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Venerdì 29 Maggio 2020

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EMERGENZA SANITARIA

«Chiusi in casa, ecco come battere la claustrofobia»

La fatica di adattarsi alla clausura forzata: i consigli della psicoterapeuta Finetti

«Chiusi in casa, ecco come battere la claustrofobia»

La psicoterapeuta Silvia Finetti

CREMONA (31 marzo 2020) - Da sempre la casa è un bene primario, desiderato e agognato. Oggi ancora più di ieri. L’epidemia ha trasformato le mura domestiche in uno scudo, l’unica arma a nostra disposizione per difendersi. Basta chiudere la porta, e tutto, si spera, rimane fuori, nel mondo sferzato dal Covid-19. Ma è altrettanto vero che il protrarsi dell’isolamento coatto sta acuendo alcune nevrosi e sviluppandone altre. Tanto che tra gli psicoanalisti serpeggia il timore per la tenuta psichica delle nostre comunità. L’uomo è un animale sociale e i metri quadrati mediamente a disposizione nelle abitazioni e percorsi quotidianamente per spostarsi tra camera da letto, cucina e salotto, lo fanno somigliare sempre di più ad un animale in gabbia. 
«Innanzitutto non parlerei di claustrofobia, bensì di fatica ad adattarsi a nuove abitudini di vita, un fenomeno che è molto soggettivo — spiega la dottoressa Silvia Finetti, psicoterapeuta che insieme ad altri colleghi ha avviato un servizio gratuito di sostegno psicologico per il comune di Castelvetro Piacentino —. Infatti, c’è chi è già abituato alla vita domestica, potendo contare anche su forti relazioni famigliari; al contrario c’è chi non riesce a reggere questa clausura forzata perché si trova a confrontarsi con qualcosa che prima riusciva ad evitare: rapporti tesi, problemi irrisolti, insoddisfazioni personali. Questo tempo ci mette faccia a faccia con noi stessi e non sempre ne usciamo integri. Il tran tran quotidiano è un’ancora di salvezza nella quale rifugiarsi: la vita prima seguiva il ritmo del lavoro e delle attività preferite ma lontano da casa, ora siamo noi gli artefici del nostro tempo in uno spazio ristretto».

Una delle fasce di popolazione su cui Finetti punta l’attenzione e che fino ad oggi è stata un po’ tralasciata sono gli adolescenti e i giovani: «Questa è l’età d’oro dove ci si sente il mondo in mano. Si sperimenta la prima vera autonomia dalla famiglia, si inizia un percorso lavorativo o di studio lontano da casa, le relazioni sociali, quelle sentimentali e tra amici sono importantissime. Invece, c’è una brusca interruzione, quasi crudele. Occorre avere per i nostri adolescenti un occhio di riguardo e quando tutto sarà ristabilito riuscire a ridare loro ciò che di prezioso gli è stato tolto».

Errore da evitare è quello di non subire il tempo che scorre: «È necessario cercare di ristabilire delle abitudini, una routine normale nell’eccezionalità del momento. Mantenere il ciclo di veglia e di sonno, alimentarsi in modo sano e corretto, consumare i pasti ad orari precisi, fare attività fisica all’aria aperta: basta anche solo tenere aperta la finestra e fare entrare aria e sole. E poi, trovare attività alternative che stimolino la nostra creatività e ci inducano al bello: ai miei pazienti spesso consiglio di trovare su internet dei tutorial per imparare a disegnare, cucinare, cantare, suonare o fare yoga».

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30 Marzo 2020