Cerca

Eventi

Tutti gli appuntamenti

Eventi

IL PUNTO DEL DIRETTORE

Gli italiani, le regole e il dovere di ognuno

Marco Bencivenga

Email:

cfrancio@laprovinciacr.it

15 Marzo 2020 - 07:07

Gli italiani, le regole e il dovere di ognuno

Le regole... Serviva questa maledetta emergenza Coronavirus per far riscoprire agli italiani il fondamento della convivenza civile, il principio base, quell’insieme di norme, leggi e disposizioni che disciplina la vita collettiva, lo stare insieme, il far parte di un gruppo o di una comunità, perfino il vivere in famiglia, la più piccola dimensione della socialità. Le regole, appunto. «La tua libertà finisce dove inizia quella degli altri» (e viceversa) ricordava Martin Luther King, il Premio Nobel per la pace che fu assassinato nel 1968 dopo aver speso l’intera vita a battersi per i diritti civili con il metodo della resistenza non violenta. Il problema è che tale affermazione in Italia è sempre stata poco o nulla rispettata. Perché «la mia libertà è più importante della tua», hanno spesso replicato i più (nei fatti e nei comportamenti più che ad alta voce). Perché stupirsi? Da queste parti gli insegnamenti di Martin Luther King sono arrivati troppo tardi, ben cinque secoli dopo quelli di Niccolò Machiavelli, lo scrittore e politico fiorentino che non diventò famoso per aver difeso i diritti di tutti, ma per la capacità di interpretare le leggi a suo vantaggio. Fu tanto bravo, l’autore de «Il Principe», nel delineare le caratteristiche di un «buon politico» da far diventare di uso comune un termine ispirato al suo nome - machiavellico - per indicare un’intelligenza tanto acuta e sottile, quanto cinica e spregiudicata. «Il fine giustifica i mezzi» è stata la sintesi del suo pensiero, anche se la frase originaria era ben più articolata e complessa.

E tanto è bastato negli ultimi seicento anni agli italiani per giustificare ogni nefandezza, ogni furbata, ogni illecito e ruberia. Poi... Poi un brutto giorno è arrivato il Coronavirus e all’improvviso le regole sono tornate ad avere un senso. Prima contraddittorie, poi sempre più perentorie e stringenti, le drastiche misure necessarie per contenere il contagio hanno progressivamente preso piede e suscitato rispetto. Più che l’amor poté la paura, si potrebbe dire, parafrasando il sommo poeta. Ma poco cambia. Ventimila positività e millecinquecento vittime hanno spinto anche i più riottosi a fare un passo indietro, a rispettare le indicazioni del Governo e delle autorità sanitarie, a rinunciare all’aperitivo e alle vasche in centro, in una sola parola a stare in casa, unica misura davvero efficace insieme al sistematico lavaggio delle mani per evitare l’ulteriore diffusione del virus. Non tutti - è vero - rispettano consigli e divieti (come dimostrano le quasi diecimila sanzioni elevate in soli due giorni dalle forze dell’ordine incaricate dei controlli), qualche furbacchione resiste sempre, ma va capito lo sforzo immane compiuto da un intero popolo per passare in poche ore dalla patria degli indisciplinati - incapaci perfino di rispettare una fila: in posta, dal medico, al check in dell’aeroporto - al paese dei cittadini perfetti. Mica è facile cambiare pelle e abitudini all’improvviso! Se intere generazioni sono cresciute all’insegna del motto «fatta la legge, trovato l’inganno»; se un’intera classe politica ha volutamente scritto norme confuse e ambigue per poi poterle interpretare a piacimento; se nei palazzi di giustizia un cavillo conta più di un reato e aver un buon avvocato più di essere innocente, poi non si può pretendere che da un giorno all’altro tutti diventino responsabili e rispettosi. Si pensi solo alla fatica che è stata necessaria agli italiani per comprendere e applicare fondamentali regole salvavita quando si mettono in viaggio: prima le cinture di sicurezza sull’auto, poi il casco per guidare il motorino, poi ancora il divieto di usare il telefonino mentre si è al volante o, in tempi più recenti, l’obbligo di mettere neonati e bambini nel seggiolino. Regole a vantaggio esclusivo di chi le rispetta, neppure degli altri. Eppure, per molti, così difficili da accettare e osservare. Certo, la colpa non è solo degli italiani riottosi e maleducati, ma anche dello Stato e di tutti gli enti periferici che giorno dopo giorno introducono regolamenti assurdi, spesso scritti in un linguaggio incomprensibile ai comuni mortali, talvolta addirittura in contrasto fra di loro, al punto da creare una jungla di norme e divieti inestricabile anche agli uomini di buona volontà. Capita che, se hai un ristorante, l’Asl (che da qualche parte si chiama ancora Usl, in Lombardia si è sdoppiata in Ats o Asst, che ora si fatica a capire qual è la differenza, fino alla prossima riforma, quando arriverà un’altra sigla a complicare tutto), capita che l’Asl ti chieda di mettere in cucina piastrelle lisce perché sono quelle che garantiscono la maggior pulizia e igiene, i Vigili del fuoco le vogliano invece ignifughe contro il rischio di incendio, l’Inail le preferisca porose perché antiscivolo per i dipendenti... E il povero ristoratore non sa più come farle. Capita che se unisci due appartamenti con una scala interna devi chiedere una licenza edilizia e pagare gli oneri di urbanizzazione, ma se poi li separi di nuovo, chiudendo la botola, devi fare un’altra pratica, ripagare gli oneri, ma anche un supplemento di tasse perché hai aumentato la superficie calpestabile (ma allora perché quando c’era il buco non mi hai fatto lo sconto?). Capita che in piena emergenza Coronavirus dieci meritorie associazioni fondino una onlus per raccogliere fondi da destinare agli ospedali in apnea per aiutarli ad acquistare macchinari salvavita, respiratori per i malati o mascherine per medici e infermieri, ma poi non si possa neppure pubblicare sul giornale il nome dei generosi donatori che partecipano all’iniziativa perché una cosa prevale su tutto: la privacy. Non importa se hai specificato che chi non vuole apparire può ottenere di restare sconosciuto semplicemente scrivendo «Anonimo» sulla casuale del versamento. No, non basta. Secondo gli esperti della materia, il consenso implicito non vale. E neppure il silenzio assenso. In attesa di scoprirne di più, ci adeguiamo. Anche se, personalmente, abbiamo un’altra opinione e un’altra idea di trasparenza. Non solo noi de La Provincia pubblicheremmo i nomi di tutte le persone che versano un contributo - ognuna secondo le sue possibilità: 10 euro o centomila, non fa differenza - per evidenziare e premiare la loro generosità, ma quando questo incubo sarà finito ci piacerebbe radunarle tutte in una piazza o in uno stadio, farle incontrare con i medici, gli infermieri, i malati nel frattempo guariti e con tutti i beneficiari degli aiuti per un liberatorio e riconoscente abbraccio collettivo. E una storica foto di gruppo. Proprio come in quei film catastrofici che si concludono con il lieto fine. Questo sogniamo e ci e piacerebbe fare, anche se siamo per il rispetto delle regole. Sempre e comunque. Riusciremo mai a convincere il garante della privacy o qualche zelante burocrate a essere d’accordo? In attesa di scoprirlo, grazie di cuore per tutte le donazioni che avete fatto finora e per quelle che farete nei prossimi giorni. A decidere come spendere i fondi raccolti saranno i direttori generali dei nostri ospedali, perché sono gli unici a sapere di cosa hanno realmente bisogno. E cosa può realmente contribuire a salvare più vite possibile insieme allo straordinario impegno di medici e infermieri ormai arrivati al 23esimo giorno dall’inizio dell’emergenza. Loro sono al fronte, anche per noi, per ognuno di noi. Da parte nostra possiamo contribuire a contenere il virus in soli due modi: partecipando alla raccolta fondi e - soprattutto - restando chiusi in casa. Un piccolo, grande sacrificio per il bene di tutti. Che poi stare a casa con i propri cari così brutto non dovrebbe essere... 

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su La Provincia

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • am

    16 Marzo 2020 - 13:44

    Complimenti

    Report

    Rispondi

  • emeritokoglione

    15 Marzo 2020 - 19:22

    Sarà la ragione per la quale si vedono intere famiglie portare fuori il cane 12 volte al giorno? I cani di Cremona sono tutti incontinenti?

    Report

    Rispondi

  • lorenzamaria.cattadori

    15 Marzo 2020 - 10:13

    Un testo di grande sensibilità. Da cremonese adottata da un‘ altra grande città , mi sento di ringraziarLa di vero cuore. Resistiamo. Lorenza Maria Cattadori

    Report

    Rispondi