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Mercoledì 27 Maggio 2020

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EMERGENZA SANITARIA

Coronavirus, Crotti: «Rispettare gli agricoltori»

Il presidente della Libera: «Non accetteremo speculazioni a danno dei produttori di materia prima». E dopo lo scampato pericolo sul latte, si aprono altri due fronti: quelli della suinicoltura e dei mangimi

Coronavirus, Crotti: «Rispettare gli agricoltori»

Riccardo Crotti

CREMONA (2 aprile 2020) - «Come agricoltori, anche in una fase così difficile dal punto di vista sanitario e non solo, abbiamo sempre continuato a fare la nostra parte non senza sacrifici, fornendo cibo buono, nutriente e sicuro nel rispetto degli impegni assunti e delle condizioni sottoscritte».
«Anche per questo, non potremmo accettare di essere ripagati con ben altra moneta e il ricorso a manovre speculative o a comportamenti da sciacalli».
Mentre l’emergenza Coronavirus rischia di assumere sempre più anche l’aspetto di una disastro economico-sociale, il presidente della Libera Associazione Agricoltori Cremonesi, Riccardo Crotti, torna a richiamare tutti gli anelli della filiera alla loro responsabilità.
«Nelle ultime settimane abbiamo visto cose che francamente non ci sono piaciute», chiarisce. «Lamentando un presunto caldo della domanda globale, alcuni caseifici hanno mostrato difficoltà a ritirare il latte (poi fortunatamente ‘assorbito’ per intero), mentre altri puntavano ad approvvigionarsi sul mercato facendo ricorso al latte spot, dunque a prezzi nettamente inferiori rispetto a quelli della materia prima ‘contrattualizzata’».
«È un modo di comportarsi che non va assolutamente bene. Specialmente se viene posto in essere nei confronti di chi, come noi, ha sempre rispettato ogni accordo senza mai cercare di trarre vantaggi dalla volatilità del mercato».
«Sappiamo benissimo che, tra i derivati del latte, sono meno richiesti i prodotti freschi e che - però - quelli a lunga conservazione portano il saldo globale largamente in attivo. La grande distribuzione sta beneficiano di incrementi del fatturato alimentare pari o addirittura superiori al 30%; e l’aumento della domanda dovrebbe normalmente influenzare anche il prezzo della materia prima. Ma nessuno di noi ha pensato a batter cassa’, tanto meno in questo che é e deve essere il momento della massima assunzione di responsabilità individuale e collettiva».
«Detto questo, ribadisco che eventuali comportamenti scorretti verranno segnalati e denunciati a chi di dovere. Bene ha fatto l’assessore regionale all’Agricoltura, Fabio Rolfi, a convocare l’altro giorno il tavolo regionale del latte, anche su nostra sollecitazione; portando al tavolo anche i rappresentanti della grande distribuzione. E chiedendo, per i contratti in scadenza, di mantenere per uno o due mesi il riferimento a quanto pattuito a suo tempo o comunque al prezzo medio stabilito dall’intesa vigente con Italatte. Richiesta provvidenziale, se si considera che per i contratti in scadenza il 31 marzo qualcuno stava cercando di giocare al ribasso....».
«E’ stato un importante richiamo alla responsabilità - prosegue Crotti - che proprio ieri, per voce del presidente Antonio Boselli, Confagricoltura Lombardia ha chiesto di estendere anche al settore suinicolo. Serve un tavolo per scongiurare pure in questo caso il rischio di speculazioni, o del tentativo già in atto di ridurre la domanda di materia prima per la minor disponibilità di personale. Anche in questo caso vale lo stesso ragionamento fatto per il latte: la domanda finale (vale a dire quella dei consumatori) aumenta, e i problemi di personale li hanno le aziende agricole esattamente come i caseifici ed i macelli. Ma noi siamo ben consapevoli della funzione essenziale che ci è stata esplicitamente riconosciuta anche dal Governo; ci siamo organizzati, facciamo i ‘salti mortali’ ma continuiamo a produrre le quantità di cibo pattuite e richieste dal mercato. Come riusciamo a farlo noi, dovrebbero riuscirci tutti».
Crotti vede però un altro pericolo profilarsi all’orizzonte, e mette le mani avanti.
«Dico subito che il senso di responsabilità al quale siamo tutti chiamati ad attenerci deve valere anche per il settore mangimistico. Non vorrei che adesso anche da quel fronte si cercasse di scaricare le difficoltà - comuni a tutti - del periodo sull’anello più debole della filiera, giustificando eventuali aumenti di prezzo dei mangimi con qualche incremento registrato nei costi di produzione. Neppure questo potrebbe essere accettabile. Certe manovre, o anche solo certe tentazioni, speculative devono cessare subito e una volta per tutte».
«Rinnovo quindi - conclude il presidente della Libera Associazione Agricoltori Cremonesi - il richiamo alla responsabilità collettiva ed a quella individuale di ciascuno. Tutti facciano la loto parte, senza credere di poter penalizzare il settore più debole - ma per molti aspetti anche quello davvero essenziale - della filiera agroalimentare»
Il messaggio è lanciato; e insieme al messaggio, anche la netta rivendicazione di un ruolo fondamentale nel garantire a tutti cibo sicuro, qualunque cosa sia purtroppo accaduta e qualunque cosa accada. Del resto, spingere sull’orlo della crisi il comparto - spina dorsale anche delle esportazioni che dovranno tornare ad avere un’importanza decisiva - sarebbe solo un pessimo affare per tutti. Con conseguenze forse irrecuperabili.

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02 Aprile 2020