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Mercoledì 21 Ottobre 2020

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TELEVISIONE

Torna Doc su Rai1, Piccioni: «Io in prima linea insieme alla mia memoria»

L’ex primario: «Questa fiction rappresenta anche un messaggio di speranza in tempi di Covid-19. Doc era partito in pieno lockdown, nel frattempo è successo di tutto e il significato vale anche oggi». Da stasera i nuovi episodi

Torna Doc su Rai1, Piccioni: «Io in prima linea insieme alla mia  memoria»

Luca Argentero e Pierdante Piccioni

CREMONA ((15 ottobre 2020) - «Prendersi cura di qualcuno alla fine è l’unica cosa che conta». Il racconto della malattia come possibilità di nuova occasione, di cambiamento, di sfida. «Forse può essere la strada per la ricerca del senso più profondo dell’esistenza». Torna Luca Argentero, che presta volto, voce e anima, ad Andrea Fanti, il medico più amato della tv protagonista di DOC - Nelle tue mani. La seconda parte del medical drama andrà in onda a partire da questa sera (ore 21,25) su Rai1. Si tratta della fiction ispirata alla storia vera del medico cremonese Pierdante Piccioni (e al libro Meno Dodici da lui scritto con Pierangelo Sapegno), ex primario di pronto soccorso a Codogno e Lodi, che per un incidente ha perso dodici anni della sua memoria. Alla regia, Jan Maria Michelini e Ciro Visco. Mentre gli sceneggiatori stanno già scrivendo le storie per la prossima stagione, perché come annuncia la produttrice Matilde Bernabei, «la storia continua». Ad affiancare Argentero nel medical drama, una produzione Rai Fiction Lux Vide, c’è la giovane e brillante Matilde Gioli nel ruolo di Giulia Giordano, la dottoressa dal carattere talvolta freddo e poco empatico, ancora innamorata di Fanti. Lui, però, a causa dell’incidente non ricorda più il loro legame sentimentale passato. La fiction ha esordito la scorsa primavera con ascolti record che hanno superato gli 8 milioni e mezzo di telespettatori e tagliato il traguardo del miglior esordio per una serie dal 2007. In primavera erano andate in onda quattro delle otto serate previste, poi la pandemia aveva bloccato le riprese. Ora è arrivato il momento di servire il finale, che - c’è da scommetterci - replicherà il successo dell’esordio. Numeri di questo genere sono incredibili al giorno d’oggi. 

Dottor Piccioni, riparte la fiction Doc. Che effetto fa?
«Direi splendido. La prima parte è andata molto bene, con ascolti da record, intorno ai 9 milioni di spettatori».

Le riprese si erano interrotte a causa del Covid.
«Solo che il virus è ancora qui. Da medico dico una sola cosa: massima prudenza, massima allerta. Doc era partito in pieno lockdown, nel frattempo è successo di tutto. Ma il significato di allora vale anche oggi».

Quale?
«Un messaggio di speranza. C’è un medico che perde la memoria e che lotta per non arrendersi al suo destino. Ed è ciò che ciascuno di noi ha fatto e sta facendo in questi mesi lunghissimi: in fondo al tunnel prima o poi una luce si deve accendere».

Sarà così nella fiction?
«Una delle cose più belle è che Doc offre un contributo ai nostri sogni, aiuta a farci sognare. Ecco, in questo senso la fiction ha già vinto. Direi che si tratta di un messaggio terapeutico».

È ancora primario?
«No, ho lasciato da tempo il pronto soccorso. Mi occupo di integrazione ospedale-territorio e di cronicità. Faccio parte del Dipartimento socio-sanitario di Lodi, seguo la cabina di orientamento che guida i malati dagli ospedali presso strutture di appoggio».

Aiutare gli altri è la sua missione.
«Seguo i pazienti in remissione dal Covid. Tornerà il tempo degli abbracci, della normalità. Ma se vogliamo che ciò avvenga questo è ancora il tempo di obbedire, di non pensare di essere più forti. Chi in un giorno ha visto la propria vita stravolta è consapevole di quanto sia importante la disciplina: per un incidente ho perso la memoria, dodici anni spezzati via, cancellati per sempre».

È stato primario a Codogno, poi a Lodi, fino al giorno dell’incidente.
«Col senno di poi, posso dire di essere stato sempre in mezzo al cuore del problema, anche se oggi, è evidente, la questione riguarda tutto il territorio e direi tutto il mondo».

Dall’uscita del suo primo libro, Meno dodici, la sua vita ha sterzato un’altra volta.
«Diciamo che non mi sono fatto mancare niente».

All’inizio nessuno credeva che lei sarebbe rientrato in servizio. Anzi, le proposero anche una bella pensione d’invalidità.
«Questo non l’ho dimenticato, porto dentro quei giorni con orgoglio, perché ho lottato con tutto me stesso per provare a ritrovare la persona che sono sempre stata. Certo, dodici anni non sono pochi e quando di penso a volte ancora non ci credo, ma ringrazio la mia tenacia, la forza d’animo e anche le persone care che mi sono state vicine».

Il suo caso è stato analizzato e studiato un po’ ovunque e lei è diventato un personaggio anche mediatico.
«Sono appena stato da Bruno Vespa, ho firmato due libri con Pierangelo Sapegno per la Mondadori, ne faremo anche altri, ho girato le tv di mezza Europa. Sì, questa storia mi ha cambiato la vita almeno due o tre volte, anche se in fondo mi sento sempre me stesso».

La fiction è arrivata anche in Portogallo.
«E poi in Spagna, in Russia, in Inghilterra. Si farà quasi sicuramente un sequel. Si può dire così, una bella eredità. La fiction tv è prodotta da Lux Vide (con Rai Fiction), la stessa di Don Matteo. Lo ammetto: alla fine mi ci riconosco».

Molti si chiedono se il personaggio della fiction alla fine recupererà la memoria.
«Naturalmente non posso rivelare nulla».

E a Piccioni com’è andata?
«Lo ripeto ogni volta: non ho ritrovato nulla dentro di me di quei dodici anni, niente di niente. A mia volta sono un caso clinico, un paziente sempre sotto esame».

Come ha fatto ad affrontare questi anni?
«Grazie alla famiglia, agli amici, alla fede. Ecco, sono questi i tre elementi che mi hanno fatto andare avanti».

Ce l’ha fatta?
«Ci provo ogni giorno, la sfida è trasformare un problema in una risorsa».

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18 Ottobre 2020