il network

Mercoledì 27 Maggio 2020

Altre notizie da questa sezione


IL PUNTO DEL DIRETTORE

Iniziativa lodevole, modalità rischiose

Divisi davanti al virus: così ci giochiamo la credibilità

Sulla carta è un’ottima notizia: da oggi la Regione Lombardia distribuirà gratuitamente 3,3 milioni di mascherine. In realtà, la mossa forse più attesa e gradita dai cittadini lombardi rischia di diventare un problema, nel peggiore dei casi addirittura una questione di ordine pubblico. Perché l’annuncio dato ieri dal governatore Attilio Fontana nel corso della consueta diretta Facebook non solo ha colto di sorpresa i soggetti incaricati della distribuzione dei preziosi dispositivi (in primis le farmacie, ma anche i supermercati, le tabaccherie, gli uffici postali e le banche), ma rischia di creare attese ingiustificate e di innescare nelle prossime ore una corsa all’accaparramento dalle imprevedibili (o forse prevedibilissime) conseguenze. La ragione è semplice, i conti sono presto fatti: i lombardi sono oltre 10 milioni, quindi non tutti potranno ricevere le preziose mascherine, ma a beneficiarne sarà soltanto un cittadino ogni tre (la proporzione migliora un po’ nella provincia di Cremona, con 126 mila dispositivi per 330 mila residenti, ma neppure qui ci saranno mascherine per tutti). Il problema è stabilire chi le potrà ricevere davvero e chi no, perché la Regione non ha fissato un criterio né ha scelto specifiche categorie di beneficiari (i lavoratori, gli anziani, i malati cronici, i cittadini con il reddito più basso...): semplicemente ha indicato come destinatario prioritario delle mascherine gratuite “chi è in difficoltà”, assegnando alle farmacie l’ingrato compito di «individuare le persone in condizioni fragili» cui consegnarle. Su che base ogni singolo farmacista potrà/dovrà rispondere ai richiedenti «a lei sì, a lei no» non è dato sapere. Di sicuro, non sarà una situazione piacevole. Né per i farmacisti né per gli aspiranti beneficiari che saranno respinti. Peraltro, non è stato previsto alcun registro: quando riceverà la mascherina, il fortunato vincitore della «lotteria Coronavirus» non dovrà firmare alcun modulo né fornire le proprie generalità. Teoricamente, significa che potrebbe fare il tour dei punti di distribuzione per accaparrarsi il maggior numero possibile di mascherine. A discapito di chi non le ha o non ha tempo e modo per andarle a ritirare.

Non va sottovalutato neppure il rischio concreto che si formino lunghe code e assembramenti davanti alle farmacie, alle tabaccherie, alle banche e ai supermercati, che dovrebbero essere stati riforniti dei dispositivi dalla Protezione Civile già nel corso della notte appena trascorsa o lo saranno nelle prossime ore.
Altro che «distanziamento sociale»! Insomma, l’iniziativa è lodevole, ma l’impressione è che sia stata annunciata con eccessiva superficialità, senza fissare le necessarie regole di ingaggio, senza spiegare a sufficienza le modalità di selezione dei beneficiari, senza dar tempo ai distributori di organizzarsi. Forse, la fretta di «rispondere» all’ordinanza di sabato - quella che ha imposto a tutti i cittadini lombardi l’obbligo di utilizzare le mascherine per poter uscire di casa - è stata una cattiva consigliera. Ed è un peccato, dopo sei settimane di gestione dell’emergenza con il massimo dell’impegno da parte dell’intero sistema sanitario regionale.
Alcuni errori sicuramente sono stati fatti - a Milano, così come a Roma - e a guerra finita bisognerà farne tesoro, per non ripeterli in futuro, ma un’attenuante va concessa a chi si è trovato all’improvviso sulle spalle la responsabilità di fronteggiare un nemico invisibile quanto sconosciuto.
L’allarme Wuhan era risuonato con forza, ma nessuno aveva previsto che l’epidemia potesse essere tanto devastante, fino a diventare una pandemia mondiale.
Il discorso vale per le diverse Regioni italiane, ma anche per i Paesi che avevano un mese di vantaggio per preparasi, hanno sottovalutato a lungo il pericolo e ora stanno peggio di noi: dagli Stati Uniti alla Spagna, dal Regno Unito alla Germania.
La «guerra» coinvolge tutti e non è questo il momento dei processi. Contare fino a dieci prima di assumere decisioni tanto delicate, però, è doveroso. Anche quando si è armati delle migliori intenzioni.

© RIPRODUZIONE RISERVATA DI TESTI, FOTO E VIDEO

 

05 Aprile 2020

Commenti all'articolo

  • koglione

    2020/04/06 - 15:12

    Quindi, direttore, meglio continuare a pagarle 2,50 euro cad? L' ho pagata io in una farmacia cittadina. Anche gli sciacalli devono mangiare?

    Rispondi