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Sabato 04 Luglio 2020

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CORONAVIRUS. LA RIPARTENZA

Nuovo ospedale: «Prima i servizi e poi la struttura»

Intervista al senatore cremonese dei 5 Stelle Danilo Toninelli. «Il primo obiettivo deve essere una sanità pubblica di qualità»

Toninelli

Danilo Toninelli e il progetto del nuovo ospedale di Cremona

di Marco Bencivenga

CREMONA (26 giugno 2020) - Il tempo della politica in diretta streaming (quella che ridicolizzò il segretario Pd durante le trattative per la formazione del Governo) è finito, ma il Movimento 5 Stelle continua a puntare sul mondo digitale per comunicare con i propri fedelissimi: lo fa grazie alla storica piattaforma digitale e, da alcuni giorni, con un tour virtuale fra le regioni italiane intitolato «Riparte l’Italia». Oggi è in programma la tappa in Lombardia, la regione più colpita dall’emergenza Coronavirus, e il tema centrale dell’appuntamento non potrà che essere la Sanità. L’ex ministro Danilo Toninelli, coordinatore-moderatore del webinar, anticipa i temi del confronto in questa intervista concessa in esclusiva a La Provincia.

Senatore Toninelli, di cosa parlerete stasera?
«Il Covid-19 ci ha messo davanti a tante cose: sicuramente alla forza e all’abnegazione dei nostri operatori sanitari, che voglio ringraziare a nome di tutto il Movimento 5 Stelle. Ma ci ha messi anche di fronte alla necessità di rafforzare la sanità pubblica, di sburocratizzare il nostro Paese, di creare una rete di welfare più forte. Il governo ha sostenuto i lavoratori con bonus e cassa integrazione, le imprese con i prestiti garantiti e le risorse a fondo perduto, chi si è ritrovato senza nulla con il reddito di emergenza. Partiremo da questo per analizzare poi la gestione fallimentare dell’emergenza da parte del governo della Regione Lombardia. La sanità regionale andrebbe totalmente ripensata e incentrata sul pubblico. Dare fondi pubblici ai privati non ha funzionato e ne abbiamo avuto una drammatica prova».

Nella sanità cremonese tiene banco la proposta di realizzare un nuovo ospedale, perché l’attuale — oltre a essere vecchio — non rispetta le norme antisismiche e antincendio: la ristrutturazione del Maggiore durerebbe 15 anni, costerebbe 195 milioni di euro (tutti a carico della Regione, che ne garantisce la disponibilità) e comporterebbe un continuo trasloco dei reparti per far posto ai cantieri. La costruzione di un nuovo ospedale secondo nuovi criteri, costerebbe 50 milioni in più (sempre finanziati dalla Regione) ma richiederebbe solo 8 anni di lavori e non comporterebbe disagi per l’utenza. Lei e il M5S a quale ipotesi siete favorevoli?
«Il primo obiettivo, come dicevo anche prima, deve essere quello di dare una sanità pubblica di qualità ai cittadini lombardi. Il sistema sanitario nazionale va potenziato. Ad oggi con la riforma del Titolo V sappiamo che la gestione è in capo alle Regioni. Ecco, l’ospedale Maggiore, così trascurato negli anni, è un emblema del fallimento della gestione del governo lombardo. Ora il centrodestra per nascondere i mancati investimenti negli anni parla di un ospedale nuovo gettando fumo negli occhi ai cremonesi. Parlano di un progetto che vedremo se tutto va bene tra 10-15 anni, ma intanto cosa succede? Tutto resta com’è adesso e l’ospedale Maggiore viene lasciato ancora nello stato fatiscente in cui si trova oggi? Peraltro, i numeri di cui parliamo, che circolano sulla stampa da qualche settima, non trovano conferma in atti concreti della Regione. Il M5S ha chiesto alla Regione di fornire gli studi e i progetti, ma ad oggi non c’è stata data alcuna risposta. Se ci sono dei progetti, guardiamoli e decidiamo sulla base di atti concreti, altrimenti parliamo di aria fritta. Lo stesso dicasi per la presunta disponibilità del governo della Regione Lombardia a sostenere tutte le spese: sono promesse o impegni concreti? Perché di impegni formali non ne abbiamo letti e di parole al vento i cittadini sono stufi».

Contro l’ipotesi di realizzare un nuovo ospedale a Cremona si sono schierati 23 medici del Maggiore di Crema che suggeriscono, in alternativa, una medicina territoriale con presidi aperti almeno 12 ore al giorno, visite medico-infermieristiche a domicilio e ambulatori polispecialistici decentrati per la diagnostica di base e la medicina generale a basso impatto: voi cosa ne pensate?
«Questi medici ci stiano ricordando una grossa verità: la sanità pubblica di qualità non è solo un palazzo adibito ad ospedale, ma è prima di tutto un insieme di servizi al cittadino. Il Covid-19 ha chiaramente mostrato che la sanità lombarda è molto carente sia sul fronte della medicina territoriale, sia su quello dei laboratori d’analisi. Guardiamo ad esempio al Veneto: lì c’è una sanità territoriale capillare che si è dimostrata più efficiente della nostra, unita ad una rete di laboratori che ha permesso di analizzare e tracciare in maniera efficace la diffusione del Covid-19. In Lombardia invece tutto questo è mancato e abbiamo visto com’è andata. Il palazzo non cura nessuno: sono i medici e gli infermieri a salvare vite».

Le due soluzioni devono per forza essere alternative o possono essere complementari?
«Tutto è complementare, ma ripeto, non possiamo concentrare il dibattito solo sulla struttura, se prima non facciamo un ragionamento sui servizi che la Regione deve erogare ai cittadini della nostra provincia».

I medici di base (o di famiglia) sono sempre meno. E altri andranno in pensione a breve: come rimediare?
«Bisogna assumere nuovi medici. La visione della Lega che ha perpetrato in questi anni invece è stata opposta a questa. Sono certo che tutti i lettori si ricordano le parole di Giancarlo Giorgetti pronunciate pochi mesi prima della pandemia, in cui diceva che i medici di base erano oramai un modello vecchio da superare. Se oggi mancano medici di base, cioè il primo avamposto del Servizio sanitario nazionale, è colpa di questa visione miope del partito che da anni governa la Lombardia. Grazie al MS5 il governo ha sbloccato le assunzioni per migliaia di medici. Chi governa la Lombardia dovrebbe concentrarsi ad utilizzare le opportunità messe a disposizione dal governo anziché continuare a perdere tempo per trovare qualcuno a cui scaricare le sue colpe. Adesso la sfida è potenziare la rete di cura territoriale. Ricordiamoci sempre che puntare a curare i pazienti a domicilio significa alleggerire gli ospedali e dare un’assistenza migliore».

Le facoltà universitarie di Medicina e di Infermieristica oggi sono a numero chiuso e prevedono l’accesso esclusivamente per concorso: tantissimi ogni anno i candidati, pochi i posti disponibili. Così, in caso di emergenza gli ospedali e le aziende sanitarie sono stati costretti a richiamare i pensionati e a mandare in corsia studenti non ancora laureati: voi siete per la liberalizzazione delle iscrizioni o favorevoli alla conferma del numero chiuso?
«Non c’è una carenza di medici, c’è una carenza di specialisti perché abbiamo pochi posti di formazione specialistica e molti medici vanno all’estero per formarsi. In Italia, ma soprattutto in Lombardia, la prospettiva è quella di finire a lavorare a partita Iva o con contratto trimestrali. Vale per il pubblico ma ancora di più per la sanità privata (a cui la Lombardia destina metà del bilancio sanitario regionale). Molti giovani quindi appena si laureano nelle nostre università fanno le valigie e vanno all’estero, dove i nostri giovani medici sono rispettati e hanno la possibilità di lavorare in un contesto stabile. Iniziamo da qui a riformare il nostro sistema, diamo una prospettiva ai nostri giovani e diamogli i giusti riconoscimenti per farli restare. Il governo aumenterà i posti nelle facoltà di Medicina rispettando la capacità formativa delle singole scuole ma senza una prospettiva tanti di loro continueranno a guardare agli altri Paesi dove gli viene riconosciuto il diritto a costruirsi un futuro stabile, proprio a partire dalla specializzazione. Abbiamo lavorato molto per ridurre l’imbuto formativo tra chi si laurea e chi si specializza. Grazie al lavoro del Movimento 5 Stelle sono stati aumentati i contratti di formazione specialistica passando da 6.200 contratti nel 2018 a 13.400 contratti oggi. La sfida da vincere è garantire una formazione di qualità a tutti i medici ed un percorso lavorativo stabile e meritocratico».

© RIPRODUZIONE RISERVATA DI TESTI, FOTO E VIDEO

26 Giugno 2020

Commenti all'articolo

  • Antonio

    2020/06/26 - 12:25

    Anche io vorrei ministri di qualità e invece mi ritrovo Di Maio e l’Azzolina ...

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