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Giovedì 01 Ottobre 2020

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CORONAVIRUS. I NODI

«Ridurre i rischi». È corsa al vaccino anti-influenzale

I medici hanno chiesto all’Ats di aumentare le scorte del 27%. Ma le dosi serviranno per coprire le sole categorie più esposte

influenza

CREMONA (12 settembre 2020) - In provincia di Cremona è già corsa al vaccino anti-influenzale stagionale. I medici di Medicina generale e i pediatri di Libera scelta hanno richiesto ad Ats il 27% di approvvigionamento in più rispetto allo scorso anno, stimando come più che probabile, se non del tutto certo, un incremento sensibile della domanda. E la risposta dovrà essere, per forza di cose, adeguata. E attrezzata. Le ragioni di un simile aumento sono molteplici: la vaccinazione contro l’influenza stagionale è raccomandata dal Ministero della Salute e dall’Istituto Superiore di Sanità per evitare una sovrapposizione epidemica con il Covid, oltre che per attivare una maggiore protezione dei soggetti fragili. «La campagna antinfluenzale 2020-2021 assumerà grandissima importanza e andrà considerata parte del quadro e delle misure emergenziali per il contrasto al Covid-19 – afferma Antonio Piro, dirigente medico del Dipartimento di Igiene e Prevenzione Sanitaria di ATS Val Padana – . Anche per Cremona ci attendiamo una considerevole adesione: l’implementazione e il rafforzamento della copertura vaccinale per l’influenza servirà innanzitutto per ridurre l’associazione di una co-infezione influenza-Covid-19 prognosticamente sfavorevole e renderà più semplice ai medici una diagnosi differenziale tra patologia influenzale e Covid-19». Ma l’obiettivo è anche quello di determinare una riduzione dei ricoveri per complicanze legate all’influenza e di pari passo si intende limitare le assenze del personale sanitario. Per capire meglio la portata di ciò che attende la sanità territoriale basta osservare i dati della campagna anti-influenzale 2019, durante la quale sono state effettuate 30.536 vaccinazioni a soggetti a rischio con una copertura del 47% per chi aveva un’età uguale o maggiore di 65 anni. Numeri che si vogliono aumentare del 25% e che sono destinati inevitabilmente a mettere sotto pressione i centri vaccinali e tutta la filiera sanitaria.

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11 Settembre 2020