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EMERGENZA SANITARIA

Coronavirus, l'infettivologo cremonese Bertoletti a Singapore: 'Così sto studiando il Covid-19'

Il professionista dirige il centro Duke Nus: 'Per il vaccino è ancora presto'

Francesco Pavesi

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fpavesi@cremonaonline.it

14 Aprile 2020 - 06:34

Coronavirus, l'infettivologo cremonese Bertoletti a Singapore: 'Così sto studiando il Covid-19'

SINGAPORE (14 aprile 2020) - "Sono uno specialista di malattie infettive e un immunologo, esperto di cellule T, linfociti T. In questo momento sto studiando il virus, il Covid 19, nello specifico la risposta adattiva delle cellule che dovrebbero andare a lisare quelle infettive. C’è chi studia gli anticorpi, io mi occupo di studiare questa parte più difficile da sperimentare, più complessa, però altrettanto fondamentale. Studiamo, cerchiamo una cura. Non sappiamo tanto di questo virus, iniziamo a conoscerne qualcosa ora". Il dottor Antonio Bertoletti è cremonese, ma da più di 30 anni lavora lontano da Cremona e dall’Italia. Un quindicennio trascorso a Londra e ora da quasi 14 anni alla guida di un laboratorio di oltre 30 ricercatori a Singapore, il Duke Nus. Uno scienziato impegnato a cercare una strada verso la soluzione di una delle peggiori epidemie della storia recente.

"Devo ammettere che all’inizio di questa pandemia, a gennaio, io stesso avevo sottostimato l’impatto del Coronavirus. Non dico che pensassi che fosse una banale influenza questo no, certamente un’influenza molto aggressiva, ma non che si potesse diffondere con questa rapidità e incisività, soprattutto come è successo nel caso della Lombardia. Resta il fatto che la nostra regione è un’anomalia, perché tendenzialmente il virus nell’80% dei casi si manifesta in forma abbastanza lieve, nel 20% con una sintomatologia piuttosto importante e solo in un 2-3% in modo letale. Il numero straordinario di infettati e la rapidità con cui si è diffuso a Cremona e in altre città lombarde però, è sicuramente un fenomeno che deve essere oggetto di studio".


Da studioso, da scienziato pensa che si troverà presto una cura, un vaccino o è prematuro e siamo nel campo della speranza. "Direi che stiamo facendo passi in avanti, ma, al momento siamo ancora un po’ nel campo dello ‘speriamo’. Andiamo avanti con fiducia e studiamo".

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