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IL PUNTO DEL DIRETTORE

Tradita la fiducia di migliaia di cremonesi

Marco Bencivenga

Email:

cfrancio@laprovinciacr.it

21 Luglio 2020 - 06:35

Tradita la fiducia di migliaia di cremonesi

L'accusa è gravissima: associazione a delinquere finalizzata alla truffa, all’autoriciclaggio e all’appropriazione indebita. La speranza di tutti è che le tre persone indagate dalla Procura della Repubblica di Cremona per un reato tanto pesante possano respingere ogni addebito e dimostrare la propria innocenza in maniera assoluta. Perché «Uniti per la provincia di Cremona» - la raccolta fondi lanciata lo scorso 13 marzo da dodici associazioni del territorio, in piena emergenza Covid - è un’operazione troppo bella per essere sporcata anche solo dal sospetto che qualcosa non abbia funzionato a dovere, che un solo euro versato dai cremonesi non sia arrivato o non arrivi ai destinatari originari: gli ospedali di Cremona, di Crema e di Casalmaggiore e tutte le realtà che, a vario titolo, hanno lavorato per lenire le ferite e i danni della pandemia. L’idea di aprire una sottoscrizione - sul modello delle raccolte fondi lanciate da tv e giornali nazionali - è nata ai primi di marzo in questa redazione ed è poi stata condivisa con altre realtà, fino a diventare patrimonio dell’intero territorio provinciale con il coinvolgimento di tutte le associazioni di categoria e dell’autorevole Fondazione Arvedi Buschini: da qui il nome-slogan della raccolta fondi, in prima battuta «Uniti per gli ospedali di Cremona», in seconda «Uniti per la provincia di Cremona», a sottolineare l’apertura a 360° della platea dei possibili beneficiari, non solo gli ospedali, ma anche le case di riposo e le associazioni di volontariato. 

Certo, nessuno poteva prevedere che qualche bonifico potesse finire a una società che commercializza stufe e caldaie o su conti correnti aperti in Bulgaria e in Gran Bretagna da un gestore di locali notturni, come ipotizza ora la Procura della Repubblica. La Provincia ha sostenuto fin dal primo giorno la grande raccolta fondi, al pari di tutti gli altri media locali: giornali, siti e tv. E giorno per giorno ha dato conto sia del progressivo lievitare delle donazioni, arrivate a sfiorare i 4 milioni di euro, sia del loro impiego: grazie alla generosità dei cremonesi e all’attività di Uniti, per oltre quattro mesi sono stati forniti dispositivi di protezione individuale a medici e infermieri degli ospedali, delle case di risposo e delle associazioni di volontariato dell’intera provincia; sono state acquistate e donate ambulanze; sono stati offerti vitto e alloggio ai Samaritani che hanno allestito l’ospedale da campo nel parcheggio del Maggiore e alla Brigata Cubana che ha appoggiato l’ospedale di Crema e che ora il sindaco Stefania Bonaldi vorrebbe candidare al Nobel per la Pace. Grazie ai fondi raccolti da Uniti per la provincia di Cremona sono stati acquistati respiratori, macchinari, mascherine, guanti e camici. E La Provincia ne ha puntualmente documentato la consegna ai destinatari di turno con decine di foto e di articoli. Ora, però, grazie al fiuto di un dirigente di banca insospettito dai bonifici diretti a un destinatario “incongruo”, si scopre che qualcuno potrebbe avere distratto quasi centomila euro attraverso false fatturazioni, addirittura con la complicità di un sacerdote compiacente: se fosse vero, sarebbe un fatto gravissimo. Se le accuse verranno dimostrate, ci ritroveremo tutti sulla stessa barca di disperati, vittime di chi ha tradito la fiducia nostra, dei soci fondatori della onlus, del cavalier Giovanni Arvedi e di tutte le persone che, pur in un momento difficilissimo, hanno messo mano al portafogli per aiutare chi aveva e ha più bisogno. Qualcuno ha offerto 10 euro, qualcun altro 100, un donatore che ha voluto restare anonimo (ma è ben conosciuto dalla onlus e dalla banca che ha ricevuto il bonifico) addirittura ha messo sul piatto un milione di euro. Se le dettagliate accuse della Procura saranno confermate (lo ripetiamo per l’ennesima volta, “se”, perché non ci diamo pace che quanto ipotizzato possa essere successo davvero) aver tradito questa fiducia sarà la vera ferita inferta alla comunità cremonese e a tutte le raccolte fondi attivate per sostenere una buona causa, dai terremoti all’emergenza Coronavirus. Un danno gravissimo. Un gesto vigliacco. Un peccato imperdonabile.  

 

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