il network

Mercoledì 27 Maggio 2020

Altre notizie da questa sezione


EMERGENZA SANITARIA

Coronavirus, Garioni: 'Io, trapiantato di rene sono vivo per miracolo'

L'architetto racconta la sua esperienza: 'Da immunodepresso mi davo per morto'

Coronavirus, Garioni: 'Io, trapiantato di rene sono vivo per miracolo'

CREMONA (30 marzo 2020) . «Sono vivo per miracolo. Mi sono chiesto se raccontare la mia storia avesse un senso. Per darmi una risposta sono partito da una considerazione. Io sono un trapiantato di rene e immunodepresso, quando ho preso il Covid-19 ero certo di non farcela. Ora sono qui a raccontare la mia storia e il mio racconto vuole essere soprattutto per quanti hanno il mio stesso quadro clinico, per dire che ce la possiamo, ce la possono fare». È la riflessione che l’architetto Angelo Garioni confida, mosso dal desiderio di dare testimonianza che vincere il Covid-19 è possibile. Per questo ha deciso di rendere pubblico l’abbraccio, per fortuna non mortale, col Coronavirus.

«Sono stato ricoverato il 2 marzo, ma i primi sintomi di quella che sembrava una brutta influenza sono iniziati il 17 febbraio, ben prima del paziente uno di Codogno. Quando raffreddore e tosse hanno cominciato ad essere insistenti e soprattutto la febbre ha cominciato a balzare improvvisamente a 40 sono andato in ospedale».

La decisione di Garioni di andare al pronto soccorso teneva conto di una consapevolezza: «Pazienti con le mie patologie se si beccano il Covid-19 sono spacciati — spiega —. Essere positivo al virus equivaleva a una condanna a morte. Quando ho comunicato che ero potivo al Covid-19 i medici che mi hanno in cura dopo il trapianto di rene si sono detti preoccupati, molto preoccupati. Ma non avevo scelta. Il piccolo inizio di polmonite mi ha costretto ad andare in ospedale ed è stato meglio così. Ero ricoverato in nefrologia. I primi giorni ero in isolamento dagli altri, poi, in una decina di giorni, tutti i posti del reparto erano pieni di ammalati da Coronavirus».

Sono stati i medici del Maggiore a fare la scelta più difficile: «La situazione era difficile, ero appeso a un filo, di questo ero consapevole — continua —. Ora ringrazio lo staff medico, ma la decisione non è stata semplice. Mi hanno detto che avrebbero sospeso i miei farmaci antirigetto. Era necessario per fare in modo che il mio corpo ricominciasse a produrre anticorpi. Il cortisone avrebbe sostituito in parte i farmaci antirigetto, antibiotici e idratazione avrebbero fatto il resto. Ma era il mio corpo a dover reagire, a dover combattere il virus. Non c’era altra soluzione. Il mio corpo ha reagito, la scelta dei medici è stata la scelta giusta. Di questo non potrò mai ringraziarli abbastanza».

Oggi Angelo Garioni è in quarantena a casa, ma la guerra contro il Covid-19  non è finita.

L'intervista di Nicola Arrigoni su La Provincia di oggi

© RIPRODUZIONE RISERVATA DI TESTI, FOTO E VIDEO

30 Marzo 2020