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IL PUNTO DEL DIRETTORE

Il Papa all'inferno, una lezione per tutti

Marco Bencivenga

Email:

fpavesi@cremonaonline.it

07 Maggio 2020 - 06:10

Divisi davanti al virus: così ci giochiamo la credibilità

Ha fatto il giro d’Italia, se non addirittura del mondo, il video che dal 29 aprile è online sul nostro sito, all’indirizzo www.laprovinciacr.it, ed ha come protagonisti Papa Francesco (in voce) e la famiglia di Andrea, un ragazzo diversamente abile di Caravaggio. La registrazione dura 4 minuti, più 58 secondi durante i quali il pontefice - a telefonata finita - spiega da un pulpito le ragioni di quella speciale conversazione. Nei primissimi frame del video mamma Maria Teresa suggerisce al figlio di salutare il Papa. E Andrea, lontano da ogni formalismo, si presenta nella maniera più semplice possibile: «Ciao», dice a Francesco, come se parlasse a un compagno di scuola. Poi è il Papa a condurre la conversazione, con Maria Teresa a fare da ponte fra «Sua Santità» (come lo chiama ripetutamente) e il figlio, comprensibilmente parco di parole: su tutto, tengono banco la richiesta di Andrea di avere in dono una papalina (desiderio subito esaudito da Francesco) e il tema dello «scambio della pace» proibito ai tempi del Coronavirus (sì a un cenno con la testa, no alla stretta di mano che può favorire il contagio). La telefonata è estremamente informale e al momento dei saluti, dopo la richiesta di Maria Teresa («Una preghiera speciale per la mamma malata di Alzheimer» arriva la frase che qualcuno trasformerà in un caso: «Pregate per me», chiede il Papa, come fa ogni domenica dal balcone di piazza San Pietro. «Lo faremo sicuramente, ma lei non ne ha bisogno: è già un santo», ribatte la mamma di Andrea. Al che Francesco - per alleggerire il peso di quella definizione così impegnativa - fa professione di umiltà: «Oh, Dio mio, non dirlo due volte che forse ci ritroveremo all’inferno, eh...».

S i tratta evidentemente di una battuta, che mamma Maria Teresa commenta come avrebbe fatto chiunque di noi: «Guardi, per lei penso proprio di no, per noi magari sì: siamo così adirati...» Seguono mille grazie e la promessa di un incontro dal vivo, quando sarà possibile. Tutto nella massima serenità e riconoscenza reciproca. Il video integrale resta on line sul nostro sito per una settimana. Poi qualcuno cerca di trovare un senso diverso alle parole del Papa e parte la macchina della disinformazione senza controllo: «La gaffe del Papa», scrive un sito. «Scivolone di Francesco», titola un altro. «Papa choc: ci vediamo all’inferno!», esagera un terzo. E via via, alzando i toni e distorcendo sempre più la frase originale. All’improvviso tutti «scoprono» il video che sta pacificamente da giorni sul nostro sito e chiamano La Provincia per essere autorizzati a condividerlo. E in poche ore una frase innocua diventa motivo di scandalo. Anche se qualcuno si prende la briga di rimettere le cose a posto: «Ecco cosa ha detto davvero Papa Francesco nella telefonata alla famiglia del ragazzo disabile», titola per esempio il Corriere della sera online, sintonizzandosi sulla nostra lunghezza d’onda. Morale? Il caso dimostra in maniera evidente come la pratica della condivisione acritica delle notizie - tanto diffusa nel web e sui social - può diventare pericolosa e distorcere la realtà, se non accompagnata da un’adeguata verifica e valutazione. Per restare in tema religioso, anche sulla Bibbia c’è scritto che «Dio non esiste», ma la frase completa precisa «sulla bocca degli stolti». E cambia completamente significato e prospettiva. Guai dunque a estrapolare una singola parola o una singola espressione dal contesto in cui sono calate! Se non si valutano il tono e la circostanza in cui una determinata parola viene pronunciata, il rischio di prendere lucciole per lanterne è altissimo. Vale per la telefonata del Papa, come per gran parte delle fake news e delle bufale che circolano on line, spesso in maniera anonima o priva di un riferimento attendibile: dalle scie chimiche alle cure miracolose per guarire dal Coronavirus la lista delle «false verità» è tanto lunga quanto pericolosa. D’obbligo tenere la guardia alta e il cervello collegato. Seconda riflessione, un dubbio, più che una morale: l’uso distorto della frase del Papa è il «gioco innocente» di qualche buontempone in cerca di facili click o la strumentalizzazione scientifica di chi non gradisce le posizioni di Francesco sui temi più scottanti della dottrina cattolica e spera così di metterlo in difficoltà? Il dubbio è l’inizio della conoscenza, spiegava un gigante del pensiero come Cartesio. E quattro secoli dopo siamo ancora lì: nel dubbio. Ma il caso di Andrea - lo scandalo suscitato dalla strumentalizzazione di quel «magari ci ritroveremo all’inferno» - alla fine potrebbe diventare un bene. Perché ci avrà insegnato a distinguere il falso dal vero, l’informazione oggettiva dalla manipolazione. Un mezzo miracolo, altro che inferno!

 

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