseparabile oggi alto ufficiale della Guardia di Finanza, c’era Cesare che avrebbe poi venduto auto come fa ancora oggi alle porte di Cremona. C’eravamo tutti e, soprattutto, c’era il campo da Subbuteo e il Torneo del 31 dicembre, ovvero la possibilità di giocare senza sosta fino.. all’anno nuovo. Poi venne il «Sommo», venne Beverini, un genovese che fu per anni campione del Mondo e nel mondo del Subbuteo ancor oggi è considerato un mito inarrivabile. Aveva una trentina d’anni perché a Subbuteo, oggi come allora, si può giocare a qualsiasi età. Venne a Cremona per partecipare al nostro Torneo perché nel frattempo eravamo cresciuti, di età e non solo. Venne e vinse, ovviamente. Quando lo vedemmo entrare, lui che avrebbe scritto e pubblicato un libro... illeggibile intitolato: «Io Beverini» che oggi su Ebay si vende a 150 euro, fu come se in quella sala, al Bocciodromo Signorini, fosse entrato Pelè. Giocò contro Paolino, il nostro uomo migliore, e vinse di goleada. Tirò un calcio di rigore mettendo la pallina sul dischetto e l’omino a cavallo della linea di centrocampo: pallone nel sette. Eravamo comunque bravini. Vincemmo un regionale a squadre e salimmo in serie A. Roba da farci sentire quasi dei professionisti. Retrocedemmo ma, come si dice in questi casi, con onore. Intanto crescevamo, eravamo ormai vicini ai 18 anni, tra una reprimenda di don Angelo Scaglioni: «Fuori, dannoso...», una corsa sul viale Po che allora aveva ancora tutti i suoi alberi, ed una radiocronaca inventata seguendo quegli omini che scivolavano sul campo. Chi l’avrebbe mai detto che in quella cantina stavo facendo le prove generali di quello che sarebbe diventato il mio lavoro? Perché di lì a poco avrei raccontato di Chigioni e Frediani, di Lamia Caputo e Montorfano a Cr Caporadio e poi, qualche anno più tardi, avrei raccontato, anche insieme a te, del Brescia di Lucescu e di quello di Guardiola e Baggio. Il Subbuteo esiste ancora. Non è confinato nel regno di «Malinconia» ma fa i conti con la playstation ed i computer. Io, dopo anni di «abbandono» ho ripreso a giocare perchè, si sa, quando si invecchia di ridiventa se non bambini ragazzi. E pensa, mi sono candidato alle prossime elezioni del consiglio direttivo della Fisct, la Federazione Italiana Subbuteo e Calcio Tavolo, perché adesso esiste il Subbuteo, che si rifà alla tradizione, ed il calcio tavolo, una sorta di evoluzione di quello stesso gioco. A Cremona c’è un club fatto di gente appassionata, un club capace di portare un paio di giovanissimi nella Nazionale di categoria ed ai Mondiali vinti, nella categoria ragazze, con Giulia Brillantino. Con loro ho ripreso a giocare e «conquistato» una promozione in serie C dopo anni di serie D. Poi, sai come vanno le cose... del calcio, mi sono trasferito al Club Subbuteisti Modena. I miei ex compagni di club cercano giovani e ragazzini ai quali trasmettere la passione per il Subbuteo. Su facebook hanno una loro pagina per cui, se qualcuno li volesse contattare non farà fatica. Ma deve essere qualcuno, indipendentemente dall’età, che sappia fin da ora che alla playstation non si possono dipingere a mano i baffi di Rivellino o lucidare la base di Maradona!»

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19 Novembre 2020

Commenti all'articolo

  • Corrado

    2020/11/20 - 08:26

    Bellissima e nostalgica! Chapeau!

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