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Lunedì 25 Maggio 2020

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CREMONA

Voltini dal gip respinge le accuse

Il presidente del Consorzio agrario, Coldiretti Cremona e Lombardia interdetto dalle cariche per 12 mesi preannuncia il ricorso al Riesame

Voltini dal gip respinge le accuse

Il tribunale di Cremona

CREMONA (22 maggio 2020) - Quattro giorni fa, scoppiato il caso sui licenziamenti sotto minacce e ricatto di dirigenti e dipendenti del Consorzio agrario, aveva affidato la sua difesa pubblica a due comunicati stampa fotocopia, uno del Consorzio stesso, l’altro di Coldiretti.
«Sono a disposizione del Pubblico Ministero e del Tribunale, nutrendo da sempre piena fiducia nel lavoro della Magistratura, confortato dalla consapevolezza di aver agito nel rispetto delle leggi e nell’interesse della società da me amministrata». Dai comunicati stampa al gip.
Accusato di estorsione aggravata, Paolo Voltini, 47 anni, per 12 mesi interdetto dalle tre cariche apicali di presidente del Consorzio Agrario, presidente di Coldiretti Cremona e presidente di Coldiretti Lombardia, alle dieci di ieri si è presentato davanti al gip, Giulia Masci, per l’interrogatorio di garanzia, al quale erano presenti le pm Chiara Treballi e Vitina Pinto. Per circa un’ora e mezza, difeso dall’avvocato Paolo Cenna di Suzzara, Voltini ha risposto alle domande e respinto le accuse. Al termine, attraverso il suo legale, ha chiesto la revoca della misura (il gip si è riservato, le pm hanno dato parere non favorevole). Se il gip non gli cancellerà l’anno di stop, Voltini ricorrerà al Tribunale del Riesame.
Nell’ambito dell’indagine, tuttora in corso, nei confronti di Voltini e di Tullo Soregaroli, responsabile del personale, la Procura ipotizza il reato di estorsione aggravata ai danni di Ersilio Colombo e Paolo Ferari, l’uno addetto alla vendita delle macchine agricole, l’altro il suo diretto superiore, entrambi improvvisamente licenziati, Ferrari il 17 giugno del 2015, Colombo l’1 luglio successivo. Entrambi costretti a firmare la lettera di dimissioni, paventando un procedimento disciplinare con le prove contenute in una cartelletta azzurra. E sotto il ricatto di trascinarli in Tribunale per un ipotetico ‘buco’ di 800 mila euro causato al Consorzio.

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21 Maggio 2020